Il Coronavirus infetta i cervelli – Un pensiero di Mauro dell’Ambrogio

da Opinione Liberale, per gentile concessione

MAURO DELL’AMBROGIO  Scrivo oggi, 23 febbraio. Potrei essere io, il portatore del virus. Magari ho cenato tre settimane fa con qualcuno che era transitato nel Lodigiano, quando l’Italia si premurava di chiudere le porte ai Cinesi.  È accertato che nell’80% dei casi si diventa portatori senza sintomi o con sintomi lievi. Ma un deputato democentrista sollecitava ieri controlli alle frontiere: per impedire di rientrare ai Ticinesi usciti a fare    la spesa, se starnutano? Un deputato leghista ha chiesto di impedire da subito l’entrata ai frontalieri  che lavorano nei servizi: compreso chi lavora negli ospedali? O intendeva chi lavora nelle banche, anche se informatici, o chi fa la contabilità in fabbrica? Prima che i polmoni, l’epidemia infetta i cervelli, quelli già tarati dall’abitudine di vedere come untori e colpevoli sempre gli altri.

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In un certo senso dell’Ambrogio interpreta la nuova linea del Partito, che consiste nel ribattere colpo su colpo agli sberleffi leghisti.