Coronavirus: il film

di Accattone il Censore

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo interessante pezzo, redatto in uno stile brillante, provocatorio e complottista. Molto adatto ai tempi assai grami che ci troviamo a vivere.

Geniale anche il nom de plume!

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immagine Pixabay

A Washington si è deciso di fermare la Cina ad ogni costo, gli Stati Uniti non possono permettersi un’ulteriore espansione del Dragone, che, evidentemente, è diventato troppo grosso e vorace.

“Capire la Cina non solo è impossibile, ma è anche inutile”, scriveva Flaiano. Presto Gli Stati Uniti si renderanno conto che è anche inutile cercare di fermarla.

La resurrezione dell’”impero celeste” è inarrestabile e la ruota della storia gira: si sale, si scende e, a volte, come nel caso dell’Italia, si precipita.

Dopo aver fallito l’assalto finale alla Russia -all’epoca di Boris Eltsin, comprato con un paio di casse di vodka a una riunione degli alcolisti anonimi- l’ordine americano nato sulle ceneri della seconda guerra mondiale è in procinto di collassare. La fase multipolare che si è aperta si fa sempre più acuta, costringendo l’impero a stelle e strisce a mosse che hanno il sapore della disperazione.

Cina e Russia, una volta molto distanti, si sono ora riavvicinate per fronteggiare il comune nemico; ma il finale più probabile, l’espulsione definitiva degli americani dall’Eurasia, non è contemplato nell’ultimo sforzo produttivo della propaganda americana. E’ difficile accettare la realtà per un popolo adolescente, per cui qualunque avversario ha la consistenza militare dei pellerossa e la dignità di Toro Seduto, che terminò i suoi giorni esibendosi al circo Barnum.

Eppure “Coronavirus: l’epidemia che ti aspetti” è stato sceneggiato e messo in scena con la solita dovizia di mezzi.

Il copione è quanto di più scadente si possa immaginare -come del resto lo è il cinema americano- e gli attori sempre i soliti: c’è anche Tom Cruise, bloccato in un albergo di Venezia, mentre girava l’ennesimo episodio della saga Mission impossible. Bisognerebbe che qualcuno spiegasse a Washington che l’unica missione impossibile per gli americani è vincere la guerra che hanno scatenato.

Già perché dopo la guerra dei dazi, siamo giunti all’attacco batteriologico contro il nuovo mostro da cui tutti dobbiamo tenerci lontani: dopo il comunista russo che mangiava i bambini creato dal maccartismo, ora c’è un altro essere immondo: il cinese laido che si nutre di pipistrelli, cugino del “muso giallo” vietnamita.

La propaganda è una favola, parla alla nostra parte infantile -quella che non ci abbandona mai- e come tutte le favole è eternamente creduta.

La realtà è molto differente. Come ha scritto Rosanna Spadini, la “Nuova Via della Seta” promossa da Pechino è “il più grande progetto infrastrutturale e di investimento della storia, copre oltre 70 paesi coinvolti, tra cui il 65% della popolazione mondiale e il 40% del PIL globale”; i cinesi sono all’avanguardia e punto di riferimento internazionale per l’implementazione della tecnologia 5G, di immensa rilevanza militare; la fornitura di gas russo all’Europa e in particolare alla Germania è in aumento con la costruzione del gasdotto North Stream 2, malgrado le sanzioni americane; l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai continua a rafforzarsi ed espandersi, la de-dollarizzazione è in corso e le sinergie russo-cinesi sono sempre più importanti, sia dal punto di vista della fornitura di idrocarburi, sia dal punto di vista militare.

Già questo breve quadro credo illumini il lettore sulle difficoltà e le notti insonni di Washington, passate a fissare il mappamondo.

D’accordo, ma cosa c’entra l’Italia nel film? Perché questa pseudoepidemia inventata deve flagellare anche il nostro Paese?

Innanzitutto perché il governo giallo-verde ha sottoscritto nel 2019 un memorandum che prevede una serie di accordi commerciali e istituzionali con Pechino, con intese nel settore del credito, in quello navale e dell’energia, e la trasformazione dell’Italia in terminale marittimo della nuova via della seta.

Un accordo del genere non poteva piacere al padrone americano ed ora siamo puniti senza pietà per la nostra disobbedienza.

In secondo luogo, gli Stati Uniti sono in guerra e la posizione geostrategica della nostra penisola, al centro del Mediterraneo, è troppo importante per non essere posta sotto controllo ferreo. L’Italia è da sempre fondamentale per gli equilibri geopolitici, caratteristica che costituisce forse la nostra principale disgrazia.

Si tratta, quindi, di un attacco diretto anche contro di noi da parte dei nostri amati liberatori. Le conseguenze economiche della “pandemia” sono già gravi e presto saranno durature e devastanti: non a caso l’attacco è stato concentrato sulle regioni più produttive della nazione.

Ma non è finita. Stiamo assistendo ad una messinscena che maschera svolte drastiche ed esiziali per il nostro Paese, come fu nel caso del sequestro Moro e di Tangentopoli. Stavolta, il colpo di Stato è travestito da emergenza sanitaria: variazioni nella sceneggiatura consentite dall’evolversi della tecnologia. E, infatti, si invocano governi di unità nazionale e “l’uomo forte”, con il volto cereo ed impassibile di Mario Draghi.

Il ruolo della nostra ex nazione deve essere quello di colonia e portaerei per le missioni di guerra americane, come già qualcuno scrisse in Elezioni in un Paese occupato, e gli esigui margini di manovra concessi durante la Prima Repubblica sono stati ritirati. Evidentemente, degli italiani non ci si può fidare e il badoglismo è considerato dall’OMS una malattia resistente ai vaccini.

Del resto, all’italiano non piace comandare, ma fingere di obbedire. E’ il servo sciocco della commedia dell’arte, che pensa di essere più furbo del padrone.

La sceneggiatura in corso consente di portare avanti diverse sottotrame: indagare i limiti di un grande esperimento sociale (uno dei tanti cui è stato destinato il nostro Paese da quando è occupato: basti ricordare l’operazione Blue Moon, che dall’oggi al domani creò centinaia di migliaia di eroinomani per arrestare la politicizzazione giovanile); oppure far saltare il sistema sanitario pubblico; vendere milioni di vaccini o addirittura imporre campagne di vaccinazione di massa che coinvolgano anche la popolazione adulta.

Pensateci: qualunque governo autoritario e qualsivoglia misura possono essere fatti passare per “tutelare la salute”, persino imporre quarantene agli oppositori politici o semplicemente a disobbedienti e riottosi.

Inoltre, un Belpaese in ginocchio, scatenando o minacciando una crisi dell’eurozona, è un’arma per piegare la Germania e tenerne a bada intemperanze e improvvide aperture filorusse e filocinesi.

Non dimenticate mai il cardine irrinuncialbile della geopolitica americana: l’Europa deve essere debole e rimanere sotto il controllo di Washington, ad ogni costo.

Non posso esaurire la trama in un solo articolo e vedremo insieme i prossimi rivolgimenti, che, tuttavia, sono in larga misura scontati, essendo un copione di pessima qualità, che riserva colpi di scena soltanto per un popolo inconsapevole e tenuto lontano dalla verità come il nostro.

Eppure sono in molti a sentire un brivido, un sussulto emotivo, sognando, in fondo, di vivere le fiction apocalittiche cui ci hanno abituati decenni di propaganda filmica americana. Anonime comparse, dalle vite spente e inutili, prigionieri di servilismo ed ignoranza, che non si rendono conto di vivere ne Il giorno degli Zombi già da almeno vent’anni.

Ci aspettano anni durissimi, tra guerra, crisi economica, bastonate e qualche rara carota, purtroppo anch’essa non somministrata attraverso l’orifizio auspicato.

Ma l’Italiano continua a credere; ad attendere il Salvatore, che può avere qualunque faccia, persino quella di Grillo, di Renzi, di Salvini. Dell’Europa, dell’OMS.

Vedere un popolo che entra in guerra e si fa massacrare economicamente, pensando che stia facendo la profilassi per l’influenza, non è un capolavoro della propaganda, ma dell’imbecillità.

Fonte: www.comedonchisciotte.org