Giappone: politica e olimpiadi – di Vittorio Volpi

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Qualche giorno fa il Primo Ministro Shinzo Abe ha disposto la chiusura delle scuole fino ad aprile. La reazione dei cittadini non è stata affatto positiva perché crea problemi seri nella struttura sociale.

Un mese, almeno, con i bambini a casa non è cosa da poco ed i cittadini, a ragione, proprio per le loro caratteristiche di vita, non capiscono il senso di tale misura.

Al giorno d’oggi la famiglia giapponese non è più quella ancestrale dove “tre generazioni vivevano sotto lo stesso tetto”… All’epoca era tutto più facile perché dove non arrivavano i genitori nell’attendere ed educare i figli provvedevano naturalmente i nonni. E tutti i salmi finivano in gloria..

Da allora lo sforzo giapponese per diventare potenza economica mondiale ha cambiato radicalmente l’assetto della famiglia. In primis l’inurbamento. I genitori si trasferirono per lavoro verso le città oppure i centri industriali, lasciando i nonni in campagna. In pochi anni si è quindi esaurita la copertura per i figli. Poi progressivamente la vita si è complicata in città per le “nuove famiglie”. Costi più alti, scuole con necessità di aiuti educativi per consentire ai figli di accedere alle maggiori università e via di seguito.

Alla fine la famiglia si è ancora più diluita nei confronti dei figli, rendendo il ménage familiare complesso. Una serie di vasi non comunicanti. Padre: solo lavoro, madre: part-time, figli: scuola e doposcuola.

Improvvisamente il virus ha creato un grave problema. Se i figli non vanno a scuola e doposcuola chi si occuperà di loro? Per questo alcuni governatori di regione o sindaci si rifiutano di ottemperare all’ordine. Non vogliono perdere voti e quindi si allineano con i loro cittadini, i quali trovano la disposizione incongruente. La madre lavora, il padre pure, i figli a casa, i più piccoli agli asili nido… che confusione.

Un tale stato di fatto, vissuto con disperazione, non è una misura logica per combattere il virus perché sia i  genitori che i piccoli potrebbero contagiarsi fuori casa e di conseguenza trasmettere il virus ai figli rimasti nell’abitazione.

Il problema nella sua gravità è ben rappresentato da un’inchiesta di opinione letta su yahoo Japan: il 49% delle famiglie sentite lasceranno i figli a casa da soli, il 20% invece ridurranno gli impegni di lavoro (con perdite economiche) e solo il 14% si farà aiutare dai nonni.

Lo studio chiarisce quindi molto bene il fenomeno, perché il lasciare i figli a casa da soli crei grosse preoccupazioni, a partire dalla sicurezza o toccando pure il tema alimentazione perché, probabilmente senza controllo, i figli si rimpinzerebbero di junk food e questo sarebbe ancora il male minore.. oppure la perdita di almeno un mese di studi, cruciali in Giappone, e bloccati in casa i giovani finirebbero con passare il loro tempo col telefonino e con i video giochi.

Alla fine  in molti si chiedono il motivo di questa decisione di Abe ovvero di chiudere le scuole nonostante tutte le controindicazioni. E qui veniamo al dunque.

Il paese è tecnicamente in recessione con un calo vistoso nei dati economici. Abe ha voluto aumentare l’IVA dall’8 al 10%, decisione, si sa, altamente impopolare ed ostile all’economia.

Guai quindi fermare il lavoro, ma continuare a lavorare e fermare la scuola è una ricetta da “una scarpa ed una ciabatta”, in altre parole, incongruente. Non è la soluzione dei problemi. Poi c’è la grande questione, quella delle Olimpiadi. Che fare? Per ora nessun cambio. Lavori in corso e molto puntuali, come solito in Giappone. Va detto però, come già visto nei recenti eventi internazionali nel Sol Levante, che le partecipazioni straniere sono al lumicino.

E la domanda ritorna; che fare quindi? Rimandare? Per il Governo è un incubo…

Da notare che per i progetti olimpici Tokyo ha speso 12,5 miliardi di dollari, più quello che hanno investito i privati. Che ne sarà dell’obiettivo di raggiungere anche il peak storico di visitatori stranieri, come era nelle aspettative?

Insomma Abe sta cercando di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte… ma non sempre tale metodo funziona.

Vittorio Volpi