L’impatto del coronavirus in Italia (e non solo) fa precipitare l’indice azionario di Milano


I mercati azionari sono scesi in tutta Europa dopo il crollo del prezzo del petrolio e le preoccupazioni sull’epidemia del coronavirus. 
Il peggiore sell-off è avvenuto alla borsa di Milano. Un grande volume di titoli è stato venduto dopo che il governo italiano ha firmato domenica un decreto che impone restrizioni di movimento alle persone, causando un forte declino dei prezzi di vari titoli.

La Consob italiana, l’autorità governativa responsabile del mercato mobiliare, reputa non necessario interrompere gli scambi dopo l’affondo dei mercati e ha dichiarato di non avere prove del fatto che la performance della Borsa italiana sia un riflesso degli attacchi speculativi. Ma le incertezze sul breve futuro hanno portato gli operatori di borsa a reagire con nervosismo e di conseguenza a chiudere in profondo rosso.

Del resto, adottare la sospensione degli scambi su tutte le negoziazioni del mercato azionario, comunque permesso dal regolamento europeo, azzera l’indice dei prezzi generando problemi di mercato che non sarebbero risolvibili sul breve periodo.

Al crollo ha contribuito anche la mancanza di misure forti da parte dell’amministrazione Trump, che tutti si aspettavano e che ha causato il rallentamento di Wall Street trascinando tutte le altre borse mondiali. 

Quando l’Arabia Saudita, leader dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC), ha annunciato di incrementare la sua produzione con 12,3 milioni di barili al giorno a partire dal prossimo mese l’agitazione dei mercati si è trasformata in panico. Questo a causa del rifiuto della Russia di stabilire una riduzione coordinata dell’offerta per stabilizzare i mercati dell’energia. Mosca ha risposto di avere la capacità di aumentare la produzione a nuovi massimi portandola a 11,8 milioni di barili al giorno

Più si aumenta la produzione, più i prezzi scendono. Infatti il prezzo del petrolio è sceso quasi del 30%, il più grande calo negli ultimi trent’anni, con un terribile impatto nel settore energetico capace di causare seri danni nei mercati obbligazionari. Come sta avvenendo in tutte le Borse.

La Russia, che non è un membro dell’OPEC, sta suggerendo ulteriori colloqui con i sauditi dopo il crollo dei prezzi. È necessario un accordo per frenare la produzione di petrolio e il ministro russo dell’Energia, Alexander Novak, ha dichiarato che non esclude misure di concerto con l’OPEC per stabilizzare i mercati. La Russia potrebbe avere il vantaggio difensivo. Difatti può attingere al suo fondo di ricchezza da 150 miliardi di dollari che gli consente di controllare la crisi compensando le minori entrate per oltre sette anni, se non dieci, e rafforzare quindi il rublo. Russia e Arabia Saudita possono creare ulteriori danni o assorbirli.

Tutti i mercati si trovano di fronte ad una situazione senza precedenti. Una enorme offerta di petrolio combinata con un crollo della domanda per colpa del coronavirus che sta creando caos. Anche se il mercato azionario dovesse stabilizzarsi, occorrerà comunque limitare l’impatto della diffusione del nuovo  coronavirus.

Laspettativa migliore al momento è che la tendenza al panico non si trasformi in  isteria pura.