India: giustiziati i quattro uomini che stuprarono e uccisero Nirbhaya

Sono stati impiccati ieri i quattro uomini che nel 2012 furono gli autori di uno stupro che sconvolse l’India e il mondo intero. I fatti risalgono al 12 dicembre 2012 quando una studentessa di infermieristica di 23 anni, Jyoti Singh, salì sul bus di una compagnia privata assieme ad un amico. Sul mezzo erano presenti oltre all’autista altri 5 uomini, visibilmente ubriachi. Avevano cominciato ad infastidire la donna e quando l’amico tentò di difenderla lo picchiarono violentemente per poi stuprare la ragazza. In seguito entrambi furono spogliati e abbandonati per strada. La ragazza morì 17 giorni dopo in un ospedale di Singapore.

I medici che hanno fatto di tutto per salvarla, ha descritto le sue condizioni come drammatiche. La ragazza infatti è morta per le lesioni che le sono state provocate, oltre al trauma cranico e ai danni cerebrali nei suoi ultimi giorni di vita aveva avuto anche un arresto cardiaco, infezioni ai polmoni e all’addome, frutto della crudeltà che le sono state inflitte dai suoi aguzzini.

La storia della ragazza, ribattezzata dai media Nirbhaya, ha fatto il giro del mondo e ha avuto un forte impatto sull’opinione pubblica indiana. Numerose sono state le manifestazioni in tutto il paese di cittadini infuriati che chiedevano giustizia per Nirbhaya, in un paese dove la violenza sessuale è all’ordine del giorno. Secondo le statistiche, nel 2017 la polizia ha registrato 33’658 casi di stupro, ovvero 92 violenze ogni 24 ore e questo non contando quelle che invece non vengono mai denunciate. Molte delle vittime sono minorenni e nel 50% dei casi gli autori sono persone di cui le vittime si fidano.

L’India non eseguiva una condanna a morte dal 2015 e quella di ieri fu particolarmente sentita dalla popolazione. Molte sono state le persone che si sono radunate vicino al carcere di Nuova Dehli dove l’esecuzione ha avuto luogo. Quattro sono gli aggressori giustiziati. Uno degli uomini è stato risparmiato dalla giustizia in quanto minorenne all’epoca dei fatti mentre l’autista del bus, che era anche il capobanda, morì in circostanze misteriose nella sua cella nel 2015. Stando a quanto riporta la Repubblica, per l’esecuzione sono state usate delle corde fabbricate apposta dai prigionieri di un altro carcere.

La madre della ragazza ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Questo calvario e’ durato 8 anni, ma Nirbhaya ha ottenuto giustizia tutte le donne e i bambini dell’India hanno ottenuto giustizia, ora l’anima di mia figlia riposerà in pace. […] Ho iniziato questa battaglia per mia figlia, ma continuerò a combattere per tutte le donne e i bambini di questo Paese”.