Restiamo svizzeri, arrabbiati ma svizzeri – Un pensiero di Maurizio Agustoni

Oggi un alto funzionario della Confederazione ha espresso le sue riserve giuridiche sul recente provvedimento del Consiglio di Stato di chiusura di cantieri e fabbriche.

Il Consiglio di Stato ha tempestivamente comunicato di mantenere le proprie decisioni, dando assoluta priorità alla componente sanitaria di questa crisi.

Non mi risulta che la Confederazione abbia minacciato sanzioni o interventi, né che la posizione del funzionario abbia assunto una dimensione politica***.

La situazione potrebbe essere analoga a quella del casellario giudiziale da presentare con la domanda di permesso; la Confederazione non condivide la prassi ticinese, ma non fa nulla per interromperla.

Per questo motivo, per quanto alcune reazioni di rabbia siano comprensibili, credo sarebbe deleterio innescare un’opposizione tra il nostro Cantone e la Confederazione.

In questi tempi difficili, dove si fatica a intravedere la luce, abbiamo bisogno più che mai di essere uniti, anche nella diversità di opinioni sulle singole decisioni.

Noi siamo ticinesi, ma anche svizzeri e svizzere, con gli stessi diritti e doveri degli altri confederati.

È giusto e sacrosanto portare le nostre sensibilità e le nostre esigenze a Berna, magari con quel surplus di conoscenze dato dalle esperienze drammatiche di questi giorni.

Ma senza far venire meno quel sentimento di appartenenza e di amore per la Patria che è alla base del nostro Paese.

Uno per tutti, tutti per uno!

Maurizio Agustoni, capogruppo PPD in Gran Consiglio

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*** Un’opinione tutto sommato… ottimistica. Per noi è chiaro che Dumermuth ha parlato su precisa istruzione del Consiglio federale.

Immagine Pixabay di copertina: “Rabbia”