Il coronavirus congela la democrazia – di Roberta Passardi

Siamo lieti di ricevere e pubblicare questo articolo, firmato da una convinta sostenitrice della ricapitalizzazione e del rilancio di Lugano Airport.

Evitare il fallimento immediato per permettere il voto in autunno. Sembra sensato, ma dobbiamo osservare che proprio il fronte dei fautori (in primis il Sindaco) proclamava, e proclama, l’inevitabilità del fallimento a brevissimo termine.

Pochi giorni fa Raoul Ghisletta, leader dei referendisti, (senza mobilitare gli utili dell’AIL) aveva prospettato una “soluzione d’emergenza” analoga.

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In questi giorni, tutti noi, senza distinzioni, seguiamo con apprensione l’evolversi dell’emergenza del coronavirus. Chi ha definito questo virus come uno tsunami non ha né esagerato, né enfatizzato la situazione che stiamo vivendo.

Nel momento in cui scrivo questo articolo solo nel nostro Cantone le vittime legate al coronavirus sono 67 e quasi 1500 gli infettati risultati positivi al virus (che sicuramente sono solo una parte di chi ha contratto il coronavirus). Tutto il Cantone è fermo, se si fa eccezione di farmacie, negozi alimentari e strutture sanitarie. Cantieri fermi, fabbriche chiuse, amministrazioni pubbliche (comunali e cantonali) ridotte ai minimi termini, parrucchieri chiusi, centri estetici fermi, e tanto altro ancora.

Le elezioni comunali sono state rinviate addirittura di un anno e le votazioni federali del 17 maggio rinviate a data da definire.

Però esattamente fra un mese, il 26 aprile, in Ticino dovrebbe tenersi la votazione sull’aeroporto di Lugano, visto che la sinistra ha lanciato referendum sia al messaggio cantonale, sia al messaggio del Comune di Lugano.

La Svizzera e il Ticino sono fondate su un sistema democratico particolare e differente da molti altri Paesi occidentali. Il nostro sistema è fondato sulla democrazia semi-diretta, dove le iniziative popolari e i referendum svolgono un ruolo essenziale nella vita democratica del nostro Paese.

Ma quale dibattito si può animare sul futuro dell’aeroporto, se tutta l’opinione pubblica ticinese è giustamente preoccupata dell’evoluzione dell’emergenza del coronavirus? Semplice: nessuno.

Allo stato attuale il Consiglio di Stato non ha ancora deciso se rinviare la votazione sull’aeroporto o meno. Ma è chiaro a chiunque, che se il Consiglio di Stato ha deciso per il rinvio delle elezioni comunali in Ticino, e addirittura il Consiglio Federale per il rinvio delle votazioni federali del 17 maggio, la votazione referendaria sui messaggi sull’aeroporto non può essere mantenuta in calendario come nulla fosse.

Io stessa fino a due settimane fa, credevo che la data del 26 aprile per la votazione referendaria la si potesse mantenere (ero pure stata interpellata da un piccolo media, Ticinotoday, a cui avevo espresso questa opinione). Ma la situazione inerente il coronavirus si è notevolmente aggravata, portando il Governo cantonale a deliberare addirittura sulla chiusura dei cantieri e delle fabbriche (provvedimento che a memoria nessuno ha mai visto applicato nel nostro Cantone). Se il Consiglio Federale ha ritenuto di rinviare le votazioni del 17 maggio, come si fa a legittimare il mantenimento del voto per la votazione cantonale il 26 aprile?

Il problema è che se la votazione referendaria venisse spostata, ad esempio in autunno, la società che gestisce l’aeroporto, ovvero la LASA (Lugano Airport S.A.) andrebbe automaticamente in fallimento. Perché di questo che si tratta. Il referendum è contro ai due messaggi, quello comunale della città di Lugano e quello cantonale, che permetterebbero un aumento di capitale, permettendo alla LASA di continuare la sua attività per rilanciare lo scalo internazionale di Lugano. Senza quell’aumento di capitale, di fatto la LASA non può far altro che fallire.

Su questo scenario in questo mese bisognava dibattere, fra referendisti e antireferendisti. Avere (come sostengono gli antireferendisti) un aeroporto capace di sviluppare quelle alleanze con piccole e medie compagnie aeree per garantire ancora dei voli di linea che possano fungere da volano per lo

sviluppo dell’economia luganese (in primis il settore del turismo e dei congressi) e dell’intero cantone, oppure (come vogliono i referendisti) mandare in fallimento la LASA e di fatto cedere l’aeroporto a dei privati per essere solo uno scalo per i jet di alcuni utilizzatori che risiedono in Ticino (scenario a cui gli antireferendisti non si oppongono per principio, ma lo ritengono un elemento complementare alla strategia sopracitata, consci che questi soggetti privati hanno un ruolo molto importante per il nostro Cantone, non da ultimo al livello fiscale)? O ancora, come sostengono una parte dei referendisti, chiudere del tutto l’aeroporto e convertirlo alla speculazione immobiliare, oppure riconvertirlo a Polo sportivo (con ricadute molto negative per una zona che già vive una situazione di saturazione di traffico) o, più fantasiosamente, in campi di coltivazione di canapa?

Al di là di come la si pensi, in questo momento non è possibile affrontare un dibattito approfondito ed articolato sul futuro di un’infrastruttura che potrebbe giocare un ruolo strategico sul futuro sviluppo del nostro Cantone.

Ma non ha alcun senso votare a fine settembre o ad ottobre con una LASA già fallita! Sarebbe un esercizio totalmente inutile.

Per questo il Cantone e il Comune di Lugano devono garantire i mezzi finanziari alla LASA per poter continuare fino in autunno, quando vi saranno le condizioni per confrontarsi e dibattere sul futuro di Lugano Airport.

Qualche giorno fa i consiglieri comunali di Lugano Morena Ferrari Gamba e Luca Cattaneo hanno inoltrato un’interrogazione in cui chiedono al Municipio di Lugano di far uso degli utili straordinari dell’Ail, che più o meno ammontano a 5 milioni, per contrastare gli effetti della crisi economica che ha generato il coronavirus. Concordo. E una parte di questi milioni, potrebbe essere utilizzata per permettere alla LASA di arrivare fino all’autunno, in modo che si possa rinviare la votazione referendaria senza portare al fallimento la stessa LASA.

Oltre al futuro e allo sviluppo che si vuole attuare in Ticino, è di primaria importanza tener conto che ci sono 74 professionalità attive allo scalo di Lugano, a cui è importante garantire lo stipendio (a fine febbraio si è concluso il lavoro ridotto). Non dimentichiamoci che cautelativamente la Lasa ha già licenziato il proprio personale per fine aprile e che se il referendum fosse rinviato, senza un finanziamento ponte da parte di Lugano e del Cantone i 74 professionisti che lavorano allo scalo di Agno si troveranno in disoccupazione.

Permettiamo di dare i mezzi alla LASA per arrivare all’autunno, in modo tale che i ticinesi e i luganesi possano farsi un’idea e dibattere sul futuro dell’unico aeroporto internazionale presente in Ticino.

Roberta Passardi, Deputata in Gran Consiglio PLR e presidente Associazione AvioTicino