Un farmaco contro Covid-19: un test globale dell’OMS vuole trovare quello più efficace

La pandemia Covid-19 sta stravolgendo la vita di chiunque costringendo letteralmente mezzo mondo a restare chiusi in casa per non peggiorare una situazione che in molti paesi è già drammatica. Molti sono i medici e gli infermieri che combattono sul campo la battaglia contro un nemico che ancora non conosciamo bene ma altrettanti sono anche i ricercatori impegnati nei test clinici atti a individuare un farmaco che possa frenare l’inarrestabile avanzata del nuovo coronavirus.

Stando a quanto riferisce il Post, l’Organizzazione Mondiale della sanità ha lanciato da poco l’iniziativa Solidarity il cui obiettivo è quello di testare le cure che sembrano essere le più promettenti finora. All’iniziativa possono partecipare tutti gli ospedali del mondo e tutti gli operatori sanitari che lo desiderano. Ogni volta che una persona positiva ricoverata in ospedale acconsente di testare uno dei farmaci, il medico che l’ha in cura dovrà annotare alcuni dettagli sull’andamento della malattia e sul suo esito (dimissione o decesso). L’OMS riceverà così i dati sperando di ottenerne il più possibile e potrà valutarli per individuare la terapia più efficace.

Al momento sembrano essere 4 i farmaci che potrebbero rivelarsi utili contro il coronavirus. Tra questi due sostanze pensate per prevenire e curare la malaria, clorochina e idrossiclorochina. Alcuni studi sono già stati pubblicati da ricercatori cinesi che hanno utilizzato il farmaco ma da quello che è emerso sembrerebbe che la dose necessaria per provocare una qualche reazione contro il virus sia troppo alta e sfiori i livelli tossici.

Un altro trattamento di cui si è parlato nelle scorse settimane e che l’OMS sta prendendo in considerazione è il Remdesivir, sviluppato con l’idea di essere efficace contro l’ebola. Purtroppo il farmaco non si rivelato particolarmente efficace con l’Ebola ma la sua funzione rimane quella di inibire un enzima responsabile della replicazione dei virus a RNA (acido ribonucleico che codifica i geni del virus). Si era già dimostrato efficace contro la SARS e potrebbe avere l’effetto desiderato anche nel caso del Covid.

Una terza opzione riguarda delle sostanze utilizzate per combattere infezioni da HIV, lopinavir e ritonavir, venduti combinati nel farmaco Kaletra. Anche in questo caso si era già rivelato efficace contro altri tipi di coronavirus, in particolare la MERS, nelle cavie da laboratorio. Delle prime ricerche effettuate con questo farmaco tuttavia sono piuttosto scoraggianti: non sembra che i pazienti cinesi a cui è stato somministrato Kaletra si siano effettivamente giovati del trattamento. Una quarta opzione prevede di combinare Kaletra con interferone beta che interviene nei processi infiammatori attivati dal sistema immunitario del nostro organismo.

Anche i medici sul campo cercano di trovare soluzioni efficaci per migliorare la situazione dei loro pazienti. Alcuni ospedali dello Stato di New York, che sta affrontando un’emergenza sanitaria paragonabile a quella della Lombardia, stanno effettuando trasfusioni di sangue da pazienti convalescenti. L’idea è quella di sfruttare gli anticorpi generati dalle persone in via di guarigione e iniettarli nell’organismo dei malati in modo che possano combattere il virus. L’efficacia del sistema tuttavia non è provata e richiederà uno studio approfondito con i dati ottenuti negli ospedali.

A volte le soluzioni arrivano anche dal web. Tra bufale e fake news che circolano sulla rete, ha fatto scalpore il video di un commerciante romano, che per lavoro viaggia spesso in Giappone, che ha parlato dell’efficacia di una sostanza di nome favipiravir, contenuta nell’antivirale Avigan. Secondo l’uomo il Giappone è riuscito a sconfiggere il coronavirus in tempi brevi anche perché ha utilizzato Avigan per trattare i malati.

In realtà Avigan è stato sviluppato dall’azienda farmaceutica Toyama Chemical per combattere alcuni virus a RNA, ma non il coronavirus, ma la sua efficacia è ancora dubbia. Esiste uno studio che afferma che Avigan riduce il tempo di scomparsa del virus dall’organismo di 4 giorni, ma non è ancora stato pubblicato. In Cina i medici stanno ormai sperimentando il farmaco da diverse settimane, ma soprattutto su pazienti non gravi.

L’Agenzia italiana del farmaco ha rilasciato una presa di posizione ufficiale: “Sebbene i dati disponibili sembrino suggerire una potenziale attività di favipiravir, in particolare per quanto riguarda la velocità di scomparsa del virus dal sangue e su alcuni aspetti radiologici, mancano dati sulla reale efficacia nell’uso clinico e sulla evoluzione della malattia. Gli stessi autori riportano come limitazioni dello studio che la relazione tra titolo virale e prognosi clinica non è stata ben chiarita e che, non trattandosi di uno studio clinico controllato, ci potrebbero essere inevitabili distorsioni di selezione nel reclutamento dei pazienti.”

Per avere un vaccino o una cura efficace ci vorrà ancora tempo e molto impegno da parte dei medici e dei ricercatori. La popolazione intanto può fare la propria parte rispettando le regole di auto-isolamento e di distanza sociale.