L’Europarlamentare Panza (Lega): “Per uscire dalla pandemia non serve il MES”

L’Europarlamentare Alessandro Panza (Lega)

Alessandro Panza, (Lega), è un ex frontaliere con permesso g, residente a Milano ma orgogliosamente vigezzino. Trasferitosi in città per studiare scienze politiche, da 10 anni è al fianco di Matteo Salvini come assistente parlamentare a Bruxelles prima e come responsabile organizzativo della Lega dopo.

Il 13 marzo l’eurodeputato piemontese, Alessandro Panza, commentava la missiva inviata quest’oggi a Urs Bucher, Ambasciatore Capo della missione della Svizzera presso l’Unione Europea, affinché il Governo di Berna estendesse le limitazioni di chiusura imposte dall’emergenza sanitaria del Canton Ticino a tutta la Confederazione. 

L’on. Panza racconta così a Ticinolive.ch com’è cambiata la situazione ad oggi, ovvero due settimane dopo la sua interrogazione parlamentare, ora che l’Italia, e, se pur in maniera minore anche la Svizzera, si trovano in piena emergenza sanitaria. 

 

On. Panza, Lei già il 13 marzo auspicava che la Svizzera chiudesse le frontiere, permettendo il transito solo ai frontalieri per i servizi essenziali. Come si è evoluta la situazione, ad oggi? É soddisfatto?

In parte si, ma bisogna fare di più. Al momento risultano consentiti solo i transiti per le attività essenziali, ma solo in Ticino, questo non avviene negli altri cantoni di confine come Vallese e Grigioni e questo aumenta il rischio del cosiddetto “contagio di ritorno”. Inoltre la chiusura unilaterale dei valichi minori sta creando non poche difficoltà a chi passa da quelle strade vedendosi costretto ad un aggravio di costi e fatica. Lo dico anche per la Svizzera, un medico o un infermiere che oltre alla mole di lavoro di queste settimane si trova a dover percorrere due o tre ore in più di strada al giorno, rischia di comprometterne la sicurezza e la resa sul lavoro.

 

I frontalieri dei servizi essenziali come stanno vivendo la situazione della pandemia?

Come i lavoratori dei servizi essenziali italiani, con un misto di preoccupazione, senso del dovere e necessità. Preoccupazione dovuta alle maggiori possibilità di contrarre il virus, senso del dovere perché bisogna comunque andare avanti, e necessità di poter continuare a lavorare

 

….e quelli dei servizi non essenziali (es.terziario)?

Qui le preoccupazioni sono maggiori, soprattutto per gli stagionali che senza la possibilità di lavorare vedono seriamente compromesso il proprio bilancio familiare, e per tutti coloro che non hanno diritto a nessuna tutela sia essa svizzera o italiana.

 

Per la Pandemia l’Italia è totalmente in stato d’arresto. Quale situazione economica per l’Italia prevede per la post pandemia?

Fare previsioni è difficile, di sicuro gli scenari sono a tinte fosche, noi come Lega abbiamo tante proposte su come far ripartire l’economia, partendo da un anno fiscale bianco che permetta alle aziende di concentrare le risorse sugli investimenti. La priorità è far ripartire il lavoro. Speriamo che il Governo voglia collaborare con le opposizioni e ascoltare anche il nostro parere, c’è in ballo il destino di un’intera Nazione.

 

Quali battaglie state portando avanti, in termini di pandemia, all’Europarlamento?

Dal punto di vista sanitario l’Unione Europea non ha competenza diretta in quanto sono gli Stati competenti. Personalmente ho presentato un’interrogazione sulla questione COVID19 addirittura il 21 di gennaio, ma al momento non è ancora arrivata risposta. Cerchiamo invece sul lato politico di far capire all’Unione Europea che la situazione è grave per tutti e non è con il MES che si potrà risolvere il problema. Bisogna poi archiviare la retorica finto ambientalista che ha pervaso il palazzo negli ultimi anni e prendere decisioni forti per salvare la nostra economia. La tutela dell’ambiente deve essere tenuta presente, ma non può essere lo scopo unico della Commissione.

 

L’Europa aiuterà l’Italia, per la recessione dovuta alla pandemia?

Sicuramente, il tema vero è capire come. Sui cosiddetti “Eurobond o Coronabond” possiamo lavorare per trovare un accordo, se invece il mezzo è il MES meglio fare da soli, sarebbe come chiedere i soldi a strozzo.

 

Dopo la bufera Lagarde, l’Italia cosa deve aspettarsi, da parte dell’Europa?

Poco, le dichiarazioni delle von der Leyen sulla chiusura ai Coronabond sono state addirittura peggiori anche se non hanno influito sullo spread. Vogliono farci aderire a qualsiasi costo al MES, questo non possiamo accettarlo. Vorrebbe dire essere costretti a  dover chiedere il permesso per spendere ogni singolo euro.

 

Con o senza pandemia, frontiere chiuse o frontiere aperte?

Questa domanda necessiterebbe un trattato di filosofia politica. Cos’è un confine nell’era della globalizzazione e dell’iperconessione? L’Europa ha venduto Schengen come la più grande conquista di questi 40 anni. Bene, alla prima crisi ognuno si è chiuso in casa propria. I confini ci sono sempre stati e sempre ci saranno, credo che il buon senso e il corretto rispetto delle regole reciproche possa determinare il tasso di permeabilità. Sicuramente il “tutto aperto” si è dimostrato un concetto fragile e propagandistico.

Intervista a cura di Chantal Fantuzzi