“Il Consiglio di Stato non aveva le competenze per annullare le elezioni!” – Intervista all’avvocato Fiorenzo Cotti

Contro la decisione del CdS di annullare le elezioni comunali già in corso, rimandandole all’aprile 2021, l’avvocato locarnese Fiorenzo Cotti ha interposto ricorso al Tribunale federale. La cosa ha fatto rumore, suscitando dibattito e commenti in ogni sede e ad ogni livello.

Per l’interesse che questo portale nutre per la politica abbiamo provato il desiderio di approfondire il discorso. Siamo lieti che l’avvocato Cotti, candidato indipendente sulla lista Verde per il municipio a Locarno, abbia mostrato grande disponibilità, concedendoci una corposa intervista.

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Francesco De Maria Lei, il giorno 20 marzo ha inoltrato il suo ricorso al Tribunale federale contro il rinvio delle elezioni comunali. Sono passati 10 giorni, vogliamo fare il punto della situazione?

Avv. Fiorenzo Cotti  Il TF non ha concesso l’effetto sospensivo, sostenendo in particolare che l’Ordinanza 2 Covid 19 emanata dal Consiglio federale che limita – tra le altre cose – lo svolgimento di manifestazioni pubbliche e private si applicherebbe anche all’esercizio dei diritti politici. Ma se leggo l’Ordinanza e il Comunicato Stampa del Consiglio federale mi pare chiaro che si facesse riferimento alle assemblee di persone, tuttalpiù tipo Landsgemeinde o assemblee comunali aperte (non è il caso in Ticino). Tant’è che nel Canton Ginevra si terrà il 5 aprile 2020 il secondo turno delle elezioni municipali (voto esclusivamente per corrispondenza). Vuol dire che un intero Cantone sta infrangendo le misure decretate dal Consiglio federale?

Qual è il nocciolo della sua argomentazione giuridica, nelle linee essenziali?

Brevemente. Primo, a mio modo di vedere il Consiglio federale ha legiferato in maniera esaustiva in merito agli assembramenti di persone, e questo senza vietare lo svolgimento di elezioni. Ne è prova il fatto che per favorire il lock down (economico) ticinese, il Consiglio federale ha formulato un’eccezione con effetto retroattivo. Ora, per la sospensione di diritti politici quest’eccezione non è stata introdotta. In altre parole il Consiglio di Stato non disponeva né delle competenze né della base legale per annullare le elezioni. Non aveva margine di manovra. Poteva, eventualmente, sospenderle. Altri Cantoni e Comuni, in Svizzera, hanno tenuto le elezioni nel rispetto della distanza sociale voluta dal Consiglio federale.

Secondo, l di là di questo, l’art. 43 Costituzione cantonale, prevede che la legislazione d’urgenza è di competenza del Gran Consiglio. L’Ordinanza del Consiglio federale fa riferimento alla competenza dei Cantoni, ma non distingue tra Gran Consiglio e Consiglio di Stato.

Infine, vi è l’applicazione del principio della proporzionalità, ancorato nella stessa Legge sulle epidemie e nell’Ordinanza 2 Covid 19. Il Consiglio di Stato poteva anche solo sospendere le elezioni. Come mai le elezioni dei Comuni di Tresa e Verzasca si terranno nell’ottobre 2020? E perché per la votazione sull’aeroporto si è temporeggiato?

A mio modo di vedere solo una situazione eccezionale (Stato d’eccezione) giustifica la soppressione assoluta dei diritti politici e costituzionali. Non l’urgenza in cui ci troviamo, ma nemmeno una guerra.

Se qualcuno sbotta sgarbatamente su un social “la gente muore, chi se ne frega di questi cavilli da azzeccagarbugli!” lei che cosa risponde?

Rispondo che capisco la reazione. È un momento certamente non facile.. Ho l’impressione che il ricorso è stato frainteso. Il suo scopo non era quello di mantenere le elezioni costi quel che costi, ma piuttosto di sollevare dei dubbi sulla legalità di una decisione del Governo che incide in maniera pesante su uno dei diritti fondamentali del cittadino e alla base di ogni democrazia: il diritto di voto e di eleggere dei rappresentati. . In sostanza, il mio ricorso è stato un atto puramente giuridico, nell’intento di fare chiarezza. In Svizzera tedesca è stato aperto un dibattito sul ruolo e la competenza delle istituzioni in caso di urgenza. Altre Costituzioni (per es. VD) prevedono che la competenza è del Consiglio di Stato, ma il Gran Consiglio deve ratificare al più presto. Altri, dopo di me, si sono posti questi legittimi quesiti. Ne va della nostra democrazia. Ho ricevuto diverse attestazioni di consenso, da politici, da professori di diritto e giornalisti, tra i quali Nenad Stojanovic, un fine osservatore della realtà ticinese. In Ticino, nel L’Azione del 30 marzo, ben si è espresso Marzio Rigonalli il quale, riconoscendo le difficoltà del momento, constata però che “Nella situazione straordinaria che viviamo, due grandi pilastri della nostra democrazia hanno subito duri colpi: il principio della separazione dei poteri ed il rispetto dei diritti fondamentali … La separazione dei poteri richiede che l’organo che dichiara lo stato di eccezione non sia quello che gestisce la situazione d’emergenza”, sottolineando come altrove (Francia, per es.) il Parlamento è coinvolto nelle scelte. Quindi non sono il solo ad avere aperto questo dibattito.

A suo giudizio i motivi addotti dal Consiglio di Stato per il rinvio sono pretestuosi?

Certamente il Consiglio di Stato saprà dare una motivazione giuridica. In un comunicato stampa il Consiglio di Stato ha affermato che le difficoltà attuali non permettono di “svolgere con serenità le procedure di voto”. È invero una giustificazione opinabile e pericolosa. Nemmeno ai Consiglieri federali è passato per la testa di limitare la libertà di movimento per una questione di “serenità”. L’elettore è di principio lucido, ma ha anche il diritto di votare secondo le emozioni del momento (fa parte delle regole del gioco). O forse si temeva che l’elettore avrebbe votato diversamente in considerazione del fatto che, nella gestione preliminare della crisi le scelte del governo non avevano fatto l’unanimità (v. per esempio chiusura delle scuole e carnevale)? …

Perché i “suoi” – lei, benché indipendente, correva sulle liste dei Verdi – si sono distanziati?

Bisognerebbe chiederlo a loro, ma presumo per la reazione del pubblico sui social media. Certamente avrei preferito una reazione diversa. Ma è un momento di forti emozioni. Ma non giudico e non voglio essere giudicato, unicamente capito. E ringrazio chi mi dà l’opportunità di esprimermi.

Facciamo un giro panoramico sulle reazioni di:
A) istituzioni e politica
Dalle istituzioni, soprattutto dai Comuni e dai partiti, mi aspettavo l’apertura di un dibattito politico, così come è accaduto altrove. Tanto più che diversi Comuni, politici e partiti avrebbero preferito un’altra soluzione.

B) “men in the street”
Decisamente la reazione dell’uomo della strada, che si esprime attraverso i social, mi ha sorpreso per la sua virulenza. Dopo tutto si tratta di verificare quando e come i diritti popolari possono essere esercitati, rispettivamente limitati. Tra due mesi, tra un anno? È giusto buttare via la scheda di voto di chi nel frattempo è defunto? È giusto mantenere in carica un Municipale che non si ripresenta, magari perché stanco e disilluso? Sono questioni importanti, che ci concernono da vicino. Ne va anche dell’efficienza e della buona gestione del bene comune in tempo di crisi.

C) blogger sui social e comunicazione
Se per blogger si intendono gli opinionisti, sono impressionato in positivo. Un’azione come la mia è stata rilanciata da alcuni opinionisti web e raccolta da altri, non solo in Ticino. Nell’urgenza, il dibattito politico tradizionale ha tendenza a scomparire e il populismo trova terreno fertile. Ora, criticare non è politicamente corretto. È giusto che il giornalismo, web e carta stampata, affermino il loro ruolo di “watchdog journalism”, soprattutto quando il legislatore è messo da parte. Mi spiego. Consiglio federale e Consiglio di Stato indicono ora conferenze stampa quasi quotidiane dove gli unici a porre domande chiedere giustificazioni ai rappresentati dell’esecutivo sono i giornalisti. Sarebbe bello se in futuro lo Stato, come per altro avviene altrove, facesse maggiore uso della conferenza stampa. Il confronto tra giornalisti e potere è uno stimolo essenziale. Sono contrario ad una comunicazione attraverso i soli social e, fuori campagna elettorale. Il politico e l’autorità dovrebbero fare uso moderato di Twitter o Facebook. Anche in Ticino mi piacerebbe vedere giornalisti più critici, che raccolgono tutte le opinioni della strada, non solo il main stream o la voce istituzionale.

Forse è un po’ presto per valutare, ma pensa di aver compiuto una buona mossa? Ha sentito il bisogno, in coscienza, di compierla?

Non spetta a me definire il bene e il male (ndr. ride). Una mossa doverosa. Ripeto, la questione è di interesse pubblico. Sono un idealista e raramente mi pongo il problema delle reazioni.

Il 5 aprile non si voterà. Ma il suo ricorso rimane. Che cosa si aspetta dal Tribunale federale? E dalla politica?

Mi aspetto che colga l’occasione per chinarsi su questi importanti quesiti, segnando la via da seguire (qualora) queste infauste situazioni dovessero riproporsi. Ma le risposte devono giungere anche dalla politica. Bisogna creare i presupposti affinché il potere legislativo non venga estromesso. Devono essere previsti meccanismi di ratifica e consultazione, sia a livello cantonale, sia a livello federale (Consiglio federale v/o Cantoni). Verrà il tempo per giudicare il tutto con il giusto distacco, anche le importanti scelte a livello finanziario. Il Governo oggi è solo nell’assumere le decisioni, ma sarà solo anche a difenderle se si riveleranno non producenti. Diversamente, in futuro, se saranno sviluppati meccanismi di condivisione istituzionale.

Confinamento, restrizione delle libertà e dei diritti. Una sua riflessione spontanea.

Certo, non è in gioco solo la limitazione dei diritti politici, ma anche quella (giustificata) della libertà di movimento (per esempio). Ma questa crisi, forse, porterà con sé una rinnovata responsabilizzazione del cittadino. Pensiamo alle autocertificazioni. Una (ri)scoperta? È un discorso complesso, ma poter autocertificare (sotto pena di sanzione ovviamente) che le normative sono state rispettate è una grande (ri)conquista (ultimamente lo Stato deve avere la prova provata di tutto; tutto deve essere certificato, da organi ed esperti indipendenti, con gravi costi per l’economia). Un esempio: “certifico che la mia azienda si attiene alle norme di igiene”. Se da un esame a campione risulta il contrario, seguono sanzioni. Oggi non è più così, in tanti settori.

E il lavoro da casa? Una conquista? Quali sono i meccanismi di controllo? Nessuno vuole ritornare ai tempi della retribuzione a cottimo (piece work). Come vede è giusto porsi dei quesiti e riflettere.

Anche il voto del 17 maggio sulla libera circolazione è stato rinviato. Decisione giusta? Sì, ma la procedura, compreso il dibattito pre voto, non era ancora iniziata. E non è ancora stata fissata la data.

Per finire, le comunali ticinesi si svolgeranno nell’aprile 2021. Lei sarà candidato?

Non lo so, non dipende solo da me. Mi sono messo a disposizione credendo che fosse utile mettere a disposizione le mie competenze, ideali e professionali. È questo l’obiettivo della politica di milizia. Viviamo in un Cantone sempre più autoreferenziale, di tuttologi (per riassumere con una battuta), dove scrollarsi di dosso il passato è difficile. Forse è giunta l’ora di (ri)guardare un po’ più spesso oltre Gottardo, importare il meglio e migliorarlo (con un pizzico di flair latino), come un tempo. Troppi ticinesi non rientrano o scappano … Un dibattito lungo.

Esclusiva di Ticinolive