L’Unione Europea sta rischiando la rottura della sua coesione

L’attuale crisi sanitaria causata dalla pandemia del coronavirus sta aumentando le profonde faglie in Europa in un modo tale che alcuni leader ritengono il progetto europeo seriamente a rischio. Gli interessi nazionali prevalgono su ideali europei più altruistici. Ne parla su Il Sole 24 Ore Tammaro Terracciano, dottorando dello Swiss Finance Institute di Ginevra.

La coesione dell’UE è stata colpita dalla recente Brexit, un capitolo tutt’altro che chiuso, dalla grave crisi finanziaria del 2008, che portò al fallimento della banca americana Lehman Brothers con notevoli ripercussioni sul mercato finanziario, e colpita anche dall’aumento dell’autocrazia dei paesi dell’Est oltre ad essere schiacciata dalle ondate migratorie.

Le restrizioni alle frontiere sono state reintrodotte disordinatamente senza cura, ognuno a modo suo. Germania e Francia si sono affrettate all’inizio a vietare l’esportazione delle attrezzature mediche, come le mascherine e i ventilatori, quando l’Italia ad esempio le richiedeva a gran voce.

Lunedì, il parlamento ungherese ha consegnato al primo ministro Viktor Orban, il potere di governare incontrastato per tutto il tempo che ritiene opportuno, sospendendo i principi di base quale stato membro dell’Unione europea in nome della lotta contro il nuovo virus.

Fatti e tensioni che ostacolano gli ideali prefissati e che potrebbero abbattere l’alleanza visto il prevalere degli egoismi.

In più, in questi giorni si assiste in Europa alla spaccatura nord-sud su come gestire la risposta economica già in frenata prima dell’arrivo del coronavirus. In tempi come questi, le banche normalmente acquisterebbero obbligazioni senza rivenderle subito dopo, per abbassare i tassi di interesse e aumentare la quantità di liquidità nel sistema finanziario. Si sta assistendo invece ad operatori che sono alla disperata ricerca di vendere i loro attivi rischiosi acquistando obbligazioni sicure emesse da paesi economicamente stabili.

Le banche tedesche in questi giorni consigliano ai propri clienti di vendere in fretta i titoli italiani in quanto le prossime valutazioni delle agenzie di rating sull’economia italiana, gravata da un forte debito pubblico e stagnante da due anni, porteranno probabilmente il giudizio vicino a “spazzatura”. Il recupero dell’economia in Italia è davvero difficile, appesantita ora dalla crisi generata dal coronavirus. Il panico finanziario accompagna qualsiasi cambiamento drammatico nelle prospettive economiche.

Il dibattito in Europa è molto aspro. Nove paesi, tra cui l’Italia e la Spagna, hanno chiesto un sostegno finanziario sotto forma di obbligazioni “coronabond”, titoli di debito nei quali tutti gli stati membri dell’Unione europea diventano responsabili del debito in maniera congiunta. Quindi se uno stato non dovesse riuscire a ripagare il suo debito, non finirebbe nei guai in quanto pagherebbero gli altri stati membri.

Il ministro delle Finanze olandese, Wopke Hoekstra, si è affrettato a dichiarare che Bruxelles dovrebbe studiare il motivo per cui ad alcuni governi mancano i mezzi finanziari per combattere da soli la crisi. Un commento fatto durante una teleconferenza di tutti i ministri delle finanze dell’UE che ha scatenando una tempesta di osservazioni discutibili. Un meeting online che doveva essere un check-in abbastanza breve e che invece si è trasformato in una estesa e nervosa discussione.

Un dibattito che ha riaperto le ferite lasciate dalla crisi finanziaria del 2008, quando la Germania guidò l’Unione europea con dolorose misure di austerità imposte alla Grecia e all’Italia in cambio di assistenza finanziaria. Nelle discussioni odierne si rievoca anche la solidarietà che molti paesi europei mostrarono nei confronti della Germania vicina al default, nel 1953 e nel 1990.

Rispetto alla precoce riluttanza a condividere le forniture, la Commissione europea sta facendo di tutto per sottolineare i recenti atti di solidarietà. La Germania e il Lussemburgo hanno preso pazienti contagiati dal virus dall’Italia e dalla Francia. Quest’ultima ha donato un milione di mascherine all’Italia, mentre la Germania ha inviato sette tonnellate di materiale medico.

Molto caos in Europa, ma il mancato accordo sulle nuove obbligazioni è quello che renderà davvero difficile tracciare un percorso più unito da parte dei leader europei. Se i paesi più ricchi non saranno disposti a sostenere i loro vicini in difficoltà, non ci sarà più un senso di appartenenza, e  cresceranno sempre più gli istinti nazionalisti che porteranno al ritorno dei confini nazionali, assistendo ad una implosione dell’Unione europea.

Uno scenario questo dal quale Stati Uniti e Cina trarrebbero grandi vantaggi.