Chi lancia missili, chi cura il virus – di Vittorio Volpi

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Mentre nel mondo si soffre e si muore per il virus, c’è ancora qualcuno così idiota da occuparsi di lanciare missili. Non è fantasia purtroppo, ma cruda realtà.

La Corea del Nord, la quale si definirebbe Democratic (!!) Repubblic of North Korea, ha lanciato nello spazio di mare verso il Giappone 4 missili nell’ultimo mese, due dei quali il 2 marzo e gli altri due il 9 marzo.

Si tratta, nel secondo caso, di “short range balistic missiles” ovvero missili a cortoraggio finiti in mare, a circa 450km, vicino alle acque territoriali giapponesi.

Il grande leader Kim Jong-un, che assisteva ai lanci da Sonchon, provincia di Pyongyang, è stato applaudito dai capi dell’esercito come “saggio geniale per le sue capacità militari”, fotografato con il solito colbacco di pelo e l’immancabile binocolo per seguire le gesta epiche del suo paese.

Ad un anno dallo storico incontro di febbraio ad Hanoi, inconcludente, con il Presidente Trump, nulla è successo. Evidentemente  Kim vuole mandare dei messaggi a Washington che così non va.

Le sanzioni economiche e non solo, si sentono. Il paese è più isolato che mai e senza il minimo supporto da parte cinese, sarebbe durissima. Gli  scambi commerciali sono fermi.

Sebbene il paese non dia peso alle minacce del Covid-19, in realtà per evitare guai, ha sospeso i voli internazionali ed i trasporti interni, il che non aiuta.

Ai nord-coreani che rientrano in patria si applicano 40 giorni di quarantena e poi 30 di osservazione medica. Secondo il quotidiano del partito Rodong Shinmun, in Corea del Nord non ci sarebbero casi di contagio, ma dalle notizie che filtrano dal paese, la realtà sarebbe ben diversa, parrebbe che più di 2500 malati sarebbero usciti dall’isolamento.

Il giornale esortava ad obbedire alle istruzioni sul virus “senza condizioni”.

Si dice che siano stati richiesti degli aiuti tramite la Croce Rossa perché le cure e le infrastrutture non sono sicuramente adeguate e c’è proprio da augurarsi che il contagio, tenuto conto del forte isolamento, non si diffonda.

La Corea del Nord non è nuova a tragedie umanitarie che sono causate dall’ottuso isolamento e nella fede nella “Juche”, una specie di miscela di autarchia, inutile indipendenza, dittatura, confucianesimo che in sostanza la portò ad una carestia di dimensioni incredibili prima della fine dello scorso secolo.

Fonti attendibili stimerebbero a più di 1milione le persone morte di fame e delle conseguenze nefaste dovute alla malnutrizione negli anni successivi.

C’è da sperare che l’orgoglio ottuso della leadership nordcoreana non sia anche questa volta cieco nel nascondere i problemi  del virus lasciando morire senza cure la povera gente.

Per noi che abbiamo la fortuna di vivere in un mondo libero e civile, fa male all’anima vedere che in un momento come questo c’è chi che anziché mettersi una mano sul cuore, si diverte a lanciare missili.

Sarà morto il buon senso?

Vittorio Volpi