Intervista al Professor Adriano Gaspani | Applica l’Astrofisica all’Archeologia

Il Professor Adriano Gaspani, ricercatore astrofisico, autore di circa trecento pubblicazioni scientifiche e di oltre 30 volumi pubblicati, applica l’astrofisica all’archeologia. Appartiene allo staff dell’Osservatorio Astronomico di Brera (Milano),  afferente all’I.N.A.F. (Istituto Nazionale di Astrofisica – Roma), è membro della S.I.A. (Società Italiana di Archeoastronomia) sin dalla sua fondazione e svolge le sue ricerche nel campo dell’Archeoastronomia con particolare riferimento ai periodi protostorico e medioevale in Europa e relativamente al perfezionamento delle tecniche di rilevamento dei siti archeologici di rilevanza astronomica e dell’analisi dei dati raccolti. Racconta oggi, ai lettori Ticinolive.ch, il suo immenso sapere: dall’astrofisica all’archeologia, alle radici celtiche dell’Europa centrosettentrionale, sino alle domande esistenziali dell’uomo: se Dio esista e, se esiste, chi, o cosa sia.

IL PROFESSOR ADRIANO GASPANI

Professore, quante teorie ha l’Universo?

Attualmente sono state sviluppate svariate teorie per descrivere l’Universo  e la sua evoluzione.

Il problema è quello di unificare le quattro forze fondamentali che vi appaiono ( Interazione forte, Interazione debole, forza elettromagnetica  e forza di gravità) in unica teoria. Le prime tre forze, bene o male, siamo riusciti a unificarle in una teoria unica, ma la gravità è recalcitrante… Attualmente le teorie che vanno per la maggiore, sono la Teoria delle Stringhe  e quella dell’Universo Olografico.

Lei quale sostiene?

Io trovo più convincente la Teoria dell’Universo Olografico.

Quando finirà la terra?

La Terra potrebbe finire in qualsiasi momento se un asteroide la colpisse oppure se una supernova vicina esplodesse. Esistono poi cause astrofisiche prevedibili, nei miliardi di anni a venire, quale l’evoluzione del Sole che espandendosi inghiottirà il nostro pianeta e la collisione tra la galassia di Andromeda e la nostra Galassia; questo avverrà circa tra 3 o 4 miliardi di anni.

Perché ci estingueremo prima?

Ci estingueremo prima perché il genere umano matura più lentamente di quanto il progresso tecnologico acceleri. Questo porterà all’estinzione in tempi relativamente brevi (migliaia di anni).

In più dobbiamo considerare l’aumento della popolazione e il depauperamento delle risorse del nostro pianeta ad opera dell’Uomo… Sicuramente finiranno prima che il genere umano possa colonizzare altri pianeti (qui siamo nelle centinaia di anni).

A che tipologia di civiltà apparteniamo?

Secondo la scala di Kardashev noi apparteniamo al livello 0.7. Raggiungeremo il Tipo K1 di Kardashev forse tra un paio di secoli.

Quale sono le altre?

Kardashev classificò le civiltà in base al livello tecnologico raggiunto e quindi in base al loro fabbisogno di energia. Una civiltà di Tipo K1 è capace di utilizzare tutta l’energia del pianeta dove risiede, la K2 è in grado di utilizzare tutta l’energia della stella intorno a cui orbita il pianeta dove risiede (esempio: Star Trek). La K3 è in grado di utilizzare tutta l’energia della Galassia in cui è posta la stella intorno a cui orbita il pianeta che ospita quella civiltà (esempio: Star Wars). La K4 è oltre il punto di non ritorno tecnologico (Singolarità tecnologica di Frank Tipler) e non è più di tipo biologico, ma è composta da macchine talmente evolute da essere pensanti.

Tra quanto raggiungeremo la n.1?

Tra due o tre secoli…

C’è vita nello spazio?

Vita batterica sicuramente sì, su pianeti dove le condizioni sono adatte al suo sviluppo.

Nel caso delle civiltà intelligenti e tecnologicamente evolute, la questione è più complessa… Forse ci sono, ma sono molto poche, e comunque fino ad ora non abbiamo trovato alcuna traccia oggettiva di loro…

Marte aveva vita intelligente?

No, non l’ha mai avuta perché ha perso il suo campo magnetico troppo in fretta. Vita microbica probabilmente l’ha avuta in passato, ma è stata distrutta dalla radiazione solare quando il pianeta ha perso il suo campo magnetico. Nonostante le ricerche per ora non abbiamo trovato traccia di vita, neanche fossile.

Per la sovrappopolazione terrestre, potremmo un giorno colonizzare un altro pianeta? Quale?

Teoricamente sì, ma bisognerà raggiungere il livello tecnologico sufficiente a viaggiare nello spazio, cosa che è improbabile in tempi brevi. Forse sarà possibile costruire habitat artificiali su strutture orbitanti intorno alla Terra, ma in ogni caso potranno ospitare poca gente, ed è necessaria la tecnologia per costruirle.

Il concetto di “astronave generazionale” implica che gli abitanti “dell’astronave” siano coscienti della propria missione?

Ovviamente sì, ma non è detto che rimangano consapevoli della loro storia. Se ad esempio per un viaggio interstellare sono necessarie 10 generazioni, l’ultima potrebbe avere un’idea vaga della Terra e del genere umano. Poi dal punto di  vista evolutivo e fisico, non è chiaro, 10 generazioni dopo, come il corpo umano potrebbe essersi modificato per adattarsi alla vita su un’astronave.

Professore, Lei studia l’astrofisica anche applicata all’archeologia. Perché il cielo è così importante per le popolazioni primitive?

L’importanza dell’osservazione del cielo per le antiche popolazioni risiede nel fatto che la conoscenza dei fenomeni celesti permetteva di sopravvivere, pianificando efficacemente la caccia, ’agricoltura e l’allevamento.

Professore, Lei che è anche celtista, ha decifrato il calendario di Coligny. Come ci è riuscito? Che tipo di calendario è?

Il calendario di Coligny ha una struttura lunisolare quinquennale che accorda il computo solare con quello lunare, con un errore minimo. Una volta riconosciuti i cicli fondamentali che vi sono codificati, il calcolo astronomico moderno ha permesso di decifrarlo. Sono stati necessari alcuni anni di lavoro, ma ci sono riuscito e i risultati li ho pubblicati in un libro uscito nel 2012.

I druidi erano gli astronomi della loro epoca?

Sì, ma non solo. Erano anche medici, consiglieri politici, agrimensori e filosofi. Erano il cardine su cui la società celtica del I millennio a.C. si sosteneva. La loro conoscenza del cielo e dei suoi fenomeni permetteva la sopravvivenza delle tribù celtiche.

I druidi sapevano il greco?

Secondo Cesare e Cicerone e altri storici latini, pare di sì…

Perché i druidi gallici differiscono dai druidi irlandesi?

I druidi gallici riunivano in una singola persona molti saperi contemporaneamente, mentre in Irlanda la società era differenziata e quindi i druidi erano specializzati. Esistevano i bardi, gli storici, i consiglieri politici, gli astronomi e quelli che facevano incantesimi, ma erano diverse persone. La mitologia irlandese ci tramanda i nomi di molti di questi personaggi, cosa che invece per la Gallia, non esiste, salvo il Diviziaco amico di Giulio Cesare o il Gutuater di Cenabum, citato nel De Bello Gallico, ma non sappiamo come si chiamasse. Il Gutuater era il druide che gestiva stabilmente un luogo sacro, eseguiva le osservazioni astronomiche e gestiva il calendario.

È vero che all’epoca in cui risale il calendario di Coligny, i ragazzi non andavano più a scuola dai druidi ma nelle scuole romane? Cosa significa tutto ciò?

Il Calendario di Coligny viene ideato nella sua forma arcaica nel VI sec. a.C., ma viene inciso sulla tavola di bronzo in epoca augustea. Per secoli venne utilizzato a memoria e venne  tenuto sotto controllo mediante le osservazioni astronomiche.  In epoca gallo-romana mancò il ricambio generazionale e quindi la classe druidica perse il suo alto livello di conoscenza e di specializzazione.

A questo punto fu necessario realizzare una copia oggettiva in bronzo su cui ragionare… Non erano più così bravi…

Perché è erroneo collegare Stonehenge ai Celti?

Stonehenge è un monumento megalitico realizzato nella Britannia neolitica (3000 a.C. circa) mentre le popolazioni celtiche sono di oltre 2000 anni più recenti.

Stonehenge era un osservatorio?

Sì, fu un tempio solstiziale solare, e un osservatorio solare e lunare neolitico attivo dal 3000 a.C. al 1600 a.C. Oggi sopravvive un fondamentale allineamento astronomico diretto a nord-est verso il punto del sorgere del Sole al solstizio d’estate. Stonehenge era utilizzato in coppia con il sito di Woodhenge che codificava l’allineamento verso il punto di sorgere del Sole solstiziale invernale.

C’è un altro sito, più antico di Stonehenge: Newgrange, in Irlanda. Cosa avveniva in esso?

Newgrange in Irlanda è di almeno 500 anni più vecchio di Stonehenge ed è allineato on modo tale che il Sole nascente al solstizio d’inverno penetrasse nel corridoio raggiungendo la camera sepolcrale interna dove venivano deposte le ossa dei defunti.

Che cos’è l’etnoastronomia?

L’etnoastronomia è la disciplina che studia il bagaglio di leggende,  usanze e tradizioni di una popolazione, che abbiano a che fare con i fenomeni celesti.

Dall’osservazione del cielo, quindi, nasce la religione. Possiamo quindi asserire che la religione sia “scienza cultualizzata”?

La religione non è di per sé una scienza, ma deriva dalla necessità di spiegare alcuni fenomeni naturali inspiegabili con le conoscenze diffuse tra una popolazione e di stabilire un rapporto tra l’uomo e le divinità.

La religione nasce dal problema della morte?

Sì, sostanzialmente era il problema irrisolvibile, che ancora oggi non abbiamo risolto.

La religione forniva una spiegazione in termini metafisici, che poteva essere ritenuta soddisfacente.

Religione e spiritualità. Qual è la differenza?

La religione è dogmatica, la spiritualità non lo è…

L’anima è immortale?

Dal punto di vista scientifico non lo sappiamo, in quanto non siamo ancora in grado di dare una conveniente definizione di “anima” in termini oggettivi.

Le religioni in genere affermano di sì, ma questa affermazione è basata solamente su ragionamenti filosofici e atti di fede.

Dio esiste? È “l’universo senziente”?

Prima bisognerebbe dare una conveniente definizione di “Dio”.

Probabilmente egli è tutto l’Universo nel suo insieme, il quale, probabilmente è un’entità senziente.

 

Intervista a cura di Chantal Fantuzzi