“È risorto dai morti, ha svuotato gli inferi, ha sconfitto il tradimento e il male, ha riempito il nulla”

La Pasqua secondo Sergio Morisoli

“Quanto è vasto l’inferno, se il figlio di Dio ci ha messo tre giorni per attraversarlo!”

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L’imprevisto, l’inimmaginabile, l’impossibile, l’assurdo, il miracolo: accade! L’aiuto esterno, il rinforzo, l’alleato, il soccorritore, il liberatore implorato e desiderato dal nostro cuore ci viene incontro, si manifesta in una persona viva.

L’aurora risplende di luce, il cielo si veste di canti, la terra inneggia gioiosa a Cristo risorto dai morti. La vita ha distrutto la morte, l’amore ha lavato il peccato, e Cristo, splendente di gloria, illumina il nostro mattino. La notte è ormai tutta trascorsa, nel nuovo fulgore del giorno, con l’anima piena di gioia, in lui ci scopriamo fratelli. (Inno di festa ufficio delle Ore)

Quanto è vasto l’inferno, se il figlio di Dio ci ha messo tre giorni per attraversarlo! Ma quanto sono grandi la sua potenza e l’amore per noi se è tornato a mostrarsi, rientrando per la seconda volta in carne ed ossa nel mondo. Dio ci manda per la seconda volta suo Figlio! In quei tempi per gli stolti contemporanei che non gli avevano creduto in vita; oggi per noi dubbiosi, sospettosi e indifferenti perché non possiamo mettergli le dita nelle piaghe. Ha rimesso assieme fisica e metafisica, scienza e sapienza, corpo e anima. È risorto dai morti, ha svuotato gli inferi, ha sconfitto il tradimento e il male, ha riempito il nulla. La storia dell’umanità riceve una svolta, un senso definitivo. Oggi nasce un nuovo popolo, una nuova civiltà, quella cristiana. Siamo salvi, per sempre, ci basta seguire! Di chi e di cosa dovremmo ancora avere paura? Buona Pasqua!

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Il vittorioso, trionfante brano pasquale, giunge in quarta posizione di una serie, chiudendo il cerchio, dopo il Giovedì santo (il Tradimento), il Venerdì santo (la Morte) e il Sabato Santo (il Sepolcro).

I testi di Morisoli, permeati da una grande fede, possiedono una forte carica lirica.

NOTA. L’inferno dev’essere vastissimo (ce lo dimostra Dante Alighieri) ma secondo certi autori (lo scriviamo per completezza di informazione) non esisterebbe neppure. O (variante), esistendo, sarebbe vuoto.