Coronavirus: come sono andate le cose nella scuola? – L’MPS martella il Governo

Interrogazione urgente al Consiglio di Stato

Coronavirus: come sono andate le cose nella scuola?

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In queste tragiche settimane di Pandemia l’attività dell’MPS può essere definita – con intenso eufemismo – frenetica. Decine di comunicati, articoli, interrogazioni, mozioni…

Decisamente il maledetto Coronavirus fa male a tutti… ma non al Movimento per il Socialismo!

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In questi giorni la discussione è ormai focalizzata su una eventuale riapertura delle scuole. Il DECS insiste sulla necessità di questa apertura (a partire dall’11 maggio per le scuole dell’obbligo), focalizzando la propria attenzione essenzialmente su accorgimenti in aula tesi a garantire l’igiene e il distanziamento sociale (lezione a metà classe, etc.).

Non vogliamo qui entrare nel dibattito tuttora in corso, ma ci parrebbe utile (anche per favorire la discussione) avere qualche elemento di informazione maggiore relativo allo sviluppo dell’infezione nelle scuole (fin tanto che sono state aperte), ed in particolare tra gli insegnanti.

Sappiamo che alcuni dati dovrebbero essere stati raccolti nelle scuole: se così non fosse, raccoglierli sarebbe assai semplice.

Un eventuale ritorno a scuola pone, da questo punto di vista, parecchi problemi, in particolare qualora dovesse avvenire nel contesto di una ripresa della diffusione dell’epidemia, con problemi non solo di natura sanitaria, ma anche di ordine psicologico.

Pensiamo, ad esempio, a quelle situazioni che si sono verificate negli ultimi giorni che hanno preceduto la chiusura delle scuole: di fronte all’annuncio che un compagno di classe era stato possibilmente contagiato, si sono sviluppate reazioni di emarginazione, paura e comportamenti simili non certo edificanti in seno al resto della classe e delle famiglie. Con in più un atteggiamento di grande indecisioni da parte delle direzioni scolastiche che non sapevano bene come comportarsi.

Al di là di questo le prime indicazioni che vengono date relative alle condizioni di una ripresa sembrano escludere la possibilità che, per lo meno per il personale insegnante, possa essere avviato un controllo sistematico (effettuazione del tampone).

A noi pare che questa ultima condizione sia necessaria poiché, è ormai assodato, almeno una gran parte di coloro che hanno contratto il virus, lo hanno fatto senza manifestare particolari sintomi. Questa situazione potrebbe avere importanti conseguenze nell’ipotesi di un ritorno a scuola.

Alla luce di queste considerazioni, rivolgiamo al Consiglio di Stato le seguenti domande, alle quali – pur comprendendo le difficoltà del momento – pensiamo sarebbe utile avere risposte celermente, anche perché ci pare esse dovrebbero essere parte integrante degli elementi a partire dai quali prendere una decisione definitiva su una eventuale riapertura delle scuole:

  1. Quanti sono stati i casi di docenti colpiti dal virus nella scuola ticinese?
  2. È stata considerata l’ipotesi di effettuare il tampone ai docenti e al personale amministrativo della scuola prima di una eventuale apertura? Se no, per quali ragioni?
  1. Nel caso di una eventuale apertura è prevista una procedura chiara su come agire di fronte a dei ragazzi o dei docenti che dovessero palesare un’infezione da Coronavirus? Se sì, quale? Se no, le direzioni scolastiche saranno invitate ad adottare lo stesso comportamento precedente il 13 marzo, cioè di non dire nulla alla comunità scolastica?
  1. In questi casi come si intende procedere con le misure di quarantena, sia dal punto di vista scolastico che delle rispettive famiglie?

Angelica Lepori, Simona Arigoni, Matteo Pronzini (MPS-POP-Indipendenti