Perché sosteniamo  la riapertura parziale delle scuole dell’obbligo l’11 maggio – Katya Cometta e Adriano Merlini

“Il mondo deve ripartire prima o poi, cercando di limitare i rischi al minimo”

Una lunga riunione convocata venerdì dal Direttore del DECS Manuele Bertoli e alla quale siamo intervenuti entrambi -Katya Cometta (Associazione per la scuola pubblica del Cantone e dei Comuni) e Adriano Merlini (VPOD Docenti)-, unitamente a Fabio Camponovo (Movimento della Scuola), Gianluca D’Ettorre (OCST docenti) e il Direttore della Divisione della scuola Emanuele Berger, ha costituito l’occasione per confrontarci insieme sui motivi e sulle modalità secondo i quali si intende riaprire parzialmente le scuole dell’obbligo dall’11 maggio adempiendo così ai dettami del Consiglio Federale. Importante era verificare se i principi di fondo legati alle proposte del DECS fossero condivisi, in quale misura e a quali condizioni dai rappresentanti dei sindacati dei docenti e di alcune organizzazioni del mondo della scuola.

Ci serviva una foto e abbiamo scelto questa. Scuola media di Losone di Livio Vacchini e Aurelio Galfetti – Foto Wiki commons (WPestana) – https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/deed.en

Consapevoli delle incertezze e dei timori del corpo docente ticinese, ma anche delle famiglie e degli studenti stessi, riteniamo utile fornirvi un resoconto di quanto discusso che possa fungere da riflessione e stimoli costruttivamente il dibattito lanciato dal DECS a seguito della decisione del Consiglio federale di riaprire le scuole dell’obbligo il prossimo 11 maggio.

In entrata è subito stato chiarito come la sicurezza sanitaria debba essere prioritaria, un presupposto assolutamente condiviso dal Consigliere di Stato Bertoli. Detto ciò abbiamo preso atto del parere degli esperti per i quali nell’attuale situazione sanitaria una riapertura della scuola dell’obbligo è possibile, rispettando precisi parametri che ci indicano altrettanto precisamente, garantendo la sicurezza degli alunni, dei docenti e dei loro famigliari in condizioni di salute normali. Studenti e docenti a rischio o che convivono con persone a rischio continueranno ad essere esentati dall’obbligo di recarsi in aula. Non è invece ancora stato risolto il problema inerente l’esonero degli insegnanti che assistono persone a rischio.

È naturale che, muovendoci ancora nel campo delle ipotesi pur formulate da professionisti della salute, anche tra i membri delle nostre associazioni vi siano sensibilità divergenti e forti preoccupazioni.

Più che sui centimetri necessari per una distanza fisica efficace, abbiamo quindi analizzato gli aspetti formativi e questo approfondimento ci induce a sostenere i principi sui quali si basa il progetto di riapertura delle scuole in fase di elaborazione da parte del DECS.

Secondo noi la buona scuola è quella capace di garantire le pari opportunità a tutti i propri ragazzi, in grado di garantire lo sviluppo migliore del potenziale di ogni singolo integrando le diversità presenti nella società, che contribuisce alla crescita di individui responsabili, consapevoli, tolleranti e altruisti.

Dopo sei settimane di chiusura degli istituti scolastici constatiamo però che:

  • la scuola a distanza nonostante l’enorme sforzo e l’encomiabile impegno di docenti, allievi e famiglie rimane solo un pallido, sciapo, poco efficace surrogato della Scuola che necessita dell’interazione fisica (guardarsi negli occhi e parlarsi facendolo) tra le sue componenti. È certo utile e necessaria in un momento di crisi eccezionale; ma meno dura, meglio è;
  • la scuola a distanza amplia notevolmente le disparità nelle possibilità di apprendimento e di crescita tra gli studenti a dipendenza della loro situazione personale e famigliare. Se a livello di scuole comunali i piccoli numeri per i docenti e la forte solidarietà tra le famiglie degli alunni riescono in parte (non sempre e mai completamente) a supplire, nella scuola media sono settimane che sentiamo docenti segnalare allarmati come una parte dei loro allievi (spesso i più fragili) non riescano assolutamente a rimanere sul treno;
  • 6 settimane non sono un’inezia, un quantum sacrificabile alla leggera: corrispondono a 1/6 dell’intero anno scolastico.

Non crediamo che i docenti siano degli eroi, ma non crediamo neppure debbano ritenersi carne da cannone: sono sì in prima linea, ma in buona compagnia. Infermieri, medici, personale di cura in istituto o a domicilio, poliziotti, secondini, commessi, magazzinieri, autisti dei trasporti pubblici, … la lista sarebbe assai lunga. Il mondo deve ripartire prima o poi, cercando di limitare i rischi al minimo: una serrata prolungata ancora di mesi (anni?) causerebbe danni enormi alla società, alla nostra scuola e ai nostri ragazzi, impossibilitati ad apprendere correttamente. Oggi lo Stato chiede ai docenti ticinesi dell’obbligo di tornare a fare il proprio lavoro perché ciò è indispensabile al funzionamento della società medesima.

Le condizioni immaginate dal DECS sono dettate dagli aspetti sanitari e variano ovviamente a dipendenza degli ordini scolastici, seguendo le indicazioni dei direttori delle sedi, chiamati a far combaciare questi imperativi con la realtà, anche logistica, degli istituti. Il principio base è che l’insegnamento prioritario rimane quello a distanza, ma si prevede un rientro in aula parziale caratterizzato dalla diminuzione della densità di allievi negli istituti, ottenuta tramite il dimezzamento delle classi a frequenza alternata. Una serie di regole precise sarà emanata per i trasporti, l’entrata, le pause, le refezioni, l’igiene, la mascherina, …

In ogni caso è garantito l’accudimento di bambini e ragazzi che non possono essere seguiti a casa.

Per le scuole medie si è scelto (sempre su indicazione dei Direttori) di limitare lo svolgimento in sede ad alcune discipline che si terranno a classe dimezzata con frequenza alternata. Le altre materie continueranno con la modalità della scuola a distanza.

Nei rari casi in cui le mezze classi fossero ritenute comunque troppo numerose (11-12 allievi), si potrà far capo sia alle aule più capienti (visiva, palestre e quant’altro) sia agli spazi all’aperto (meteo permettendo) sia suddividendo ulteriormente il gruppo. La richiesta di estensione di quest’ultima possibilità è stata da noi avanzata e trova il consenso del DECS, sempre che si riesca a mobilitare le risorse-docenti necessarie

Per il DECS è fondamentale che tutti gli alunni tornino a scuola: per noi è fondamentale anche la garanzia di lasciare la massima libertà alle sedi per trovare le soluzioni migliori tenendo conto della loro taglia, situazione logistica, … Non ci saranno, inoltre, conseguenze amministrative per i genitori che decidessero di tenere a casa i propri figli.

Ci è stato assicurato che queste modalità varranno per la riapertura parziale dell’11 maggio, ma che potranno essere adattate continuamente sia a dipendenza dell’evoluzione della pandemia, sia perché nella pratica alcune potrebbero dimostrarsi migliorabili o inefficaci. Questo anche nel caso in cui la mole supplementare di lavoro per i docenti risultasse ingestibile. Nessuno tra i presenti ha espresso un rifiuto generale su quanto discusso.

Alla luce di quanto illustrato, e comunque in attesa delle indicazioni di dettaglio della Confederazione, abbiamo espresso il nostro assenso di massima ai principi cardine elaborati dal DECS per la riapertura parziale delle scuole dell’obbligo prevista per l’11 maggio. Ovviamente questo sostegno verrebbe immediatamente a decadere qualora i modelli illustratici dovessero essere stravolti in corso d’opera per scelta oppure perché logisticamente irrealizzabili. Sarà dunque importante che il Dipartimento coinvolga anche in futuro i rappresentanti delle organizzazioni della scuola.

Per questi motivi entrambi invitiamo tutti i docenti del Cantone ad operarsi affinché l’apertura parziale della scuola dell’obbligo impostaci dalla Confederazione avvenga nel miglior modo possibile. Riteniamo pure importante che ai sentimenti di diffidenza e timore verso il prossimo e di ritiro individuale utilitaristico, comprensibilmente indotti dalla paura legata alla pandemia, la nostra scuola pubblica continui a contrapporre la sua visione di società solidale, equa e sociale. Solo così non perderemo contro il virus.

Teniamo infine a ringraziare sentitamente e sinceramente tutti gli insegnanti per la responsabilità che stanno dimostrando e per l’impegno e il lavoro eccezionale che stanno profondendo.

Katya Cometta e Adriano Merlini