Il Boccaccio e la Covid-19 – di Tito Tettamanti

Un giovane filosofo mio amico, responsabile delle pagine culturali della «Neue Zürcher Zeitung», mi ha rammentato l’attualità del Decamerone, visto quanto sta succedendo con la COVID-19. Per chi come me è lontano anni luce dal tempo degli studi mi permetto di ricordare che Boccaccio scrisse il Decamerone negli anni 1348-1350, periodo nel quale Firenze conobbe il flagello della peste nera che decimò la popolazione ed originò profondi cambiamenti negli usi sociali della borghesia fiorentina.

Franz Xaver Winterhalter (1837) – Wikimedia commons

Narra di dieci giovani, sette ragazze e tre ragazzi, che per dieci giorni, da qui il titolo Decamerone, si rifugiano fuori Firenze per sfuggire alla peste. Vivono con le normali cadenze quotidiane di allora, tra balli e giochi, ma si impegnano al pomeriggio, durante le giornate passate assieme, a raccontare ciascuno dieci novelle su un tema fissato. I racconti sono su argomenti diversi, ma anche di diverso carattere: vanno da quelli licenziosi, che hanno originato la condanna all’indice da parte della Chiesa, a quelli che trattano temi molto profondi. Mi sono chiesto se alcuni scrittori svizzeri non potessero riunirsi e ripetere (pur non pretendendo di competere con il Boccaccio) l’esercizio. Gli argomenti non mancherebbero, da quelli più leggeri a quelli molto gravi o dai risvolti erotici. Vediamo qualche spunto per temi sui quali si potrebbe conversare.

Come cambierà ad esempio il saluto nella società? Sappiamo che la stretta di mano e l’abbraccio sono stati originati non dalla simpatia ma dalla diffidenza, ci si voleva assicurare che la controparte non fosse armata. Interessante sarebbe un capitoletto sulla disperazione di Juncker, se la COVID-19 fosse successa quando lui era presidente della Commissione europea e abbracciava e baciava chiunque gli venisse a tiro. Suo speciale palmarès esservi riuscito anche con l’algida Simonetta Sommaruga.

Una novella merita senz’altro messer Daniel Koch, delegato dell’Ufficio federale della sanità pubblica per la COVID-19. Viso ossuto, calvo, spettralmente magro e dinoccolato, quasi sempre vestito di nero, dalla loquela priva di ogni pathos e quasi tenebrosa. Da un lato potrebbe raffigurare un personaggio davanti al quale chi è un po’ scaramantico fa scongiuri, dall’altro è la personalizzazione del funzionario responsabile e impegnato, un soporifico che rassicura.

Una novella meritano anche i giovani virologi Christian Althaus e Marcel Salathé che, inascoltati dalla burocrazia e dal Dipartimento federale degli interni, competente per la sanità, diretto dal consigliere federale Berset, hanno lanciato l’allarme già in gennaio e Althaus ha provveduto contemporaneamente, bravo lui, a liquidare il suo portafoglio di titoli in borsa. A Firenze a quel tempo si sarebbe guadagnato l’ammirazione dei banchieri Medici.

Altro tema: quale impatto avranno le misure in atto e future sugli atteggiamenti della società? Si eviteranno, in contrasto con le politiche in atto, i trasporti pubblici, si manterranno gli orientamenti per gli acquisti, cambieranno le mete di vacanza, si comincerà a privilegiare la cucina casalinga e lo slow food?

Passando ad argomenti di maggior peso non si può dimenticare la spinta delle autorità (potere) per un sempre maggior controllo digitale con una pesante limitazione delle nostre libertà e della privacy. A quale punto la preoccupazione per la salute pubblica diventa un pretesto per una vigilanza orwelliana sulla società?

Molto preoccupante è la frattura tra giovani e anziani. Cantanti rapper usano per gli anziani l’espressione «entsorgen» (far pulizia), la stessa che si usava per le campagne etniche, affermano soddisfatti che il virus affligge «il vecchio uomo bianco» (se la pelle è bianca, non vi è razzismo?). Una giovane nel suo blog a proposito di virus e decesso di anziani parla di «natürliche und gesunde Vorgänge» (avvenimenti naturali e sani). Alcuni giovani, in ambienti di sinistra, propongono più dolcemente di togliere semplicemente il diritto di voto agli ultrasessantacinquenni.

Non lasciamoci impressionare più di tanto, da secoli si sa che la madre dei cretini è sempre incinta. Però nell’analisi di queste preoccupanti prese di posizione varrebbe la pena anche approfondire gli argomenti che possono legittimamente irritare le giovani generazioni. Ad esempio si dedicano 300 milioni di franchi (che saranno sicuramente di più) come proposto dalla consigliera federale signora Keller-Sutter e accettato dal Parlamento, ai lavoratori anziani con l’unico meschino scopo di influenzare e guadagnare qualche voto a proposito dell’iniziativa popolare «Per un’immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione)» sulla quale avremmo dovuto votare il 17 maggio. Parimenti è ora di rendersi conto di smetterla coi cerotti per un’AVS sempre più difficile da finanziare e che grava sempre più sulle spalle delle giovani generazioni.

Non ho dimenticato l’erotismo, molto presente in Boccaccio, e al proposito mi hanno colpito due indici statistici del dopo COVID-19. Da un lato quello che testimonia un impressionante aumento di acquisti di oggetti da sex-shop, dall’altra quello che attesta una massiccia riduzione degli acquisti di indumenti intimi maschili. Il rapporto tra i due dati è pruriginoso ed intriga: merita sicuramente un’approfondita conversazione.

Tito Tettamanti

Pubblicato nel CdT e riproposto con il consenso dell’Autore e della testata