Crisi del Coronavirus – La visione degli Assicuratori privati svizzeri

Il 4 maggio ha inizio la sessione straordinaria delle Camere federali, i cui lavori si concentrano sulla gestione della crisi del coronavirus. Un’occasione per fare il punto della situazione.

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Nessuno di noi sa quanto tempo durerà la crisi legata al coronavirus, pertanto non possiamo ancora giudicare se l’abbiamo gestita in modo adeguato o meno. Desideriamo tuttavia trarre i primi insegnamenti secondo la prospettiva dell’Associazione di settore degli assicuratori privati svizzeri, per quanto riguarda le prossime misure durante e dopo la crisi. Sebbene molto sia cambiato rispetto a prima, non tutto è diverso. Il tema della sostenibilità è e rimane attuale: in particolare, anche laddove non ha brillato sino ad oggi; ad esempio, nell’ambito della previdenza per i giovani e gli anziani.

L’indebitamento ad oltranza non è sostenibile

La gestione della crisi legata al coronavirus ci costerà cara. Sebbene tutti gli Stati attualmente, per volontà o necessità, si stiano indebitando ad oltranza e i politici del nostro Paese, a dimostrazione della loro indole statalista, ci ripetano in modo incessante che vi è sufficiente denaro a disposizione, lo sappiamo: prima o poi, i debiti dovranno essere pagati. Più il loro ammontare è elevato, tanto più la loro portata si estende nel tempo a carico delle generazioni future. Questo approccio è l’esatto contrario del principio di sostenibilità: la montagna di debiti non può continuare a crescere all’infinito.

Considerati gli elevati costi del covid-19 sul sistema delle assicurazioni sociali, è urgente rinunciare ai previsti progetti di ampliamento dello stato sociale, legati a onerosi costi supplementari a livello sociale ed economico. Anche le riforme urgenti dell’AVS e della previdenza professionale (LPP) vanno strutturate in modo tale da sgravare l’onere a carico delle prossime generazioni e non certo ipotecarne il futuro. La riduzione dell’aliquota di conversione, l’innalzamento dell’età di riferimento per le donne e il superamento dei tabù in merito all’aumento dell’età pensionabile sono condizioni indispensabili in questo senso. D’altra parte, una volta superata la crisi, sarà necessario revocare i provvedimenti di emergenza opportunamente adottati dal Consiglio federale a favore delle politiche sociali. La pace sociale è un bene prezioso per il Paese: siamo disposti a pagare un certo prezzo per preservarla. Un indebitamento statale troppo elevato e una regolamentazione eccessiva possono tuttavia metterla a repentaglio.

Diversificazione: un fattore di successo non solo in tempo di crisi

La gestione della crisi legata al coronavirus è una responsabilità condivisa; in primis Consiglio federale e Parlamento, seguiti da Cantoni e Comuni, esercito ed economia, sanità e logistica, per giungere ad ognuno di noi. Il modello federale dello Stato, il principio di sussidiarietà e il concetto di milizia rispecchiano la diversità del Paese e la responsabilità vissuta a tutti i livelli. Sono queste le condizioni ideali per fronteggiare gli effetti della crisi. Nelle fasi iniziali, il Consiglio federale ha posto l’accento sull’uniformità dei suoi provvedimenti a livello nazionale. Ora può lasciare nuovamente più spazio alla molteplicità, che è un fattore di successo. Dovrebbe considerare le singole specificità e quindi i diversi approcci adottati nelle varie regioni e nei diversi cantoni. Anche il sistema previdenziale svizzero è caratterizzato dalla qualità della diversificazione che poggia su tre pilastri: un pilastro statale, un pilastro professionale e un pilastro privato. È composto da una parte obbligatoria e da una facoltativa, ed è organizzato sia su base statale, sia privata. Il principio è quello della suddivisione dei rischi e la partecipazione di tutti. Gli assicuratori privati svizzeri si impegnano con lo scopo di garantire che la previdenza per giovani e anziani continui a poggiare su tre solidi pilastri. La responsabilità individuale sarà un requisito indispensabile anche in futuro: non si può e non si deve delegare tutto allo Stato. Si tratta di una constatazione importante, che trova conferma in questa fase di crisi legata al coronavirus e che fungerà da principio guida anche per le prossime generazioni.

Responsabilità individuale – parola d’ordine in tempo di crisi e anche oltre

«Oggi è il momento della responsabilità individuale». Lo ha annunciato il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ai suoi concittadini il 9 marzo 2020, giorno del lockdown in tutta Italia. Ha fatto appello a una virtù che ha una lunga tradizione in Svizzera. Il Consiglio federale vi ha fatto riferimento anche quando ha deciso di non imporre il coprifuoco nazionale.

Molti di noi hanno dato prova di senso di responsabilità personale e solidarietà, alcuni annunciandosi volontariamente al servizio militare e sanitario, altri organizzando attività di vicinato solidale o mostrandosi disponibili in qualità di locatari e locatori. Anche il settore assicurativo si assume la propria responsabilità economica, versando ogni giorno, anche in questa fase di crisi, circa 139 milioni di franchi per sinistri e rendite. Così facendo contribuisce a garantire la liquidità dei suoi clienti, provvede alla rapida evasione dei sinistri, concede proroghe per la riscossione dei premi e si dimostra disponibile nei confronti di molti suoi clienti commerciali e privati in innumerevoli modi. Al contempo, qualsiasi assicuratore deve tuttavia anche considerare gli interessi del collettivo di assicurati: non può e non deve assumersi danni non assicurati. Se lo facesse in modo forfettario per le persone sprovviste di una copertura, rischierebbe di scardinare il sistema assicurativo, i cui ingranaggi sono finemente regolati, a scapito di tutti gli altri assicurati.

La prontezza è da preferire alla perfezione in ritardo sui tempi

La crisi ci ha dimostrato che è possibile agire in modo rapido e semplice in caso di emergenza. Sotto pressione siamo riusciti a realizzare molto di ciò che credevamo impossibile. Il fatto che la semplicità, vada a scapito della precisione, non deve essere necessariamente uno svantaggio.

In Svizzera, i processi democratici usualmente richiedono più tempo poiché riguardano numerose istanze, tra cui, da ultimo, anche il popolo. Malgrado tutto, l’auspicio è quello di conservare la prontezza di reazione di cui abbiamo dato prova in questo periodo di crisi. I progetti urgenti devono essere portati a termine con rapidità: questo si applica, in primo luogo, alla riforma della previdenza per giovani e anziani che deve poter beneficiare di una maggiore sostenibilità.

Thomas Helbling direttore dell’Associazione Svizzera d’Assicurazioni (ASA)

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