Locarno sarà faro? Nicola Pini sulla cultura, cinema e Cantone

Membro del Gran Consiglio, consigliere comunale di Locarno. Una descrizione semplice e profilata, a cui molti ambirebbero. Pini d’altro canto si è anche distinto dal ruolo di “mero” politico grazie al trasversale interesse verso le più svariate discipline, dimostrando a più riprese l’indole entusiasta e propositiva.

Intervista di Maurizio Taiana

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Maurizio Taiana  A fronte della storia recente, crede ci sia margine per spingere ulteriormente nel nostro Cantone sulla cultura, od è meglio concentrarsi su «altre priorità»? La cultura è un vizio per tempi di vacche grasse ?

Nicola Pini  La cultura non è un lusso, ma una necessità, è un motore non solo di progresso civile, di identità e di libertà, ma anche di progresso economico. Un aspetto centrale, questo, direi perfino strategico, per un Cantone come il nostro che, in un tempo in cui le rendite di posizione economiche e turistiche si stanno assottigliando deve sviluppare nuove attrazioni, nuove professioni e nuovi canali di promozione regionale. Dovremo ricordarcene nel prossimo futuro quando si aprirà il dibattito su come compensare gli effetti finanziari dell’emergenza corononavirus…

Lugano ha il Lac, un progetto certamente ambizioso che non è stato immune a critiche. Locarno ha il Palacinema (anch’esso criticato), il Pardo, le varie gallerie, il castello con tanto di bastione leonardesco. Per citare il Dottor Solari (Presidente del Film Festival) : Per ogni franco investito, al Cantone ne tornano altri tre. La cultura può essere un affare remunerativo? Locarno capitale culturale?

Per certi versi fa sorridere vedere come i contrari al Palacinema siano ora saliti sul carro, ma meglio così. Quanto all’impatto economico della cultura personalmente non ho dubbi, sono molte le ricerche che mostrano l’ “effetto volano” della stessa; anche se spesso più che effetti diretti sono indiretti, più economici che strettamente remunerativi. Le autorità cantonali hanno lanciato uno studio sul tema, affidato a un istituto indipendente: sono curioso dei risultati, che penso e spero confermino quanto si sta affermando e che peraltro è sancito nella legge cantonale sul sostegno alla cultura: “La cultura è fattore essenziale della funzione educativa e della coesione sociale, nonché componente dello sviluppo economico”. Una definizione in cui mi rivedo.

On. Pini, Molti lettori la conoscono per il suo impegno politico a livello cantonale e comunale, meno noto al pubblico è il suo impegno nella Ticino Film Commission. Le proporrei di introdurci alla fondazione.

La Ticino Film Commission è una fondazione senza scopo di lucro creata nel 2014 da Festival, Ticino Turismo e le associazioni professionali di produttori e registi (AFAT e GRSI) con il sostegno di Cantone e Confederazione. È stata la prima in Svizzera, ora altre realtà ci stanno seguendo. Si tratta di un progetto di politica economica regionale – e non culturale – trasversale ai tre ambiti principali della stessa: sviluppo della competitività delle piccole e medie imprese, del turismo e del riposizionamento delle regioni periferiche, molto richieste da chi fa cinema. L’obiettivo principale è quello di attirare produzioni audiovisive nazionali e internazionali in Ticino per portare lavoro, spese sul territorio e visibilità alle nostre destinazioni turistiche. E funziona! Durante i primi tre anni di attività (2015-2017) ha accompagnato ben 57 produzioni nazionali e internazionali di ogni genere (fiction, documentari, pubblicità, corti, tv, video promo, video musicali), generando 1’130 giorni di produzione e un indotto economico diretto stimato di 4.8 milioni di franchi che si è tradotto in 3’500 pernottamenti, 7’500 pasti e 222 impieghi. Nel 2018 le produzioni sono state una trentina per oltre 2.5 milioni di spese. Insomma, belle cifre per la nostra realtà.

Può farci qualche esempio concreto di servizi resi a produzioni audiovisive su suolo ticinese?

Ricerca di location, messa in rete con i professionisti locali, contatti con enti pubblici e privati per l’ottenimento di permessi e autorizzazioni, intermediazione per agevolazioni varie, sostegno concreto alla produzione. Inoltre abbiamo un budget di circa CHF 80’000 l’anno per stanziare degli incentivi finanziari a copertura parziale delle spese generate sul territorio. Poca roba rispetto ad altre realtà concorrenti, ma il Ticino riesce comunque ad essere attrattivo anche grazie alla qualità dei professionisti, alla vicinanza delle istituzioni, alla bellezza e varietà del nostro territorio.

In che modo le persone comuni, che simpatizzano per il territorio o per la settima arte, possono aiutare questa splendida iniziativa? I commerci locali in che modo ne traggono giovamento?

Segnalando luoghi speciali in cui girare una scena. Il tema non è se il fare cinema può portare qualcosa al nostro territorio, ma quanto può portare. E il quanto dipende da quanto il territorio ha voglia di mostrarsi. Poi i risultati sono lì da vedere: c’è ancora chi va in Verzasca per guardare, se non addirittura lanciarsi con l’elastico, dalla diga dalla quale è saltato 007…

Qualche intervista fa abbiamo domandato al Direttore Operativo del Film Festival di Locarno, Raphaël Brunschwig, Se Locarno è pronta a fare cinema, oltre che a proporlo. Le pongo la stessa domanda, siamo pronti a produrre, oltre che a proporre ?

Certo! Abbiamo tutte le carte in regola per il “fare cinema”. Il Festival, locomotiva turistico-culturale e finestra per noi sul mondo e per il mondo su di noi; il CISA, scuola specializzata superiore sempre più di qualità, e altre importanti realtà formative; validi registi, produttori e tecnici sul territorio; il Palacinema quale fucina di idee e collaborazioni; oltre naturalmente la Ticino Film Commission e diverse interessanti realtà teatrali e culturali. Ci sono tutte le premesse, indubbiamente. Dovremmo forse crederci di più, nel cinema, in quanto tale. Ad esempio, è peccato che il fondo selettivo gestito dalla Commissione cinema del Cantone disponga solo di circa CHF 150’000 l’anno per sostenere le produzioni ticinesi. Soldi che sono peraltro prelevati dai biglietti del cinema: un sistema di finanziamento non più così attuale – viste le molte piattaforme createsi nel tempo per il consumo di video – che quindi andrà presto o tardi rivisto. Speriamo presto.

Una volontà comune – pressoché unanime – emersa dai nostri intervistati è stata quella di unire le forze e stringere “alleanze”, di supportarsi a vicenda e di promuovere collaborazioni. In soldoni di ricercare dove possibile una visione comune, a beneficio di tutte le parti. Oltre all’iniziativa dei vari enti e privati che promuovono la cultura, che ruolo suggerisce alle entità politiche che animano il nostro cantone?

Beh, che si faccia una politica della cultura e non una politica culturale. Detto altrimenti, che si pongano le basi e si permetta alla cultura di crescere e creare, e non si cerchi di imporre una cultura di Stato, compiacente e amica (in tutti i sensi).

Abbiamo più volte citato il “quadrato magico” tra la piazza, il Palacinema, Visconteo+Rivellino e la Rotonda, quasi fossero interconnessi tra loro da un ponte invisibile. Palazzo Fevi, al contrario, è spesso rimasto evanescente. Esistono progetti, od intenti?

Del rilancio in chiave congressuale del Palazzetto Fevi (oggi Palexpo) si parla da molto tempo, forse troppo tempo. Da quel che mi risulta sono in atto ragionamenti non solo sulla struttura stessa, ma su tutto il comparto, anche per sfruttare le esigenze delle scuole lì presenti. Da parte mia sogno una struttura rinnovata, moderna e flessibile, inserita in un concetto più generale con le altre strutture di Locarno da lei citate, e con l’interramento dei posteggi per creare una nuova piazza pubblica. La Città ne ha bisogno per puntare più in alto, per volare in alto senza al contempo lasciare indietro nessuno.