“Tutte le forze politiche sono consapevoli della centralità della cultura per Locarno” – Intervista al capo discastero Giuseppe Cotti

Nonostante i suoi pressanti impegni (in primis questo cruciale lunedì 11 della ri-apertura scolastica!) il Municipale ha trovato un po’ di tempo per noi. Gliene siamo grati.

* * *

Maurizio Taiana  La storia, ci ha mostrato che in tempi duri è la personalità a distinguersi, a portare avanti il resto della società, ed in alcuni casi è anche necessario impuntarsi pur di fare salti in avanti.  È questo il caso per Locarno, le varie iniziative culturali presenti nel borgo, od ancora le varie entità politiche, di «provarci» dando ulteriore fiducia ad iniziative ambiziose?

Giuseppe Cotti  Essere responsabili della politica culturale di una Città come Locarno comporta elevate responsabilità, perché significa tenere viva la reputazione di un centro di eccellenza per le discipline dello spirito, dalle arti figurative alla musica, dalla letteratura al cinema. In questa prospettiva, credo che essere ambiziosi significhi dimostrarsi aperti all’innovazione, proprio come hanno fatto i nostri antenati. Chi ha creato un festival dedicato al cinema, poco dopo la Seconda guerra mondiale, sicuramente aveva accettato di sfidare lo stesso genere di conservatorismo che oggi colpisce altre forme d’arte, come ad esempio i videogiochi – il nostro compito perciò è di rimanere coraggiosi e tentare di percorrere sentieri nuovi, per trovare i «classici di domani» e dare loro il giusto spazio, in anticipo sugli altri.

L’on. Cotti, sorridente, in lotta contro il Coronavirus

Tema ricorrente è la digitalizzazione nel nostro Cantone: Airbnb è ormai una realtà, tutto è digital, smart, quick, snap, tok. Le nuove generazioni ragionano con le «teste» immerse nella rete, tra follower e stories. I produttori di vino ora si approcciano al cliente con cantine digitali. Anche la scuola, alla fine, ha trovato l’unica salvezza tramite l’eresia informatica. Per festeggiare il 500enario più 1 dalla dipartita di Da Vinci, il Rivellino è andato proprio in questa direzione.  I new media, la tecnologia, quale influsso potrà esercitare sul territorio? Vedremo un Rivellino, un PalaCinema  ed una sedia del festival da fruire in realtà virtuale? Esiste un piano per agevolare la digitalizzazione senza – culturalmente parlando – restare vicini ma fisicamente distanti?

Non possiamo che essere abitanti del nostro tempo, e questo significa confrontarci senza pregiudizi con le nuove tecnologie. Da questo punto di vista, al momento ai media digitali dobbiamo rivolgere un sincero pensiero di gratitudine: senza tutte le possibilità che ci sono state offerte dal web – il telelavoro, la scuola a distanza, l’intrattenimento – saremmo riusciti ad affrontare serenamente due mesi di clausura? Detto questo, è chiaro che ora la sfida è di trovare un nuovo equilibrio, senza cedere alla tentazione del ritorno integrale al passato ma evitando nel contempo fughe in avanti eccessive, che ci portino a liquidare in modo semplicistico la dimensione incarnata delle nostre relazioni.

Nella foto Ticinolive Giuseppe Cotti tra Rudy Chiappini e il sindaco Alain Scherrer (scattata a Casa Rusca in occasione della mostra di Robert Indiana, 2017)

I dicasteri della cultura non sono mai facili : attirano verso sé molte critiche, per di più ogni spesa può essere attaccata con più scuse, spesso partendo da posizioni soggettive. Sta di fatto, come ribadito dal presidente del Film Festival Sig. Solari, che  «per ogni franco investito, al cantone ne tornano altri tre». Locarno, in pochissimi metri ha collezionato tanto : partendo dalla sua piazza andiamo al PalaCinema, al Rivellino, poi proseguiamo fino alla rotonda. La cultura, unendo gli sforzi tra le varie parti interessate, può arrivare a rilanciare come non mai il territorio? È il momento di tagliare le spese, oppure quadruplicare i budget investiti e tentare di strappare il podio a livello nazionale (ed internazionale), in barba alle critiche di «chi ci vuol male»?

Per una Città come Locarno, in realtà, la questione dei costi della cultura è un «non-problema». Credo che tutte le forze politiche siano consapevoli della centralità della cultura per la nostra prosperità. È una forza che sentiamo nel turismo, nell’economia, nell’orgoglio di essere locarnesi: potremmo dire che è perfino nell’aria che respiriamo. Come Municipio in questi anni abbiamo puntato sulla cultura con investimenti come la creazione del Palacinema, l’acquisto del palazzetto Fevi, le mostre internazionali a Casa Rusca, l’apertura di un nuovo museo a Casorella, il sostegno a numerose associazioni culturali e presto anche il concorso per il restauro del Castello Visconteo. Evidentemente occorrerà fare in modo che la spesa sia sempre sostenuta da un ritorno adeguato, non per forza e non al 100% economico ma almeno a livello d’immagine e di vitalità del nostro territorio.

Chiudiamo con il Rivellino, per omaggiare l’anniversario. Che futuro prevede tra il dicastero, il festival, la galleria d’arte, PalaCinema, Rotonda, se vogliamo anche il Monte Verità ed isole?

Il Rivellino è una realtà culturale privata che si è distinta in questi anni per la sua offerta rigogliosa, insieme ad altre strutture che sono nate o continuano a prosperare a Locarno, penso anche alla Fondazione Ghisla Art Collection. La parola d’ordine del Municipio per il settore culturale è «collaborazione», perciò sono convinto che il Rivellino possa essere integrato in modo sempre più fruttuoso nel circuito virtuoso che avvicina le tantissime offerte che esistono nel Locarnese. Devo dire che i rapporti con la famiglia Sciolli sono molto buoni e le prospettive future interessanti.

Intervista di Maurizio Taiana