La Cina vieta di mangiare animali selvatici per non incorrere di nuovo nel Coronavirus

Wuhan piega il capo e ammette “basta consumo di topi e furetti, portano il Covid19”. Purtroppo dal bando sono esclusi i cani e i gatti, che saranno consumati ancora. 

Wuhan riconosce che il consumo illegale della carne di animali selvatici, spesso macellati crudelmente e senza alcuna precauzione igienica, ha contribuito alla diffusione del Coronavirus.

Dopo che la gente aveva avvisato i primi casi di polmonite anomali, in seguito ad aver acquistato e consumato carne di fauna selvatica al mercato, la città focolaio del Covid19 aveva emesso un bando temporaneo in cui si indicava nei topi, pipistrelli e serpenti (ma anche, come in altri luoghi, cani e gatti) venduti come possibili intermediari per la trasmissione all’uomo del Covid19, vietandone quindi la vendita.

Il bando è oggi stato confermato e prolungato per i prossimi cinque anni, come confermato dal governo della città, evitando la pericolosità di un divieto solo temporaneo.

Il dottor Peter li, specialista in politica cinese alla Humane Society International conferma la necessità di prendere l’iniziativa di sospendere il crudele commercio di animali macellati.

I cosiddetti Wet Market asiatici, dalla Stampa giustamente definiti “l’inferno degli animali” sono luoghi in cui gli animali vengono esposti vivi, spesso torturati o uccisi poi crudelmente. Da oggi, si spera, la Cina ha preso una svolta importante della sua politica in termini di civiltà.

Sono state prese, infatti, importanti misure concrete: per esempio, le province di Jianxi e di Hunan daranno degli incentivi in denaro agli allevatori di animali esotici, affinché convertano la loro attività in altri tipi di allevamenti o di coltivazioni. Per esempio, riceveranno circa 15 euro (120 yuan) per ogni kg di cobra, serpente o ratto, e circa 70 euro per gli zibetti.

Il consumo di animali selvatici in Cina è veramente aberrante ed è stato alfine considerato come una delle principali cause della diffusione del Covid19. Per la popolazione del nord est del paese, purtroppo, il peggio non è ancora passato: più di 100 milioni sono di nuovo in lock down: nella provincia di Jilin, dove 700 pazienti sono risultati ancora positivi al Covid19, è stato necessario il ritorno alle misure di blocco. Per via di questi nuovi casi la Cina teme, dunque, una nuova ondata.

Come dichiarato dall’epidemiologo Zhong Nanshan, intervistato dalla CNN, “la Cina è ancora suscettibile al Covid19 perché non ha ancora sviluppato l’immunità di gregge”.