La società di autonoleggio Hertz USA presenta istanza di concordato preventivo per cercare di salvarsi

 

Fondata nel 1918, la Hertz ha presentato ieri una istanza volontaria di fallimento negli Stati Uniti e in Canada. La paralisi dei viaggi nel mondo a causa della crisi da coronavirus e il conseguente blocco dell’attività di noleggio, soprattutto negli aeroporti, ha portato l’azienda ad un forte indebitamento. I creditori della società con sede in Florida, non hanno concesso una proroga della scadenza dei pagamenti leasing riguardanti l’acquisto delle auto che fanno parte della flotta di noleggio, non lasciando altra scelta che presentare la domanda di concordato preventivo.

In base al Capitolo 11 del Bankruptcy Code statunitense, infatti, la procedura fallimentare prevede la possibilità di trovare una soluzione alla crisi aziendale attraverso un piano di riorganizzazione conservando l’attività dell’impresa senza metterla in liquidazione e mantenendo la proprietà dei beni. I creditori, in questo caso, non possono portare avanti azioni giudiziarie per pretendere il pagamento dei crediti vantati, ma devono accontentarsi di un rimborso inferiore.

Hertz ha proposto di vendere 30 mila auto al mese fino alla fine dell’anno, delle oltre 500 mila appartenenti alla sua flotta, nel tentativo di raccogliere fondi da destinare al piano di ristrutturazione di 19 miliardi di dollari. Nelle casse sociali attualmente c’è un saldo attivo di 1 miliardo.

Alla fine di marzo, la compagnia aveva ridotto le acquisizioni di auto del 90% bloccando tutte le spese non indispensabili, licenziando oltre 10 mila dipendenti. Tagli che però sono stati decisi troppo tardi per potersi salvare. La Jefferies Financial Group, una delle più grandi società di investimenti bancari con sede negli Stati uniti, con una nota di analisi aveva avvertito gli investitori che la rivale società Avis sarebbe sopravvissuta alla crisi del coronavirus a differenza di Hertz che, a causa della lentezza nel tagliare i costi, avrebbe avuto una probabilità del 50% di salvarsi.

A differenza delle compagnie aeree statunitensi che hanno ricevuto miliardi di dollari in aiuti pubblici per evitare un destino simile, la Hertz non è riuscita a partecipare a questo tipo di aiuto finanziario. Le dimensioni dei debiti di leasing sono aumentate a causa della diminuzione del valore delle auto per effetto del coronavirus. Ad aggravare questa dimensione ci sono 14 miliardi di debiti scritti in bilancio che sono stati cartolarizzati. Cioè le banche hanno venduto il credito che vantavano nei confronti della Hertz a società veicolo che lo hanno comprato emettendo dei titoli obbligazionari che sono stati collocati nel mercato, trasformando di fatto il credito in una attività divisa e vendibile. Ma non esiste in questo momento un bilanciamento tra il valore di questi titoli rispetto e il valore commerciale del parco macchine.

Prima della pandemia comunque, la Hertz era già sotto pressione a causa dei servizi offerti dalla multinazionale americana Uber, società che tramite la sua piattaforma web offre servizi più vantaggiosi di trasporto passeggeri. Per cercare di combattere questa minaccia, la Hertz ha cominciato a modernizzare la sua applicazione web per smartphone migliorando la gestione delle auto per ridurre il costo di noleggio.

“Nessun business è stato creato per zero entrate”, ha detto l’ex CEO Kathryn Marinello. Hertz e le sue filiali continueranno a funzionare regolarmente, e le sedi operative in Europa, Australia e Nuova Zelanda non rientrano in questa procedura fallimentare. Ovviamente esistono seri dubbi in merito alla capacità di Hertz di continuare ad operare rimborsando l’esposizione in bilancio e avere comunque a disposizione la liquidità necessaria. Molto dipenderà dai creditori.