L’Oratorio, il Lions e le Tre Ruote dell’APE. Fare del bene al tempo del Coronavirus – Intervista a don Emanuele Di Marco

Quando ho saputo che il Club si era impegnato in favore delle attività benefiche di don Emanuele Di Marco, ne sono stato felice. Mi sono detto: “di queste cose bisogna parlare”.

Sono andato a trovare don Emanuele all’Oratorio nel quartiere Maghetti. Abbiamo parlato per più di un’ora ed è stato molto interessante. La sede è bella e gode di una collocazione ideale, nel cuore della Città. La tradizione non manca (sono 118 anni!) e il “nuovo che avanza” viene dall’entusiasmo e dal duro lavoro di don Emanuele.

Un’intervista di Francesco De Maria.

* * *

Francesco De Maria  Com’è avvenuto il suo contatto con il Lions Club Lugano?

don Emanuele Di Marco  Conosco personalmente alcuni membri, intrattenendo con loro legami di amicizia è nata spontanea l’idea di collaborare in qualche progetto che fosse per il bene comune.

Il presidente Dario Curti le ha parlato del Lions Club International e delle sue finalità benefiche?

Certo, non nascondo che comunque avevo già avuto modo di leggere qua e là alcune notizie circa l’importante presenza che il Lions Club riveste in numerosi ambiti.

Come si sono concretizzati i “services” del Lions Club Lugano in favore delle sue attività? Pensa che questa “sinergia” potrà continuare?

Il primo tangibile segno ha visto la sponsorizzazione per l’acquisto di un veicolo APE Piaggio. Esso è il quarto veicolo di questo tipo a servizio dell’Associazione “Un Cuore a Tre Ruote”. Abbiamo fondato questa Associazione per accompagnare le famiglie che attraversano un momento di difficoltà economica nel territorio ticinese: i veicoli (attualmente dislocati a Gordola, Lugano Nord, Lugano Centro e Balerna) raccolgono casalinghi e alimentari che poi vengono consegnati direttamente ai bisognosi.

La consegna dell’APE. Don Emanuele e il presidente Dario Curti

Noi ci troviamo all’Oratorio, nel quartiere Maghetti. Ci parli dell’Oratorio. Da quanto tempo ne è il responsabile? Com’è organizzato?

L’Oratorio di Lugano nasce nel 1902. Ha attraversato anni molto ricchi e intensi, attraversando momenti di grande riconoscimento pubblico. Era l’istituzione per il tempo libero per eccellenza, qui confluivano i giovani luganesi per giocare a pallone, per guardare qualche film o seguire le lezioni di “dottrina”. Tra questi… anche mio padre…! Si sono succeduti molti responsabili: ho ricevuto l’incarico dal Vescovo Valerio nel 2014, al rientro dagli studi a Roma. Al momento di iniziare questa nuova avventura il Vescovo mi espresse il desiderio che le attività riprendessero vigore, in effetti negli ultimi anni vi era stata una costante diminuzione che aveva portato alla chiusura delle ultime attività. Penso alla Sezione Scout Ceresio e agli Aspiranti. Si trattava quindi di ripartire con un progetto accattivante, con qualche proposta fuori dal comune. Un… rilancio, insomma. E fu così. Iniziammo con un gruppo di amici (preferisco chiamarli così… più che “volontari”), abbiamo reso la struttura molto bella e accogliente, poi una serie di attività curiose per far conoscere l’esperienza dell’Oratorio: tornei di calcetto, gare di auto radiocomandate, MasterChef, giro delle chiese in monopattino… questo ha permesso di recuperare una certa visibilità a livello pubblico, favorendo un’immagine positiva e collaborativa anche con le autorità. Il 30 settembre 2017, dopo importanti lavori di ristrutturazione (finanziati grazie a Fondazioni locali e donazioni private) alla presenza del Vescovo Valerio, del Vescovo emerito Pier Giacomo, del Consigliere di Stato Paolo Beltraminelli e del Sindaco Marco Borradori abbiamo inaugurato il nuovo Oratorio.

Quali sono le attività proposte ai bimbi/ragazzi? Quanti sono? C’è un’evoluzione numerica in positivo?

Le attività sono aperte e pubbliche, le uniche iniziative per le quali sono previste iscrizioni sono quelle legate al percorso di catechismo di preparazione ai sacramenti. I numeri sono aumentati, attualmente sono circa 180 iscritti.

La sede di cui dispone è sufficientemente ampia? È funzionale?

Siamo molto felici di quello che abbiamo, gli spazi sono accoglienti, funzionali e molto apprezzati. Certo, quando sono previste attività che prevedono una grande presenza… cerchiamo di organizzarci di conseguenza.

Come valuta il Quartiere Maghetti nel suo complesso? Quali i suoi punti forti… e quali i suoi punti deboli?

Bisogna chiedere agli esperti del settore… io da responsabile dell’Oratorio posso solo notare la difficoltà del complesso, dovuto a molti fattori. Sarebbe stato molto bello fare in modo che l’Oratorio avesse un’entrata non sulla piazzetta san Rocco ma direttamente dalla parte commerciale. Avrebbe significato un passaggio settimanale di famiglie e bambini che avrebbero alimentato l’attività commerciale.

A parte l’Oratorio, quali sono le sue funzioni nella Diocesi? Ha un rapporto stretto con monsignor Vescovo?

Attualmente insegno alla Facoltà di Teologia di Lugano (Teologia, Catechetica, Pedagogia religiosa), sono Cerimoniere Vescovile e Cappellano della Protezione Civile Lugano Città.

Tutti parlano del Coronavirus (24 ore su 24). Dobbiamo farlo anche noi. Come ha trascorso questi due lunghi mesi di lockdown da sacerdote e da animatore dell’Oratorio?

È stato un colpo molto duro per le attività… il 10 marzo, con un video pubblicato sul nostro canale YouTube e sui social, abbiamo comunicato la sospensione delle attività ordinarie. Abbiamo continuato a raggiungere i nostri bambini e ragazzi pubblicando diverso materiale, per esempio il Vangelo della domenica fatto con i mattoncini LEGO (si chiama “Brico Vangelo”, inventato da noi). È iniziata poi una fase di attività straordinarie: la spesa per gli anziani e ammalati impossibilitati a lasciare il proprio domicilio “TeLaPorto” o l’iniziativa “Un Cuore a Tre Ruote” per le famiglie bisognose.

Quale lo stato d’animo suo, e delle persone con le quali è entrato in contatto? Hanno cercato/trovato conforto nella religione?

Un orizzonte di fede consente di affrontare le varie difficoltà con uno sguardo diverso, sia nell’affrontare i vari problemi, sia nel vedere il bene comune come espressione della vocazione cristiana all’amore fraterno. Occupandomi delle celebrazioni in streaming, TV e Radio del Vescovo Valerio ho avuto modo di vedere da vicino l’impegno del nostro pastore diocesano e della ottima risposta dei fedeli.

L’aiuto spirituale è importante, ma si manifesta anche l’urgenza di aiuti materiali. Quanto può essere povera la ricca Svizzera? Quanto è bisognosa la ricca (alcuni dicono malinconicamente: ex ricca) Lugano?

Rispetto a quando ero bambino percepisco una Svizzera, un Ticino, una Lugano con evidenti difficoltà economiche. Una terra molto ricca, con molte risorse e sicuramente privilegiata rispetto a molti altri paesi. Non solo: mi colpisce moltissimo il senso di condivisione e di impegno per il bene comune. Occupandomi con diversi amici del progetto Un Cuore a Tre Ruote, ci rendiamo conto di quanti nuclei famigliari vivano in precarietà. Persone che alle nostre latitudini hanno case spoglie o non riescono a pagare le varie pendenze, o ancora che devono risparmiare sacrificando persino l’alimentazione per i propri figli. Una realtà che, da luganese, fatico a comprendere. Le famiglie che ci vengono segnalate dai servizi sociali comunali, dalla parrocchie o da conoscenti hanno sovente molte difficoltà.

Come è organizzato il suo servizio di aiuto alle persone in difficoltà? Che cosa può fare e che cosa non fa? Come interagisce con i servizi statali?

C’è una buona collaborazione: i casi ci vengono segnalati e chiunque può farlo sul sito www.uncuoreatreruote.ch . Prendiamo contatto con la famiglia e portiamo la spesa il giorno stesso o il giorno successivo, spesa che raccogliamo posteggiando i veicoli APE in vari punti della città Lì chiunque può lasciare al suo interno alimentari o casalinghi, che verranno portati la sera stessa alle famiglie.

Il suo ambito d’azione si limita alle persone in qualche modo legate alla religione cattolica?

No, assolutamente.

Da lunedì 11 maggio siamo in fase di “ri-apertura”. Molti dicono, ed è quasi uno slogan: “nulla sarà più come prima”. Nascerà un modo nuovo? Non è un’esagerazione? Volendo prendere la frase per buona, che senso attribuirle?

MI auguro possa essere un mondo “rinnovato”. Parlare di un mondo “come prima” rischia di essere una pretesa di ritorno quasi cancellando il buono e la solidarietà che abbiamo sperimentato in questi giorni difficili. Perseguire un mondo “nuovo” rischierebbe di far dimenticare quanto sia servito ciò che è stato vissuto, anche di buono, bello e positivo prima della pandemia. Forse l’espressione “un mondo rinnovato” ci aiuta a comprendere meglio il bisogno di una società che viva bene la memoria del passato, l’impegno per il presente, la speranza per il futuro.

Esclusiva di Ticinolive