Il 30 maggio 1431 morì Giovanna d’Arco, la fanciulla che salvò la Francia in nome di Dio

Nell’inverno del 1455 un’anziana pellegri­na giunse a Roma per domandare udienza al Papa. Si chiamava Isabelle de Romée ed era venuta a piedi, dal suo sperduto villag­gio francese, Domrémy, per chiedere a Cal­listo III che la sentenza emessa ventiquat­tro anni prima dal tribunale di Rouen e che aveva condannato a morte sua figlia per eresia fosse annullata.

Giovanna era stata arsa viva a diciannove anni, dopo esser stata codar­damente venduta dai borgognoni agli inglesi, dopo non essersi piegata al tribunale della Chiesa, dopo non aver mai rinnegato gli ideali che l’avevano spinta a combat­tere. Era arsa per aver salvato la Francia.

Jules Eugène Lenepveu (1890 ca, Wiki commons)

Era stata condannata per conto del vescovo Cauchon con il pretesto dell’eresia, e arsa viva il 30 maggio 1431 a Rouen. Men­tre le fiamme avvolgevano il suo corpo in­catenato al patibolo di Rouen, tanto simile alla Croce, la fanciulla spirò gridando il nome di Dio.

Al cospetto del Papa, Isabelle, ventiquattro anni dopo, ottenne quel che, inginocchiata, chiedeva: il processo fu annullato, la sua famiglia riabilitata.

Giovanna divenne l’Eroina di Francia, in quanto fanciulla divenuta guer­riero, soldato divenuta martire, per amor di Patria.

Quasi mezzo millennio dopo, il 9 maggio 1909, ella fu canonizzata Santa.

Come nella vicenda di Gesù fu cattura­ta dopo un’ultima cena e subi il processo durante la Pasqua; come il centurione che crollò ai piedi della Croce, così un soldato inglese era caduto in ginocchio davanti al rogo ed il boia la sera dopo l’esecuzione si era disperato dicendo di aver ucciso una santa. In maggio Giovanna aveva scelto di combattere per la sua terra, in maggio era riuscita nella sua impresa, in maggio era stata catturata, in maggio era stata condannata, in maggio santificata. La vi­cenda della liberatrice d’Orléans, tragica e mistica al contempo, così correlata alla tradizione cristiana del maggio sia mari­ano che del martirio, fa sì che ella incarni lo spirito combattente per la fede, tanto puro da perseguire la virtù fino alla morte, senza mai rinnegare i propri ideali, nonos­tante l’abbandono di chi avrebbe dovuto salvarla. Anche nelle “voci” che l’avevano resa messaggera di Dio il legame con la tra­dizione è molto forte: il suo divino messo era un angelo guerriero, un spirito combat­ tente per la fede, portatore di quella guer­ra salvifica e liberatoria, di cui la Francia aveva disperatamente bisogno, seguito da due sante, come Giovanna, vergini e mar­tiri.

“Quella straordinaria, meravigliosa ragaz­za” come avrebbe detto il successivo Papa Pio II (il letterato Enea Silvio Piccolomini) entrò da subito nell’eternità della Storia in quanto portatrice di fede, salvezza, riscat­to. Eppure, per riuscire nella sua missione, aveva scelto la guerra. Quella guerra gius­ta, che porta alla libertà. Elogiata dai suoi fedeli, odiata ma soprattutto temuta dai suoi nemici, fu successivamente dissacra­ ta nel giacobinismo laico intollerante, in quanto simbolo della tradizione cristiana, per poi essere nuovamente innalzata alla gloria degli altari nell’Ottocento romanti­co. Simbolo di tenacia, volontà e patriot­tismo, Giovanna d’Arco è divenuta icona eterna che incarna i valori della tradizione, del riscatto e del!’orgoglio nazionale, contro l’imposizione piatta che annulla la me­moria identitaria. In Giovanna d’Arco si compendia la Francia sia nell’amor di pa­tria che nella tradizione cristiana, poiché ella è sia una santa cattolica (come il Santo crociato Luigi IX) che un’eroina nazionale (come la laica, simbolica Marianna); in lei si incarna lo spirito che si oppone alla schi­avitù, all’oppressione ed alla collaborazi­one con i nemici della sovranità. È eroina del Front National, in quanto esponente di quella parte del popolo che non si china e non accetta le imposizioni di una schiavitù chiamata pace, incitando il popolo a rialza­re la testa di fronte all’ignominioso trattato di Troyes.

E lei, fanciulla del popolo, lei che aveva pi­anto di fronte ai campi di battaglia, lei che avrebbe finito i suoi giorni ardendo su un rogo, lei soltanto era riuscita a smuovere gli animi dei francesi e a capeggiare una vittoriosa rivalsa.

Messaggera era divenuta combattente, condannata come eretica divenne martire. Devota e appassionata, mistica salvatrice di Francia, la fanciulla in armatura che cambiò le sorti della Guerra dei Cent’anni e che portò il suo Delfino all’incoronazione e la sua Francia alla vittoria, aveva inizia­to la sua breve, sfolgorante vita nel fuoco della guerra salvifica e liberatrice, per poi morire, sola e tradita, nel fuoco della con­danna. Carlo VII non si era minimamente mobilitato per salvare dalle fiamme colei che l’aveva posto sul trono, mentre ella gli era restata fedele fino alla morte. Forse Giovanna, già mistificata dal popolo, gli era più utile da morta che da viva, poiché così avrebbe avuto un motivo in più per additare agli usurpatori d’oltre Manica anche l’accusa di assassinio d’una santa. Sei anni dopo il Delfino avrebbe riconquistato Parigi, ma al trionfo non avrebbe assistito colei che più d’ogni altro ne era stata fautrice. Nel 1453 la Guerra dei Cent’anni avreb­be avuto finalmente termine.

Chantal Fantuzzi