Privatizzare lo spazio? – Intervista all’imprenditore Massimo de Caro

A cura di LILIANE TAMI

Il 31 maggio 2020 è stata una data storica: per la prima volta, un veicolo privato ha portato degli astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. L’era della privatizzazione dello spazio, e della sua apertura al pubblico, è stata resa pubblica con l’approdo della Crew Dragon “Endeavour”, della Space X di Elon Musk allo sportello della ISS.

In questa intervista l’imprenditore Massimo De Caro, la cui vita degna di un romanzo di Jorge Luis Borges è già stata raccontata nel libro Max Fox – o le relazioni pericolose, parla delle grandissime opportunità date dalle nuove aziende che si occupano di tecnologie spaziali. Grazie alla sua azienda Human Space Services, infatti, chiunque – a prezzo accessibile!- può provare l’ebbrezza di avvicinarsi di persona al meraviglioso settore dei satelliti spaziali e, addirittura, mandare i propri oggetti o fotografie in orbita e monitorarli tramite applicazione.  In questa brevissima intervista Massimo De Caro –erede spirituale di Galileo Galilei?- parla della sua missione….per portare noi uomini comuni più vicini alle meraviglie dello spazio siderale.

Al centro, con il CD in mano, Massimo de Caro

Liliane Tami  Gentile dott. de Caro, perché ha deciso di dedicarsi allo spazio?

Massimo de Caro  Ho deciso di cimentarmi in questa particolare attività finalizzata a relazionare l’uomo comune con lo spazio perché è un ambito ancora vergine. Analizzando i dati erogati dalle grandi banche d’affari mi sono accorto che i maggiori investimenti del futuro verranno fatti proprio in questo settore e quindi è bene iniziare, prima che lo faccia qualcun’altro. Si stima, infatti, che fino al 2040 verranno investiti fino a 1000 miliardi di euro per la ricerca spaziale! Sebbene l’attività in orbita sia in continua crescita, l’aspetto che riguarda la comunicazione e la gente normale con lo spazio non è ancora stato affrontato da nessuno ed è proprio qui che io, per primo, opero.

Alcune Star, come Lady Gaga, hanno già prenotato per gli anni a venire un primo viaggio turistico nello spazio con altre aziende. Cosa ne pensa?

E’ positivo che avvenga un cambio di paradigma, ossia che lo spazio cessi di essere una proprietà esclusiva delle grandi imprese e dei governi per aprirsi invece ai privati. I primi viaggi turistici a gravità zero dureranno 15 minuti e costeranno 200 mila dollari, ma in futuro i costi si abbasseranno. La rivoluzione che sto facendo è simile a quella di Steve Jobs coi Personal Computer: inizialmente i computer erano meno di 10 in tutto il mondo, ma lui ha capito che dovevano diventare un elettrodomestico di uso comune ed entrare in tutte le case. Allo stesso modo desidero che tutti capiscano che la conquista dello spazio…è alla portata di chiunque.

Come mai adesso lo spazio è diventato un terreno di conquista dei privati e non più delle nazioni?

Per un semplice motivo: le nazioni e il campo militare non hanno la necessità di rendere lo spazio in un luogo turistico aperto a chiunque. Di conseguenza gli imprenditori devono capire che tocca a loro fare dei viaggi in orbita la nuova frontiera del business, della tecnologia e dell’evoluzione della società umana. Dal primo volo in aereo di Orville Wright nel 1903 al primo passo sulla luna, nel 1969 , ossia cinquant’anni, sono stati fatti progressi incredibili! Ma dal volo dell’Apollo 11 verso al nostro satellite ad oggi non è stato fatto più nessun grande progresso proprio perché gli stati hanno cessato di investirvi grandi somme. Durante la guerra fredda vi era la necessità politica degli USA e dell’URSS di conquistare lo spazio, ma oggigiorno non vi è più un vero interesse per questo settore. Quindi, per ciò che riguarda le tecnologie relative alla gravità zero e i viaggi in orbita, siamo anche in ritardo rispetto al nostro potenziale! Dobbiamo recuperare il rallentamento scientifico che, a causa dei pochi investimenti, ha frenato la ricerca spaziale! Se fossero stati erogati più soldi soldi alla ricerca spaziale, forse oggi avremmo già iniziato a colonizzare Marte.

In cosa la sua azienda si differenzia dalle altre società spaziali?

Dalla sua dinamicità e dal suo stretto contatto con la gente comune: ovviamente abbiamo anche noi il nostro team di esperti, scienziati ed astronauti, ma vogliamo aprirci a tutti. Per questo stiamo puntando ad assumere personale giovane, creativo e motivato. Per noi è molto importante concentrarci soprattutto sull’aspetto legato alla comunicazione.

Cosa è il  progetto Space Factory 25?

È un’idea nata per mettere insieme giovani menti creative e geniali in grado di dare un grande contributo al progresso scientifico. Il pittore Andy Warhol aveva creato la sua factory composta da giovani di talento proprio per ottenere il meglio da tutti ed entrare nella storia. Grazie a Factory25, dove hanno luogo riunioni di idee e di personalità,  vogliamo spronare i giovani a ragionare sull’impossibile. “Il progresso è la realizzazione dell’utopia”, diceva infatti Oscar Wilde!

Avete anche progetti con collaborazione con le università?

Si, proprio adesso stiamo lavorando per fare degli accordi con diverse università e anche con alcuni istituti di studio superiore. Mi piacerebbe iniziare anche a collaborare con università o licei svizzeri! Altre aziende stanno già iniziando a progettare alberghi in orbita, a gravità zero, quindi è importantissimo che i giovani prendano coscienza di queste possibilità professionali per il loro avvenire. Quello che ai non addetti ai lavori sembra fantascienza…è per altri una realtà professionale già avviata.

Chiunque può diventare collaboratore o sponsor della Human Space Services?

Certo, ed è semplicissimo! Basta andare sul nostro sito www.hspaceservices.it o scrivere direttamente a me, m.decaro@hspaceservices.it . Siamo sempre alla ricerca di nuovi stimoli e soci, inoltre sono anche disponibile per tenere conferenze all’interno di scuole ed istituti per presentare l’azienda e parlare ai giovani delle infinite possibilità formative, educative e professionali che offre il cosmo.

In cosa consiste il progetto chiamato “Space Lighting”?

Gli astronauti, durante le missioni, vivono nello spazio per un periodo di circa 6 mesi. Le difficoltà fisiologiche e psicologiche che incontrano nello stare tutto questo tempo a gravità zero sono parecchie, quindi è importante offrire loro le condizioni migliori per poter lavorare nel più sereno dei modi. Prima del 2030 gli astronauti raggiungeranno Marte, ma per fare ciò dovranno stare in orbita 2 anni e quindi è importantissimo, attualmente, trovare i sistemi che rendano il loro viaggio più piacevole possibile. La Human Space Services, dunque, ha sviluppato insieme alla Performance iN Lighting, ad una nota società aereospaziale ed un importante équipe medico il nuovo sistema di illuminazione della Stazione Spaziale Internazionale proprio per il benessere degli astronauti. Grazie a questo sistema di illuminazione, che simula in modo naturale l’alternanza giorno-notte per rispettare i ritmi circadiani dell’uomo, il benessere psicofisico del personale che lavora sulle nostre navicelle spaziali è notevolmente migliorato.

Cosa è un 3 unit cubesat?

Gli One Unit cubesat sono nanosatelliti, ossia piccole unità di 10 cm x 10 cm. Il nostro 3 unit cubesat, di cui abbiamo già un prototipo, è invece di 30 cm x 10 cm. Questo nanosatellite, quando viaggerà in orbita, sarà messo in contatto con le scuole per esercizi didattici ed educativi. Il costo di questa missione è anche relativamente basso, infatti si aggira attorno agli 80-90mila euro e stiamo cercando degli sponsor. Basteranno 60 scuole che, pagando un abbonamento di duemila euro, fruiranno della connessione diretta col satellite in orbita per coprire i costi dell’investimento. La meraviglia dei ragazzi che, stando in aula, potranno monitorare gli spostamenti del satellite e vedere in diretta le immagini dello spazio sarà infinita! E, sicuramente, l’essere coinvolti così da vicino in una missione spaziale farà capire loro che le ambizioni professionali, anche quelle più folli come l’indagine del cosmo, possono essere realizzabili. “Stay hungry, stay foolish”, diceva quel “pazzo” di Steve Jobs che sognava di dare un computer ad ogni persona…