Mark Zuckerberg non modera i controversi post del presidente Donald Trump

 


La scorsa settimana 
Donald Trump ha twittato che “quando iniziano i saccheggi, si inizia a sparare”. Un messaggio, inviato anche via Facebook, per esortare i militari ad intervenire nelle proteste di Minneapolis, che è stato interpretato da molte persone come un appello alla violenza durante le manifestazioni. Le proteste si sono tenute a livello nazionale per la morte dGeorge Floyd, un uomo di colore di 46 anni ucciso il 25 maggio scorso per soffocamento durante un brutale arresto per aver usato in un negozio una banconota di 20 dollari contraffatta per l’acquisto delle sigarette. L’ufficiale di polizia che si è inginocchiato sul collo di Floyd mentre chiedeva di poter respirare, è stato accusato di omicidio e arrestato.

Da quel giornole manifestazioni contro il razzismo e la violenza usata dalla polizia sono aumentate in diverse città degli Stati Uniti con una forte escalation che ha generato violenti scontri e disordini. L’uomo afroamericano era stato in precedenza in prigione 5 anni per rapina e aveva deciso di trasferirsi a Minneapolis per cambiare vita.

Twitter ha subito messo un’etichetta di avvertimento contrassegnandolo come contenuto violento. Facebook ha invece rifiutato di intraprendere qualsiasi azione in merito al postZuckerberg è intervenuto personalmente per lasciare il messaggio in sospeso, sostenendo che non costituiva una violazione della politica aziendale che consente agli uomini di stato di mettere in guardia l’opinione pubblica sull’uso della forza

Decisione che potrebbe costituire un precedente pericoloso secondo il parere degli attivisti per i diritti civili. “Siamo delusi e sbalorditi delle incomprensibili spiegazioni di Mark per aver permesso al post di Trump di rimanere in piedi”, hanno detto tre leader americani per i diritti civili dopo aver incontrato lunedì i dirigenti di Facebook. “Mark sta creando un precedente molto pericoloso per altre voci che potrebbero dire cose dannose simili su Facebook… Si rifiuta di riconoscere come Facebook stia facilitando la richiesta di violenza di Trump contro i manifestanti… Non ha una reale comprensione della storia o dell’impatto attuale della soppressione, del razzismo o della discriminazione”, hanno affermato Vanita Gupta, amministratore delegato di Leadership Conference on Civil and Human Rights, Sherrilyn Ifil, presidente del fondo di difesa legale NAACP e Rashad Robinson, presidente di Color of Change.

Il crescente sdegno tra i dipendenti di Facebook, che credono si debba agire contro il controverso post di Trump, ha portato ad uno sciopero virtuale al quale hanno aderito massicciamente per esprimere il dissenso e rispondere alla non risposta di Zuckerberg sulla chiara politica di Facebook che afferma la rimozione di linguaggi che incitano alla violenza.

Il presidente Trump ha organizzato nei giorni scorsi una campagna aggressiva affinché non possano essere taggati i suoi messaggi con avvisi. La scorsa settimana infatti, ha firmato un ordine esecutivo per rivedere le tutele legali dei social media in caso di “censura selettiva”. Pochi giorni fa inoltreZuckerberg ha avuto una telefonata con Trump proprio in merito alla decisione di non moderare i suoi post.

I dipendenti di Facebook sostengono da tempo che la società per cui lavorano ha un problema con le persone di colore. Il popolare social network ha una rappresentazione incredibilmente bassa di impiegati afroamericani.