I referendum hanno fatto fallire l’aeroporto? – Martino Rossi pone la cruciale domanda

LASA, UNA MORTE ANNUNCIATA. NUOVA VITA? (titolo originale)

L’alternativa al piano B è il piano C (si veda il testo)

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La nostra opinione sul Messaggio del municipio (“ricapitalizzazione e rilancio”) – portato in primis dalla Lega, ma votato anche da PLR e PPD – era negativa poiché ci sembrava che esso non offrisse prospettive ragionevoli di successo. Non perché odiamo gli aerei o visceralmente amiamo i campi di patate. 

L’aeroporto dovrebbe continuare, in una forma adeguata e sostenibile? Secondo noi sì. 

Oggi pubblichiamo questo articolo ma… non c’è solo Martino Rossi, il quale argomenta con competenza non disgiunta da severità. Audiatur et altera pars! Saremmo lieti di dare la parola in primis al Sindaco, o a un’altra personalità di primo piano (anche PLR o PPD). L’ideale sarebbe che si procedesse in forma di intervista. Risposte franche a domande magari difficili. Una bella chance.

Persino Martino Rossi può essere contestato o, addirittura, confutato.

ADDENDUM (ore 10)   Se si fa astrazione dal “piano C” (eventualità estrema) è evidente che la Città (ma diciamo pure le forze politiche nel loro complesso) dovranno trovare una soluzione minimale praticabile, la soluzione “oltranzista” essendo caduta. 

In quest’ottica sarà essenziale comprendere se “partecipazione dei privati” o “gestione privata” siano solo parole al vento o corrispondano a qualcosa di concreto.

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È un tema passato di moda quello dell’aeroporto. Tuttavia il Consiglio comunale di Lugano ne riparlerà in luglio per ratificare la liquidazione di Lugano Airport SA (LASA).

Tre questioni meritano dunque ancora qualche riflessione: la vera causa della liquidazione; il licenziamento dei ¾ del personale; il futuro dell’aeroporto.

Liquidazione LASA: Referendum, Coronavirus, Mago Merlino?

Per molti mesi la tesi più gettonata è stata che i referendum, cantonale e comunale, sottoscritti da oltre 10’000 cittadini fossero la causa che avrebbe portato LASA al fallimento.

Tesi fragile, poi sostituita con quella del “virus cinese”. Prima di trovare questi capri espiatori, un noto settimanale invocava calamità magiche come l’”incontinenza dell’Uroc” (rapace notturno). C’era forse lo zampino di Mago Merlino (senza allusioni al nome dell’ultimo direttore di LASA)?

Eppure la spiegazione è semplice, e sta tutta in un “disegno” che sembra proprio necessario per i redattori di quel settimanale che concludono da oltre 20 anni molti loro articoli con la stucchevole frase “chiaro o ci vuole un disegno”? Eccolo:

Nei 14 anni di vita di LASA, la Città e in minima parte il Cantone non hanno lesinato il loro appoggio: il totale dei contributi per la gestione corrente e gli investimenti ha sfiorato i 40 milioni di Fr., 2.8 mio. Fr. in media annua (curva blu). Ciò nonostante LASA ha cumulato 12 milioni di disavanzi d’esercizio, 0.9 mio. Fr. annui (curva arancione).

Soprattutto, il risultato di tali sforzi è stato catastrofico: gli utenti (passeggeri dei voli di linea e privati, compresa la scuola di volo) sono scesi da quasi 200’000 nel primo anno di LASA a 60’000 nel 2019, anno in cui si è volato ancora su Zurigo fino a settembre (curva rossa).

Il bacino di passeggeri locali troppo limitato, l’impossibilità di acquisire clientela lombarda già servita a minor costo e con maggiore offerta da tre aeroporti, i migliori collegamenti ferroviari con Zurigo, i fallimenti e le rinunce di compagnie che perdono soldi volando da Lugano: queste sono le cause del fallimento (o liquidazione) di LASA. Invocare i referendum, il Coronavirus, Mago Merlino, o anche l’incapacità dei gestori di LASA è fumo negli occhi. Chiaro, ora che avete il disegno?

Licenziamento del personale: inganno e irresponsabilità

Da dicembre 2017 sono cessati i voli su Ginevra (45’000 passeggeri in media annua) e da ottobre 2019 quelli su Zurigo (90’000 passeggeri in media). Queste due linee rappresentavano i 3/4 dei passeggeri totali di Lugano-Agno. Eppure da fine 2017 a fine 2019 il personale occupato direttamente da LASA è rimasto quasi invariato: 6 persone in meno (-7%) ma le medesime unità in equivalente tempo pieno (70).

Erano ovvi l’insostenibilità di tale situazione e l’inganno al personale (ormai senza lavoro) cui si diceva che sarebbe potuto rimanere alle dipendenze di LASA se solo i referendum fossero stati respinti. Invece di procedere con un impegno forte per il ricollocamento del personale in esubero, si è fatto ricorso al lavoro ridotto, millantando la ripresa a breve dei voli di linea, almeno su Ginevra. Si è perso tempo prezioso, si sono lasciati nell’incertezza e nell’illusione i collaboratori. In gennaio è poi sopraggiunta una decisione brutale e avventata: il licenziamento di tutti i collaboratori per fine aprile, che sarebbe stato revocato se i referendum contro il finanziamento pubblico dell’aeroporto fossero stati respinti.

Di nuovo un inganno, e una doppia irresponsabilità

Da una parte, il costo medio del personale è di 90’000 fr./anno, 7’500 Fr./mese. Senza una rapida inversione di tendenza del declino di LASA osservato negli ultimi tre lustri – cui può credere, direbbe qualcuno, solo chi “è caduto dal seggiolone da piccolo” – la ricapitalizzazione di LASA senza ridimensionamento dell’organico sarebbe solo servita a pagare stipendi a persone senza lavoro da svolgere.

D’altra parte, anche il Gigi di Viganello era cosciente che 10 o 20 collaboratori sarebbero stati necessari anche per un aeroporto dedicato esclusivamente all’”aviazione generale” (senza voli di linea). LASA invece ha licenziato tutti (!) e l’UFAC (Ufficio federale dell’aviazione civile) ha subito comunicato che, in tal caso, per fine aprile sarebbe stata costretta a decretare la chiusura dell’aeroporto! Da cui la retromarcia precipitosa di LASA: tutti ancora occupati fino a fine maggio e poi 17 unità di personale (in equivalente tempo pieno) sarebbero state assunte dalla Città (visto che LASA sarebbe stata liquidata) e 45 licenziate (il 73%). Il grande inganno è stato svelato, la grande ipocrisia smascherata. Questa gestione sconclusionata è la vera responsabilità dei dirigenti di LASA (Consiglio d’amministrazione, Municipio di Lugano e Consiglio di Stato), ma non certo il declino dell’aeroporto, le cui ragioni profonde sono state chiarite più sopra.

Il futuro dell’aeroporto

Nel messaggio municipale che sarà discusso dal Consiglio comunale in luglio (ratifica della liquidazione) si persevera nelle menzogne. Si legge a pag. 10: “Viene ribadito che l’obiettivo finale del Municipio, come del resto deciso dal Consiglio Comunale in occasione della votazione dei crediti per il risanamento della Società, sia il trapasso della gestione dello scalo ad investitori privati”.

Peccato che non vi sia nessuna traccia di tale “decisione” nella risoluzione proposta dal Municipio e votata dal CC. Peccato che il “trapasso della gestione dello scalo ad investitori privati” era la proposta che si trovava nel Rapporto di minoranza della Commissione della gestione, votato in aula solo dal PS e dai Verdi, combattuto aspramente dal Municipio e respinto da LT, UDC, PLR, PPD!

E ora? Ora si sta lavorando a quel trapasso ai privati, con cinque mesi di ritardo da quando lo “statalista” PS lo ha proposto, facendo capo ad esperti esterni che accompagnano il Municipio, così come era stato pure proposto dal PS accusato allora di voler “commissariare” il Municipio stesso oltre che il CdA di LASA…

Questa operazione avrebbe potuto essere fatta in modo più tempestivo e agevole senza fallimento e/o liquidazione di LASA. Su questo tema il Messaggio del Municipio è tardivamente sincero sconfessando… il Municipio stesso che insisteva  sul fallimento inevitabile se i referendum fossero stati accolti dal popolo (cui è stato impedito di votare sfruttando il diritto d’eccezione istituito causa Coronavirus). Si legga a pag. 9 del Messaggio: “Il Municipio quale unica alternativa all’iter intrapreso (la liquidazione) avrebbe dovuto garantire i fondi propri necessari con un ulteriore aumento del credito in conto corrente postergato”. Che scoperta. In un modo o nell’altro i “costi della transizione” alla “nuova LASA” rimangono a carico della Città, perché il Cantone si è defilato. La SA, liberata dai suoi debiti verso la Città avrebbe potuto essere ricapitalizzata dagli investitori privati interessati, cui ci si rivolge ora con un iter tortuoso: liquidazione vecchia LASA, municipalizzazione temporanea dell’aeroporto, creazione di una nuova LASA…

Ma riusciranno le trattative con i privati? In quanto tempo? A quale costo per la Città? Per cominciare, la Città perde i suoi 4 milioni di credito verso LASA, più circa 0,5 mio. per condono affitti, e impegna 0,5 mio. Fr. per il piano sociale: spese che avrebbero dovuto essere condivise con l’altro azionista di LASA, il Cantone. Ritira poi attrezzature e materiali da LASA per circa 0,5 mio. Infine, assicura la copertura delle perdite da giugno a dicembre stimate in circa 1 mio. Fr. Totale, 6,5 mio. Fr. in cifra tonda.

Sarà questo l’ultimo finanziamento pubblico all’aeroporto? In teoria sì, perché il Messaggio del Municipio ricorda che i futuri investimenti dovranno essere finanziati dai privati, compresi gli Hangar da cui i privati ricaveranno poi gli affitti per far quadrare i loro conti. L’investimento in Hangar già deliberato dalla Città nel 2018 (6 mio. Fr.) dovrebbe dunque essere cancellato, se non è già decaduto automaticamente perché non speso a causa di un ricorso. E quello dei ricorsi è la spada di Damocle che pende su tutta l’operazione di trapasso della gestione aeroportuale ai privati. Il Municipio, per ora, non ha potuto (ho voluto, insinua qualcuno) facilitare un accordo fra la cordata di investitori che sembra la meglio intenzionata a farsi carico della “nuova LASA” e gli altri “galletti nel pollaio” dell’aeroporto intenzionati a valorizzare le loro proprietà immobiliari in quell’area e che minacciano ricorsi a destra e a manca.

Diciamolo chiaramente: se i privati non trovassero una soluzione equa fra loro e la Città, non sarebbe accettabile far rientrare dalla finestra quei finanziamenti pubblici in perdita che 10’000 cittadini hanno voluto bloccare tramite i referendum su cui non si è voluto lasciarli votare. L’alternativa al “piano B” (aeroporto finanziato e gestito dai privati) è una sola: il “piano C” di dismissione delle attività aviatorie a Lugano (Locarno è in attesa…) e la ri-pianificazione di quell’area pregiata a favore dei cittadini e dello sviluppo a lungo termine del Luganese.

Martino Rossi, economista /Lugano 19 giugno 2020