Pierino e i lupi – Racconto di Anna Lauwaert

Questa è la storia del mio amico Pierino.

Pierino è un contadino, anzi un alpigiano. In paese possiede una bella azienda agricola e d’estate va sull’alpe con le mucche e, dall’altra parte dell’alpeggio, ha anche un centinaio di pecore che secondo la nostra tradizione vagano incustodite e poi scendono in stalla quando arriva l’autunno.

Una mattina dell’altr’anno, Pierino parte a controllare le sue pecore e quando arriva sul posto scopre una scena apocalittica: il gregge completamente sconvolto, animali terrorizzati  nascosti perfino nel bosco ed il prato cosparso di cadaveri più o meno dilaganti.

Prima lo shock, poi la disperazione,  Pierino cade in ginocchio piangendo  ed in fine, quando riesce a riprendersi, chiama i carabinieri che vengono su con la jeep, fanno il sopraluogo e le costatazioni del caso e gli chiedono di presentarsi in ufficio per il seguito delle pratiche.

“Quindi, dice il Comandante, su 126 pecore, 17 uccise, 8 ferite gravi, 7 ancora disperse…  Abbiamo già visto di peggio. Per fortuna ci sono i risarcimenti”.

“A me non interessano i risarcimenti, se io tengo le pecore è perché mi piacciono e vederle cosi martoriate, non lo sopporto”

“Lo so, diete tutti cosi, uno ama le sue bestie se no fa un altro mestiere e prima o poi si dovrà arrivare al dunque…”

“Quale dunque?”

“Bè cambiare mestiere… è quello lo scopo…”

“ E di chi?”

“Del governo mondiale… ma non l’ha ancora capita? Non si può andare avanti col naso ficcato solo nel proprio orticello, si deve ragionare a livello planetario… Siamo ormai il villaggio globale. Ogni regione ha le sue specificità: L’Europa ha la  sua creatività che viene esportata e realizzata altrove, in compenso le sue bellezze storiche e naturali costituiscono il parco di svago per quei poveretti stressati nei loro grattacieli coi loro computer…”

“E noi cosa c’entriamo?”

“L’arco alpino va adibito a riserva naturale come lo Yellowstone in America “

“Cosa c’entro io con le mie pecore?”

“Ma Pierino, deve capire che per il rewilding si deve togliere la presenza umana, ritornare alla natura selvaggia. È ben per quello che hanno reintrodotto i grandi predatori come dicono loro… è ben per quello che hanno inventato il WWF e le associazioni Pro Natura ecc…”

“Si, ma io cosa faccio?”

“Bè, farà come tutti gli altri: andrà a vivere in una agglomerazione destinata all’insediamento degli umani mentre la natura sarà riservata agli animali e alla vita selvaggia, e allora i turisti giapponesi e africani verranno a visitare il parco e a fare trekking e bird watching e safari foto… “

“Qui, nelle nostre montagne?”

“Ma Pierino,  non lo sapeva? Non guarda la televisione?”

Pierino rimase di stucco, torno su i suoi alpeggi e si mise a pensare. Che strana storia…

Lentamente l’estate finì, poi segui l’autunno ed il ritorno in paese e nelle stalle e poi l’inverno si avvicinò mentre Pierino continuò a rimuginare.

Nella città vicina, c’era un quartiere dove nessuno andava e dove le scritte sulle botteghe e sui ristoranti non erano molto nostrane.

Un giorno, incontrando il segretario comunale gli chiese:

“Ma quelli che razza di gente è?”

“Quelli sono i Turchi e dopo hai una strada con dei Marocchini, i Cinesi sono molto più lontano perché non è che si sopportano a vicenda…”

“E di Albanesi non ce n’è?”

“Ma si, tutte quelle scritte che non si capiscono, quelle case attorno alla stazione del treno… ce n’è un bel po’…”

Una mattina Pierino disse a sua moglie:

“Questa sera non aspettarmi per cena, devo fare una cosa per il patriziato…”

E siccome sua moglie era abituata alle sue “cose” , rispose semplicemente di sì e al suo solito orario accese la tivù e poi andò a letto.

Pierino invece passò qualche volta nel viale della stazione, poi scelse il ristorante che gli sembrava il più tipico, entrò e si sedette in un angolino…

“Cosa posso servire?” chiese il cameriere.

“Un piatto tipico dalle vostre parti” rispose Pierino.

La settimana seguente disse a sua moglie di non aspettarlo per cena perché doveva verificare una roba per il comune e poi torno nello stesso ristorante e chiese ancora qualcosa di esotico come l’altra volta.

Ogni settimana, lo steso giorno e alla stessa ora si presentò nello stesso ristorante e dopo la quinta volta era diventato un habitué e scambiava qualche parola con la gente del posto e poi si decise a saltare fosso e chiese al cameriere di poter parlare col padrone.

“Come posso esserle utile?” chiese il padrone.

”Bè – disse Pierino – è un po’ delicato… So che voi siete gente perbene e che non c’è veramente niente da ridire, sono io che ho un problema… dovrei comperare discretamente un arnese un po’ particolare…”

“Dipende dell’arnese…”

“Appunto è ben quello: avrei bisogno di un silenziatore e di un visore notturno”.

Il padrone si raddrizzo come offeso e mise le mani in avanti per protestare.

“No, no, intervenne Pierino, non voglio ammazzare nessuno, è piuttosto tipo bracconaggio ma capisce, quello non posso comperarlo dall’armaiolo e so che voi nelle vostre montagne siete dei bravi cacciatori. Anch’io sono cacciatore, ma qui quelli dell’amministrazione non capiscono niente.”

“Ma lei chi è?” chiese il padrone.

“Già, disse Pierino, io mi chiamo Pierino, sono l’alpigiano della montagna che vede li sul fondo e non ho grandi amicizie con la polizia.”

“Allevate anche pecore?”

“Certo: pecore, agnelli, formaggi… “

“ Si potrebbe parlare con mio cugino… Venga qua a quest’ora giovedì prossimo”

Il giovedì seguente fu puntuale e, appena entrato,  il cameriere venne a chiedergli di accomodarsi nella saletta dove si poteva parlare più tranquillamente.

“Come mai è venuto da noi?” chiese il cugino.

“Bè vede, non sapevo a chi rivolgermi ma siccome nei tempi ho letto quel romanzo di Jef Geraarts sull’incarto K ho pensato che voi siete gente seria e quindi… “

“È cacciatore, lei?”

“Sì…”

“Che fucile ha?”

“Un Blaser…

“E le serve un silenziatore ed un visore notturno”

“Esattamente”

“Torni qui la settimana prossima ma non lo stesso giorno…”

Quando Pierino ritornò fu accolto con due altre persone, parlarono un po’ poi uno dei nuovi arrivati disse:

“ Dovrebbe portarmi il suo fucile perché si deve vedere l’adattatore e poi il prezzo, e poi… niente scherzetti perché sa che noi siamo gente… seria…”

“Sì, sì – disse Pierino, anch’io sono una persona seria…”

Insomma andò a finire che quando in primavera Pierino salì sull’alpe con le pecore, prese con se anche i suoi arnesi speciali e rimase a fare la guardia di notte mentre le altre attività erano state distribuite tra un suo fratello e due operai che già da anni venivano a fare la stagione.

All’inizio le notti furono tranquille e poi una sera senti che le pecore erano nervose e preparò i suoi arnesi speciali nel caso in cui…

E di fatti col suo visore notturno vide le sagome che iniziavano a girare attorno al recinto delle pecore.

Pierino si appostò nell’angolazione che aveva calcolato ripetutamente e il seguito fu un tiro al bersaglio. Poi, l’affare fatto, smontò gli optional dal suo fucile, ed andò a dormire.

Verso le sei preparò il caffè, fece colazione e chiamò suo figlio al telefono.

“Marco vieni su che ho una roba da sistemare, no, vieni su subito…”

Quando Marco arrivò in sella alla sua moto trial non credette ai suoi occhi

“Ma cos’è successo qui questa notte?” gridò a suo padre.

“Oh! ripose Pierino, è stata una cosa terribile, mi sono trovato circondato da bestie inferocite, per fortuna avevo il fucile con me se no non ero più qua a spiegartelo… mi sono battuto come un leone! Legittima difesa…  e come vedi sono sotto shock, non reggo  in piedi, non sono nemmeno in grado di chiamare i carabinieri allora adesso tu chiami i carabinieri e quando arrivano dirai che devono chiamare l’ambulanza e portarmi in ospedale perché sento arrivare lo stress post traumatico… per il resto m’arrangio io… sarò ricoverato qualche giorno, vedi di chiedere aiuto a quel tuo amico … e non lasciare le bestie da sole durante  la notte…”

Arrivarono i carabinieri, poi chiamarono l’eliambulanza e Pierino fu portato in ospedale, prima nel pronto soccorso per gli accertamenti generali e poi nel reparto di psichiatria e dopo due settimane fu mandato in una casa di riposo e riabilitazione in alta montagna in riva ad un laghetto dove si vedevano le trote ed i tritoni alpini…

Pierino ritornò finalmente a casa con una borsa di medicinali per dormire, per svegliarsi, per digerire, contro la pressione, per ecc, ecc… che ovviamente gettò coscienziosamente nel WC e quando la sua scorta fu finita tornò dal medico per chiederne una nuova… Insomma lo stato del povero Pierino non migliorò…

Quest’anno Pierino non poté tornare all’alpe perché solo il ricordo dell’attacco dei lupi lo faceva ri-sprofondare nello stress post traumatico e il medico aveva avviato le pratiche per richiedere un contributo e semmai nel futuro si sarebbe presa in considerazione la pensione di invalidità…

Comunque il caso fece scalpore, se ne parlò nei giornali, in tivù, giornalisti vennero filmare sull’alpeggio, anche coi drone. Il DNA dei lupi abbattuti fu analizzato perché un caso così aggressivo non era mai successo.

Non era mai successo fin a quel giorno lì, ma dopo quel giorno successe anche altrove e poi ancora in un altro posto… O i lupi erano diventati più aggressivi, o la mente dei contadini si era traumatizzata, perdevano il loro sangue freddo e a causa del panico, sparavano ai lupi … È cosi che era iniziata la legittima difesa.

Anna Lauwaert