Kim e le pistole – di Vittorio Volpi

Dato per morto, Kim Jong-un, il “bombarolo”, come lo definiva il Presidente Trump, è più vivo che mai. È la conferma che lo studio sui  movimenti dei leaders della Repubblica Popolare del Nord Corea è tutt’altro che una scienza esatta o semplice lavoro di agenzie giornalistiche.

Alcune informazioni incuriosiscono in questo periodo in cui lo vediamo apparire in televisione sorridente e rubizzo e, come si dice nei nostri dialetti, “non sembra neanche lui quello del fatto”, come se appartenesse ad un altro pianeta.

La prima notizia: la pandemia non ha confini/barriere ideologiche, non rispetta il 38° parallelo e a dispetto dei santi, colpisce ovunque. Secondo la narrazione di Pyongyang il virus non poteva entrare nel paese eletto ed isolato della Corea del Nord. “Il virus è per il capitalismo occidentale, guardate ai decadenti Stati Uniti ed al loro disastro del Corona Virus, mentre da noi nessuna infezione”.

Ma la propaganda  ha le gambe corte….ha fatto una brutta figura perché il boss ha ammesso un caso di Covid-19. A giustificazione sua, sembrerebbe causato da un reietto che ha tradito la sua terra, rifugiandosi nella nemica Corea del Sud, corrotta dall’Occidente e poi tornato in patria contagiato.

Non sapremo mai la verità sull’accaduto e nemmeno se e quante persone il positivo abbia contagiato a sua volta. Per parlarne Kim però, non sarà comunque sicuramento un caso isolato. Speriamo per i cittadini nord-coreani che non diventi pandemia. Dalle informazioni via ONU il paese non è particolarmente attrezzato per un problema di massa. In un paese recluso e privo di comunicazioni con l’esterno, nulla trapela, come non si è saputo niente di preciso sulla tremenda carestia degli anni ’90 che mieté centinaia di migliaia di vittime.

Come dicevamo, Kim è di nuovo molto attivo e visibile e ci manda messaggi “incoraggianti”, per utilizzare un eufemismo.

Per festeggiare il 67esimo anniversario dell’armistizio che ha suggellato la fine della tragica guerra civile (27 luglio 1953) il 27 scorso, appunto, ha convocato i suoi ufficiali ed ha donato loro una pistola, in segno di pace… “sia un segno di lealtà alla causa rivoluzionaria”; ma di quale rivoluzione parla? In un regime totalitario, a successione ereditaria in mano ai Kim dalla fine della seconda guerra mondiale, non ci risultano rivoluzioni…

Durante la cerimonia il leader nordcoreano ha fatto un annuncio importante di cui prendere nota. Parlando alla conferenza dei Veterani ha ribadito che la Corea del Nord ha “diritto al deterrente nucleare” e “i nemici che volessero negarlo pagherebbero un caro prezzo”. Accuse non certamente velate….

Proseguendo ha anche affermato che “l’arsenale nucleare nordcoreano è efficiente ed affidabile”. Proprio le sue bombe atomiche sarebbero secondo lui il deterrente per prevenire una seconda guerra fra le Coree.

Insomma, gli inglesi direbbero che Kim “is up and running”, in piena forma, ben lontano dalle illazioni sui suoi malanni e dubbi sulla successione.

Per fare il punto e finire, il sogno di denuclearizzare la Corea del Nord resta una pia illusione. L’arsenale atomico, ormai consolidato (così dicono le fonti più attendibili) è una polizza di assicurazione irrinunciabile per Kim ed i suoi. Solo un “semplicione” come Trump poteva pensare di fare il colpo grosso, sottovalutando la perizia negoziale del regime.

A Washington dovrebbero sapere che al Nord saranno pure isolati, ma non fessi. Chi ha seguito la loro storia – il sottoscritto da mezzo secolo – conosce la loro abilità di manovrare, con il vantaggio che mentre all’estero si cambia spesso (da Trump a Biden??) la barra del timone è invece da sempre nelle stesse mani.

Vittorio Volpi