La Ibiza delle Alpi tra consumismo, sbornie e sesso – Tobia Bezzola ha portato Ischgl a Lugano – Intervista ad Arminio Sciolli

Mercoledì scorso, alla presentazione della mostra di Christine Streuli “Luftlinie”, abbiamo visto Arminio Sciolli, promotore culturale e patron del Rivellino Leonardo da Vinci, confabulare fitto con il direttore del Masi. Che cosa si raccontassero i due, non sappiamo. Certo che la personalità artistica di Tobia Bezzola e il suo stile innovativo di conduzione sono uno dei temi di questa intervista.

Il secondo tema sono i peccati di Ischgl (spietatamente sanzionati dal virus). Un’intervista di Francesco De Maria.

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Francesco De Maria  Il LAC esiste da cinque anni mentre il Museo d’Arte ha un nuovo direttore da tre. Come valuta l’inizio dell’era Bezzola? Quali innovazioni ha portato sinora?

Arminio Sciolli  L’Era Bezzola data di due anni : LAC e MASI cinque anni fa disponevano di un tutt`altro organico.

Il nuovo direttore va apprezzato per le mostre di Gertsch/Munch, Wegman, e ora Shunk-Kender e Heichenblaikner, tutte sfide innovative (non solo per le nostre corde vocali), lungi dall`esasperata ricerca di blockbuster precotti. Va aggiunto il nuovo stile dei talk show, nella hall del LAC prima e nella terrazza-scalinata ora.

Tobia Bezzola, che ha origini ticinesi, appartiene all’ambiente culturale di lingua tedesca, e dirigeva un museo in Germania. Questa sua provenienza influisce – poco o tanto – sul suo stile di conduzione del MASI ?

Il suo stile e pensiero è senz`ombra di dubbio nord europeo e molto cosciente dell`attualita` e cultura elvetica. Non so se e quanto lo si possa definire ticinese, ma sta portando una ventata di nuove scoperte e modi di esperimentare le arti a Lugano. Lo ritengo molto arricchente per l`audience ticinese.

Una delle prime interviste al Direttore l’ha realizzata Ticinolive. L’ha letta? Conserva a suo giudizio degli elementi di attualità?

L’avevo letta, ma credo che dobbiamo rimettere i contatori a zero: il Direttore si sta esprimendo attraverso le mostre che cominciano a dare i loro frutti, unica base di giudizio concreta.

Il caso Xhixha (soprattutto la Croce… ma non solo) ha fatto scalpore. Il MASI che ruolo ha avuto nella vicenda?

Il caso Xhixha è ancora un mistero. Le dinamiche in seno al LAC/MASI, ma anche degli organizzatori, non sono ancora chiare all`opinione pubblica. Credo fosse venuta a mancare una comunicazione adeguata, motivo per il quale è stato assunto un nuovo capo stampa, Stefan Hottinger-Behmer.

La grande mostra “Monet Cézanne van Gogh”, illustre vittima del Coronavirus, è stata per forza di cose annullata: un colpo durissimo. Come potranno il LAC e il MASI limitare i danni?

Non sono certo sia stato un colpo durissimo. Da noi la cultura è diventata un derivato del turismo affamato di opere d`arte le piu` care possibili attaccate ai muri, a maggior ragione quando provengono da collezioni di prominenti oligarchi o colonizzatori. La Cultura e le Arti sono essenziali per nobilitare l’uomo e arricchire lo spirito, non il portafogli.

Ma se il quesito è come limitare i danni, allora il Direttore Tobia Bezzola lo sta facendo alla grande: con estrema creativita` espositiva e ingegno.

Qual è il suo rapporto personale con il direttor Bezzola? Lo ha già invitato a uno dei suoi famosi ricevimenti nella magione di Pura? O al Rivellino?

Sto incominciando a conoscere Tobia Bezzola e mi ha sorpreso il suo fine pensiero. Ha un suo “carattere”, il che dimostra una forte personalita`.

L’ho gia` invitato ed ha accettato. A Locarno ha seguito la performance di Wang Yigang nell`estate 2019; in Casa Crivelli in realta` lo aveva portato Maria Elena Rudolf, per un evento attorno a Wopart.

Come lo vede inserito nell’ambito cittadino, tra il Municipio, il Dicastero e le cerchie intellettuali?

Da outsider mi risulta impossibile dare una risposta, ma mi sono accorto che e` molto curioso e sensibile verso il Ticino e i ticinesi, il che lo aiutera` ad inserirsi.

Scommetto che non tutti lo sanno. Che cos’è Ischgl?

… fino a marzo 2020 credo nessuno in Ticino. Ma l`Ibiza delle Alpi confina col fondo dell`Engadina (Est), compartendo funivie e piste da sci con la Svizzera. Wikipedia indica la pronuncia retoromancia “Ischla”. Mi ha stupito costatare su Instagram che diversi amici influenti avessero lì una casa di vacanze. Il caso dei due superdiffusori di Coronavirus, uno svizzero e un tedesco, nella promiscuita` intensiva di una movida internazionale, davanti alla quale le autorita` e gli alpigiani hanno fatto le orecchie da mercante, ha insegnato a tutto il mondo come si sviluppa un focolaio pandemico.

Com’è concepita la mostra “Ischgl and more” di Lois Hechenblaikner, che lei ha ovviamente visitato?

In questo contesto la mostra ha il doppio pregio di essere attuale e identitaria (Covid-19 e le Alpi). L`entrata e` libera e,se piacevole per il fruitore, permette l`entrata agli haters dei social.

Si tratta di una mostra multimediale, o meglio di una installazione immersiva dove il visitatore ha l`impressione di stare a Ischgl e questo su quattro sale con 7 sedie (social)distanziate in ognuna:

la prima con dei pannelli di presentazione (lucida), due manches d`apres-ski d`un centinaio di diapositive proiettate a loop sul muro ascoltando onde di Radio Tyrol in streaming, e una quarta sala di riflessione con vista panoramica sul lungolago luganese (live). Questi 20-25 minuti di delirio alpino richiedono la partecipazione del visitatore-turista.

Che cosa abbiamo visto? Delle immagini ai colori sgargianti (molto rosso, giallo e verde) su neve artificiale colore alabastro, che scioccano per l`incivilta` dei turisti. Tante terghe all`aria e gomiti alzati con bottiglie di birra e jaegermeister poi piantate sulla neve. Ma anche l`ipocrisia e gli abusi degli alpigiani, che non esitano a spalmare neve finta sui campi verdi, ottimizzare il consumo d`alcol con flebi contagocce che partono dai sotterranei verso le sale in stile finto tradizionale, camerieri in Lederhosen con portamonete inserito all`altezza dei genitali, Heidi libidinose disposte a tutto (per soldi), con fior di benedizione transfontaliera da parte dei preti austriaci e svizzeri.

In riassunto : un reportage antropologico sul modo di trascorrere il tempo libero degli europei (stesse scene di sbrago collettivo e arricchimento degli organizzatori sono visibili anche in Ticino). Le foto sono impeccabili anche nella loro composizione, ma sono “brutte”, “trash”, ecc. per via dell`avvilimento dell`essere umano che mostrano crudamente.

Pare che si siano accese forti polemiche sui social. Come mai? Qualcuno ce l’ha con il fotografo? O con la “peccaminosa” località? Ma quali sarebbero (detto tra noi) i peccati di Ischgl?

Heichenblaikner, il fotografo, sa catturare quello che Freud chiama il “principio del piacere” (Lustprinzip), i turisti si abbandonano alle pulsioni erotiche, incontenibili nelle dinamiche di gruppo. Le foto a colori, con chiara influenza di Martin Parr e dei YBP (Young British Protographers), riescono ancora a scioccare il visitatore, soprattutto quello benpensante e saputo, attaccato alla fotografia in bianco e nero (e nasconde gli antiestetismi).

Ripeto, la qualita` e la composizione delle foto e` impeccabile, e cosi la scelta delle sequenze e l`abbinamento.

Il messaggio dell’artista è di condanna? Della volgarità del denaro, del consumismo?

L`artista mette all`indice l`avidita`, la cupidigia, l`ipocrisia. Anche Rembrandt lo fece nella Ronda di Notte, Orson Wells in Citizen Kane, e questa fu la causa della loro rovina.

L’ho sentita esprimersi con ammirazione sul catalogo…

Non e` un catalogo, ma un photobook. L`album fotografico moltiplicato a volonta` ha costituito un mezzo rivoluzionario per la propagazione della fotografia dai suoi albori ad inizio `800: il reportage, l`album di famiglia, la rivista di propaganda politica o pubblicitaria, il foto romanzo, e piu` recentemente il libro fotografico d`artista.

“Ischgl” edito di Steidl, miglior stampatore di fotografia al mondo, è uscito in giugno 2020 contemporaneamente alla mostra luganese ed è gia` alla seconda edizione. Alla cassa si trova ancora qualche prima tiratura. Compratela: oltre a completare la mostra con testi di cronaca ischgleliana e immagini a doppia pagina delle piste innebbiate e deserte, è un buon investimento.

Anzi, comprate anche il catalogo “Shunk-Kender. Art through the eye of the camera (1957-1983)” l`ultimo photobook pubblicato da Xavier Barral, altrettanto spettacolare.

Rubo un ultima linea per felicitare il MASI e il direttore Tobia Bezzola per il coraggio e la destrezza dimostrati con l`installazione “Ischgl and more”: vi siete guadagnati il rispetto e l`ammirazione del Rivellino.

Chapeau !

Esclusiva di Ticinolive