Nuova Zelanda: ergastolo senza condizionale per il killer di Christchurch. Jacinta Arden: “La sua merita di essere una vita di completo e assoluto silenzio”

L’Alta Corte di Giustizia di Christchurch in Nuova Zelanda ha emesso la sentenza per il caso dell’attentatore della moschea. Il 15 marzo dello scorso anno l’estremista di destra e suprematista bianco australiano Brenton Tarrant aveva assaltato il diretta Facebook una moschea di Christchurch uccidendo 51 persone e ferendone altre 40. La Nuova Zelanda era rimasta sconvolta per l’efferatezza del crimine e oggi ha emesso una sentenza senza precedenti. L’uomo è stato infatti condannato a ergastolo senza condizionale. Il giudice Cameron Mander ha dichiarato: “Non vedrai più la luce del giorno. […] “I tuoi crimini sono così malvagi che anche se resterai in custodia fino alla morte, questa pena non sarà comunque sufficiente. L’odio che provi verso i membri della comunità che sei venuto a uccidere in questo Paese non ha posto qui, non ha posto da nessuna parte”.

L’imputato non ha mostrato alcun segno di emozione, né quando ha ammesso tutti i capi d’accusa, né quando ha ascoltato la sentenza. Quando il giudice gli ha fatto notare che appare “totalmente primo di empatia per le vittime” Tarrant non ha commentato. L’unico momento in cui ha interagito con la corte è stato quando ha annuito per confermare che capiva la sentenza.

La comunità islamica ha reagito alla sentenza, l’imam della Moschea Al Noor ha dichiarato: “Nessuna punizione riporterà indietro i nostri cari. Gli estremisti sono tutti uguali. Sia che usino la religione, il nazionalismo o qualsiasi altra ideologia. Tutti gli estremisti rappresentano l’odio.

Ma oggi siamo qui. Rispettiamo l’amore, la compassione, i musulmani e i non musulmani di fede e di non fede”
La premier neozelandese Jacinta Arden si dice sollevata all’idea che Tarrant non vedrà ma i più la luce del sole. La donna aveva reagito prontamente dopo la terribile strage, bandendo la vendita delle armi d’asssalto: “Il trauma del 15 marzo non è rimarginabile, ma oggi spero sia l’ultimo giorno in cui abbiamo motivo di sentire o pronunciare il nome del terrorista che l’ha causato. La sua merita di essere una vita di completo e assoluto silenzio”.