La democrazia? Secondo Piketty da ristudiare – di Vittorio Volpi

Thomas Piketty è un economista francese che ha studiato nelle migliori scuole e, all’estero, alla London School of Economics. Ne ha fatta di strada grazie ai suoi scritti. Il suo saggio “Il capitale nel 21esimo secolo” ha venduto più di 6 milioni di copie.

Il suo studio su oltre 20 paesi verteva principalmente sull’evoluzione a lungo termine dell’ineguaglianza, la concentrazione della ricchezza, le prospettive della crescita economica che sono il cuore dell’economia politica. La conclusione secondo l’autore, studiando i percorsi che hanno condotto alla realtà socioeconomica di oggi e con i sistemi politici odierni, è che non siamo riusciti ad evitare disuguaglianze profonde. Anzi….

Piketty a Cambridge – Wiki commons (Sue Gardner) – https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/deed.en

Nel suo nuovo ponderoso volume di oltre mille pagine, “Capitale ed ideologia” Piketty prosegue sul cammino percorso nel sostenere che ogni società ha bisogno di ridurre le proprie disparità per “non rischiare di veder crollare l’intero edificio politico e sociale”. La sua analisi rivela che “l’elemento decisivo per il progresso umano e lo sviluppo economico sia la lotta per l’eguaglianza e l’educazione”.

Le sue tesi affrontano temi storici ed attuali definendo i nostri sistemi “democrazie di mercato che ci hanno condotto ad un ipercapitalismo”. Le evidenze empiriche ci dicono che i sistemi politici occidentali tendono ad allargare costantemente il gap fra ricchi e poveri, fra quelli che hanno e quelli senza nulla.

Piketty analizza le motivazioni delle nostre aberrazioni, dei nostri modelli “democratici” e sostiene che la ragione vada cercata nel fatto che il post comunismo, nella sua variante russa come in quella cinese ed in certa misura est-europea, è la conseguenza diretta (è colpa di) dei disastri comunisti e maoisti e del conseguente loro abbandono di qualsiasi ambizione egalitaria.

A seguito di queste ed altre affermazioni, l’editore cinese “Citic Press” vuole censurare questi passaggi nel suo scritto. Alla fine il saggio non uscirà in Cina perché Piketty non ci sta: sostiene che le risposte del regime cinese si basino su una opacità ed un centralismo che appaiono poco adatti ad una lotta efficace alle disuguaglianze prodotte dalla proprietà privata (cinese). Aggiunge anche che la democrazia irregimentata alla cinese è ben lungi dall’aver dimostrato la sua superiorità sulla democrazia all’occidentale per via della totale mancanza di trasparenza.

Alle minacce di censura quindi Piketty risponde picche. “In sostanza vogliono sopprimere tutti i riferimenti alla Cina contemporanea ed in particolare all’ineguaglianza e all’opacità della Cina. Peraltro è da provare che la Cina stia riducendo le ineguaglianze”. Lo documenta nel suo scritto “On inequality in China”.

Splendida dunque e condivisibile l’analisi del saggio sul tema di come ridurre le diseguaglianze sociali, ma bisognerebbe anche approfondire, sotto altri aspetti, che cosa siano oggi le democrazie occidentali.

Secondo l’ex Presidente Jimmy Carter (ultranovantenne) “Il sistema è oggi un’oligarchia”.

Non siamo più in linea con quello che disse Abramo Lincoln dopo la battaglia di Gettisburg “È il governo del popolo, fatto dal popolo per il popolo, dove le minoranze debbono obbedire quando sono minoranza”.

Ricordando come San Tommaso d’Aquino, mente illuminata, scrisse: “Bisogna obbedire ad un tiranno? No, il popolo ha il diritto di ribellarsi”.

Scendendo al mio livello e tenendo a mente quelli che dovrebbero essere i beni della democrazia, appare sempre più evidente che il sistema democratico parlamentare, salvo poche eccezioni come la democrazia diretta svizzera, non sono più in grado di rispondere alle domande-necessità dei cittadini.

Prendiamo ad esempio il caso italiano che meglio conosco. Succedono delle cose che non sono coerenti con il legittimo diritto del cittadino, quale il sapere e partecipare. Ho tre esempi recenti che sono conosciuti e che indignano spero molti cittadini. Indignarsi è il verbo giusto.

Il primo, quello di Ustica. Il 27 giugno 1980 un aereo di linea fu abbattuto causando 81 vittime. Ad oggi non conosciamo ancora la verità, ma il governo ha deciso di prolungare per altri dieci anni la secretazione degli atti delle varie inchieste. Incredibile.

Il secondo, per la scuola si sono stanziati miliardi per il Covid-19. Il Ministero ha predisposto fondi per l’acquisto di tavoli e sedie a rotelle per le classi. Decisione ingiusta, uno spreco.In una trasmissione/dibattito di Canale 4 si sosteneva che non si vuole rivelare l’identità degli 11 fornitori (anche se poi saranno i segreti di Pulcinella). Coda di paglia? Troppi acquisti in Cina? Si vedrà.

Ultima perla: ci sarà la riapertura delle scuole. Cresce la farragine e confusione sul da farsi per fronteggiare il virus. Pare però che il 40% degli insegnanti non intenda presentarsi perché “fisicamente non adattabili”, nonostante il supporto di disinfettanti e mascherine. Ma dove siamo?

A questo punto mentre è facile essere d’accordo con Piketty su quanto sia essenziale la lotta alla disuguaglianza, mi domando se non sia ora di rivedere come si scelgono i politici, affinché solo gli uomini migliori diventino governanti, altrimenti progredirà l’anarchia ed il declino della democrazia.

Vittorio Volpi