“Mi sono scoperta come pittrice nella Costa Smeralda” – Intervista a Mari del Buono

Abbiamo incontrato questa artista in occasione di un incontro poetico in casa Sciolli, a Pura. Era reduce da un’esposizione in Russia e mi ha mostrato alcune sue opere, che ho trovato brillanti e interessanti. Molto rapidamente abbiamo combinato un’intervista, che propongo ai lettori di Ticinolive.

Francesco De Maria  Lei è un’artista che ha frequentato le accademie d’arte? Ha avuto dei maestri? Come è cominciata la sua carriera?

Mari del Buono   Se parliamo di carriera non la seguo, io mi sono scoperta come pittrice nella Costa Smeralda. Negli anni in cui i sogni di una giovane donna aderivano precisamente al paradiso terrestre che l’ospitava. Ho ricordi netti di quel pezzo della mia vita in Sardegna che si stagliava esatto su di una visione di lusso che solo l’Aga Khan aveva saputo avere sulla nostra isola fitta di magie e di storie.

Qual è il suo rapporto con il colore? Quali sono i suoi colori “fondamentali” e come li combina? Come esprime gli stati d’animo umani attraverso il colore?

E’ il colore che si fa largo, spesso uso oro e argento come uno spazio neutro tra le emozioni; è come se servisse ossigeno per il respiro umano e se ci pensa è questo che capita nella nostra vita. Si tratta sempre e solo di gradazioni. Ho bisogno di tempo come sfondo, la vera ricchezza che possediamo è lo spazio di silenzio che lascia accadere. E’ tutto là, mi creda.

Lei ama definirsi artista impersonale. Significa forse che la sua arte non fa riferimento alla sua persona? O il significato è un altro?

Forse non gliel’ho ancora detto: non mi ritengo un’artista e spero di non averle dato quell’impressione. Niente di personale, impersonale nell’accezione che toglie di mezzo ogni supposizione. Ogni ipotesi su tutto. Il passato che non c’è più a volte ingombra vite che meritano un presente. Alcune vite non esistono, si guardi intorno. Dipingo come impegno non come passatempo. Ne nasce un posto delle relazioni dove alcuni intellettuali hanno scomodato le neuroscienze. Ma per me i miei quadri sono il lavoro quotidiano di una parte di intelligenza che va in cerca del mondo. Ritengo tutto perfetto e perfettamente necessario alla mia esistenza. Ti piace? Allora ti appartiene. Non ti piace? Allora lascialo perché non fa per te.

Come ha passato il duro lockdown della pandemia, e come ne è stata influenzata la sua produzione? Vuole mostrarci un’opera “pandemica”?

Difficile in questo tempo sospeso restare concentrati eppure stare nella propria vita a volte richiede momenti di grande solitudine e paura, il mondo intero ha avuto una battuta d’arresto che stiamo appena imparando a decodificare. Io ho prodotto circa 20 opere di cui non so ancora la destinazione”

Ci parli della sua attività espositiva in Russia e dell’arte contemporanea in questo grande paese.
Quali sono i suoi progetti a breve? Ho letto che esporrà anche a New York e a Dubai.
Quale la mostra più importante da lei allestita nel corso della sua carriera?

Forse la mostra di Strasburgo nella sede dell’Unione Europea o forse quella nella sede della Regione Lombardia, è difficile dirlo. Certo il mercato russo in questo momento mi sta tributando una certa attenzione ma vede è quello che deve ancora accadere ad emozionarmi maggiormente. Confesso che la simpatia che il popolo russo prova nei miei confronti è assolutamente ricambiata. Io francamente non trovo naturale che una nicchia di mercato, che io neanche sapevo di aver colonizzato, mi abbia scoperto e mi sostenga ma è la stampa bellezza. E’ appunto questa la bellezza della vita e mi sento solo più grata per questi doni.

Quali sono ai suoi occhi i massimi maestri dell’Arte contemporanea nel mondo? Le concedo non più di 3 nomi.

Vede tecnicamente sento di rifarmi ad un unico grandissimo maestro che sta esattamente nell’origine del creato. Se esiste un artista è certamente colui che è stato in grado di produrre una simile magnificenza. L’unica vera forma d’ispirazione per me è la natura e nella perfezione delle sue manifestazioni io semplicemente mi accingo a creare. Poi capita che nelle mie creazioni si stratifichino relazioni che mi fanno da trampolino di lancio. Esploro con curiosità la natura e le persone mi attraggono per la loro naturale capacità. Ognuno di noi ne ha una in particolare. L’arte impersonale è questo e dal mio piccolo osservatorio è la verità che è in grado di generare se stessa. Ma se proprio devo fare un nome direi Elio Pulli.

Lugano Arte e Cultura, detto LAC, inaugura in questi giorni la sua sesta stagione: arti figurative, teatro e concerti. Come valuta il livello delle sue mostre? È conosciuto e apprezzato anche in Lombardia e in tutta Italia?

Il LAC è dal mio punto di vista il luogo di frontiera, abbatte i confini tra le pratiche artistiche e mi piace quella sua programmazione in contatto con la sperimentazione. Parla di avanguardia e sì, si nota anche da lontano quando una direzione artistica non snobba il rischio

Pochi giorni fa è morto lo storico dell’arte, gallerista e critico Philippe Daverio. Lo conosceva personalmente? Come ricorda la sua grande figura?

Personalmente non l’ho mai incontrato ma il suo modo di rendere fruibile una materia che in troppi considerano elitaria mi ha sempre conquistata. Cultura e insieme sottotono danno una misura che diventa immediatamente spessore.

www.maridelbuono.art

 

Esclusiva di Ticinolive