Villa Reale di Monza, per rivivere l’ottocento Asburgico, Napoleonico e Umbertino

Nell’algida calura di un settembre ancora estivo, i Giardini Reali di Monza sorgono come un refrigerio ardente nel cuore della Brianza.

Ci accoglie la guida turistica abilitata Laura Fumagalli, che con grazia e dinamicità, ci coinvolge in un vero e proprio tuffo nel passato: visitiamo gli appartamenti reali della reggia, scoprendo impensabili curiosità, sia architettoniche che personali.

La Villa Reale di Monza fu progettata dall’architetto imperiale Giuseppe Piermarini nel 1777, su commissione dell’arciduca Ferdinando, figlio di Sua Maestà Maria Teresa d’Austria e governatore asburgico del Lombardo Veneto: serviva ai nobili un solacio al riparo dall’afa milanese.

Eugenio Beauharnais

Nel 1805, con l’incoronazione di Napoleone Bonaparte a Re d’Italia, suo figliastro Eugenio Beauharnais divenne Viceré d’Italia e proprio nella reggia di Monza fissò la sua sede.

Con la Restaurazione asburgica sovvenne, nel 1818, il viceré d’Italia, Giuseppe Ranieri, per conto del Lombardo -Veneto; fu poi la volta dell’occupazione da parte dei militari di Ratetzky durante i truci anni dei moti d’indipendenza del ’48, sino a un breve soggiorno di Francesco Giuseppe.

Fu poi il tempo dei Savoia: Umberto I vi stabilì la sua residenza estiva, assieme alla consorte Margherita.

La coppia reale trascorreva solo l’estate, da maggio a settembre, dormendo in camere separate, a permettere, tuttavia, le visite del sovrano alla sua sposa (così come alla sua amante!) erano niente meno che… le cabine armadio.

La camera da letto di Re Umberto I

Per raggiungere la sua sposa, al riparo dagli occhi indiscreti della servitù, Umberto passava per un corridoio, adibito a cabina armadio, contenente i moltissimi sontuosi abiti della regina: quella che oggi diremmo “cabina armadio” congiungeva, segretamente, le camere dei due sposi, sfociando in una porta segreta nella camera di Margherita, ben nascosta dalla tappezzeria (rosso cremisi, originale).

Umberto preferiva tuttavia un’altra cabina armadio e un altro passaggio segreto: quello che, sempre attraverso un armadio (questa volta il suo), portava, attraverso una scala di porfido rosso, fuori dalla Reggia: nel giardino, un viale illuminato (seconda illuminazione elettrica al mondo, nel 1883, dopo Londra!), conduceva Umberto alla magione di Eugenia Attendolo Bolognini, duchessa Litta Visconti Arese, il cui marito sapeva (e taceva) sulla sua regale relazione. Benefattrice e committente anche di un ospedale, Eugenia diede anche un figlio a Umberto, che però morì in giovane età.

La camera da letto della regina Margherita

A Margherita dapprima fu fatto credere che la scala conducesse solo la servitù nelle camere del sovrano, poi però, anche per il fatto che fosse di porfido rosso (come si addice a un sovrano che va a trovare la sua nobile amante) la regina scoprì l’amara verità. Era tuttavia una donna sportiva e molto moderna per l’epoca: sono custodite le sue racchette da tennis, e una foto, di lei, in panni molto semplici, che culla il neonato Vittorio Emanuele futuro III.

E pensare che Umberto non avrebbe sposato la cugina Margherita, se non fosse stato per la tragedia della sua precedente, promessa sposa, Matilde d’Asburgo: giovinetta fuori dalle righe, tanto amata da Sissi (forse proprio per questo), che cavalcava spericolatamente e faceva le boccacce all’imperatore Francesco Giuseppe e, oltretutto, usava fumare, di nascosto. Un giorno per evitare i rimproveri, nascose la sigaretta dietro la schiena: il tulle del sontuoso abito prese immediatamente fuoco e la fanciulla morì dopo essersi tramutata in torcia umana.

All’interno della Reggia, sono custoditi pregevoli cimeli, come i tavolini intagliati dal celebre ebanista Maggiolini, che talvolta commissionava i disegni all’addetto scenico della Scala, il Traballesi.  Il Maggiolini aveva la straordinaria inventiva di, oltre ad accostare legni diversi per ottenere le più sofisticate sfumature, di scottare, nella sabbia rovente, i bordi delle sue tessere in legno, per ottenere un magnifico effetto di chiaroscuro.

Vi sono poi le porte in vetro, grazie alle quali la Regina Margherita, dal suo salotto in stile Bidermeier (impero in versione tedesca) vedeva gli ospiti in attesa del di lei ricevimento e, se erano sgraditi, poteva farli anche attendere per sei ore. Sempre di Margherita p un Trumeaut, mobile francese dai molti e sicuri sportelli, nel quale la regina custodiva i suoi gioielli.

Proprio a Monza Umberto I venne assassinato quel 29 luglio del 1900, da Gaetano Bresci (in circostanze sempre rimaste oscure, che non fugarono mai i sospetti su chi veramente ci fosse dietro l’anarchico). Soltanto quel giorno, proprio per il caldo opprimente, il sovrano era uscito per un futile invito, per giunta), senza indossare il busto di ferro. Il cadavere del re fu deposto sul letto nella sua camera. Toccava, infatti, all’erede, prendere commiato dalla salma del padre, prima che questi fosse sepolto.

Era estate, la temperatura non scendeva mai sotto i 40 gradi, Vittorio Emanuele III si trovava in crociera in Grecia con la consorte (Elena del Montenegro): impiegò una settimana per tornare a Monza, così, per evitare che si putrefacesse, il cadavere di Umberto fu posto nella sua stessa vasca da bagno di alabastro, con ghiaccio. La prima cosa che fece Vittorio Emanuele III fu di spegnere le luci nel viale della reggia: non soltanto in segno di lutto, ma anche, e soprattutto, per nascondere l’illuminazione del passaggio segreto che tante volte aveva condotto Umberto all’amante.

Il Bell’Ottocento col suo mito era finito per sempre, e con esso anche il mito romantico degli intrighi di corte, degli amori, delle tragedie e degli incontri romanzeschi. Il grigio novecento, che presto si sarebbe tinto del sangue di due guerre, iniziava appena.

Lasciamo la Reggia di Monza, così scenica, così densa di minuziosi quanto straordinari particolari, in un aureo settembre di un’estate infinita.

La regina Margherita con Vittorio Emanuele bambino

Pregevole manufatto del noto ebanista Maggiolini sui disegni dei Traballesi

 

Trumeaut, mobile francese della regina Margherita

Pregevoli manufatti del noto ebanista Maggiolini

Sala d’attesa per le udienze della regina Margherita

Sala dei dipinti della regina Margherita: ogni anno ella sceglieva le opere degli artisti dell’Accademia di Brera, da esporre per un anno in questa sala

La biblioteca della regina Margherita (ad oggi i libri non ci sono più)

Castello medioevaleggiante, costruito nel gusto protoromantico nel parco settecenteso della Villa

Trono di Napoleone, portato a Monza da Milano

La splendida camera di re Umberto

La vasca d’alabastro dove il corpo di Umberto fu mantenuto con ghiaccio