Cogne, pignorata la villa di Annamaria Franzoni

Cogne, pignorata la villa nonostante l’opposizione di Annamaria Franzoni: deve al suo avvocato 450 mila euro di mancato pagamento per la difesa: non ha pagato l’avvocato difensore

Il Tribunale di Aosta ha dato il via all’avvocato Carlo Taormina per proseguire il pignoramento della villetta di Annamaria Franzoni dove, il 30 gennaio 2002 fu ucciso il piccolo Samuele Lorenzi, di tre anni appena, figlio della stessa Franzoni che, nel 2008 fu alla fine condannata dalla corte suprema di cassazione per omicidio, scontò sei anni di carcere e cinque di arresti domiciliari, estinguendo la pena il 7 febbraio del 2019.

Il pignoramento è dovuto al fatto che la Franzoni deve al suo legale 450 mila euro, per il mancato pagamento degli onorari difensivi.

L’infanticidio resta tutt’ora irrisolto: alle ore 8.30 del mattino, tornando dalla fermata dell’autobus, dove aveva accompagnato il figlio maggiore, Annamaria Franzoni trovò il figlio minore che vomitava sangue. La dottoressa Satragni, contattata dalla Franzoni stessa, fu la prima a giungere sul luogo del delitto: il bambino mostrava una profonda ferita al capo dal quale fuoriuscivano grumi di cervello. La Satragni lavò il viso del bambino, lo portò fuori, nonostante il freddo intenso di gennaio, su una barella improvvisata. La dottoressa sostenne l’ipotesi dell’aneurisma celebrale, ovvero all’apertura della testa provocata dal pianto disperato del bambino, scopertosi solo in casa. La scena del crimine compromessa, le ipotesi di aneurisma, convulsioni, traumi da caduta o rianimazione troppo violenta lasciarono la morte di Samuele senza una risposta: il piccolo fu dichiarato morto alle ore 9.55.

La Franzoni aveva anche contattato il 118, dicendo di aver trovato il piccolo nel letto, che vomitava sangue.  Giunti sul posto, i soccorritori constatarono che la ferita al capo del bambino era stata causata da un atto violento, così avvisarono i carabinieri.

Da un primo sopralluogo, sul cranio della vittima furono trovati micro tracce di rame, così fu ipotizzato l’uso di un’arma contundente di tale materiale, come, forse, un mestolo ornamentale o un piccone da montagna o, addirittura, un pentolino per bollire il latte. L’analisi rivelò infine che i colpi sferrati sul cranio, con un’arma contundetene, dovevano essere stati almeno diciassette. Lievi ferite sulle mani di Samuele fecero supporre a un tentativo vano ed estremo di difesa da parte del bambino.

L’arma del delitto non fu mai trovata, ma il pigiama della Franzoni, abbondantemente macchiato di sangue, fu ritrovato parzialmente nascosto sotto le coperte del letto, anche le ciabatte da casa della donna, come il luminol portò alfine alla luce, presentavano macchie ematiche.

La difesa ha sempre sostenuto l’azione di un assassino, che si sarebbe intrufolato nella villa inizialmente solo “per fare un dispetto”, o, forse, per stuprare Annamaria, poi, scoperto il piccolo che dormiva nel letto, lo avrebbe ferito, macchiando il pigiama.

Nessun oggetto di valore era stato sottratto, nessuna goccia di sangue fu rinvenuta in un’altra stanza. Le intercettazioni della Franzoni non deposero mai a suo favore (versioni cambiate, frasi a metà, affermazioni ambigue rivolte dalla Franzoni sia ai carabinieri spero che sia stato ucciso; ci sono anche madri che ammazzano i figli… sia al marito facciamo un altro figlio?), la calunnia al guardiabosco Guichardaz, portarono, nel novembre del 2008, alla condanna definitiva nonché al divieto di incontrare i figli Davide, oggi 25 anni, e Gioele, oggi 17 (nato dopo il delitto), fuori dal carcere. Scarcerata solo nel 2014, perché considerata non più recidiva, ma posta agli arresti domiciliari, è oggi alla fine libera. Si è sempre proclamata innocente, ma è sempre stata ritenuta affetta da attacchi di panico, tremore, dispnea, nausea, affanno. È attualmente in causa con il suo legale Taormina per la riscossione bilaterale di elevate cifre di euro: per la risoluzione delle stesse, il legale ha avuto oggi vittoria, ottenendo il pignoramento della villa dove avvenne l’omicidio.

La villa è divenuta oggi meta di turismo macabro per l’annoveramento del delitto tra i “misteri irrisolti” d’Italia