ILLUSA FINGO SOGNI FASULLI – Luca Gambardella e la gioia del palindromo

L’istallazione sarà inaugurata

nell’ambito della rassegna “Con la testa tra le nuvole”

venerdì 25 settembre alle ore 19.30

in via del Teatro 3 a Bellinzona

* * *

Il professor Luca Gambardella dirige l’IDSIA, Istituto Dalle Molle per lo Studio dell’Intelligenza Artificiale.

Questo è un lavoro che pone domande non subordinate alle logiche dell’apparire, o meno, di concetti relegati ai molteplici spazi cintati del quotidiano sentire, differenti dal sapere comune e dalla sua rappresentazione in qualsivoglia ambito artistico, ma ne ibrida la sostanza umana con una sua replica parziale. Gambardella volutamente ignora il principio di realtà, e tanto meno si sotto­mette al principio del piacere, che sempre implica una certa finalità della funzione di pensiero e alla sua fruizione in quanto opera dell’ingegno umano, come in un canto che si sviluppa nei vinco­li della metrica, una metrica però che costringe la “Al” e a cui si assoggetta nell’impossibilità di svincolarsi tra i confini, le definizioni e le regole imposte.

All’interno di questa forma, di questa cornice, avviene l’elaborazione, a noi visibile, del narrato. La scelta dell’immagine e la sua proiezio­ne digitale richiede una diversa ricerca dei significati e dei processi legati alla sua comprensione relazionale , essa non è più la rappresentazione di un evento sociale, così tipico di ogni espressione artistica , ma è evento di genere, filtrato com’è dalla distanza fisica ed emotiva data dal tramite elettronico.

È proprio nel confine tra la musicalità , qui rappresentata dalla voce umana di Cristina Zamboni che interpreta il mantra Illusa fingo sogni fasulli, e la poesia danzante creata dal software, rappresenta­zione di un reale espresso in termini calligrafici, che si situa una delle chiavi che ci permettono di penetrare in quel luogo mai totalmente perduto, nel quale abbiamo accesso al mondo sensibile senza che le nostre percezioni siano ancora contaminate dalle parole, dai concetti, dal sapere. La composizione di Gambardella mostra esplicitamente le due facce del legame tra quella che definia­mo “AI” e la sua dipendenza dall’uomo che, consciamente, le pone dei limiti, derivati dal linguaggio usato per definirne le possibilità di azione.

L’opera è puro pensiero, fuori dalla portata del Logos. Archetipo di un archetipo. Un mantra, ap­punto. L’intelligenza artificiale cerca dentro di sé il perché della sua identità, delle sue capacità, delle sue possibilità: “Sogno? O son sogni fasulli?”. Pensa , agisce, danza su sé stessa creando forme sinuose e allo stesso tempo frenetiche , come un essere che si crogiola nei suoi pensieri cercando una risposta a una domanda che risposta non ha: “Chi sono io?” .

Il lavoro di Gambardella racconta il rapporto tra scienza e arte come non siamo soliti pensarlo: la scienza è opera d’arte, non si limita ad essere messaggera. Qui viene messa al centro l’intelligenza artificiale e il suo funzionamento, ci mostra come essa agisca spontaneamente, si interroghi sul labile confine che, a volte, divide l’umano dal robotico.