I colori cangianti delle bugie – di Tito Tettamanti

Questo articolo è l’ultimo che il Maître-à-penser del liberalismo pubblica prima del suo compleanno con lo zero (v. Wikipedia). Non sappiamo se siano previsti festeggiamenti, che sarebbero ben meritati. Di tutto cuore gli facciamo gli auguri… e continui a scrivere per il suo affezionato pubblico!

* * *

Ho letto che le bugie possono essere bianche, nere o blu.

immagine Wiki Commons (Blackcat) – https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/deed.it

Quelle bianche sono le innocenti affermazioni inveritiere che contribuiscono ad una più tranquilla convivenza e cercano di evitare espressioni che possono inutilmente offendere le suscettibilità altrui, o vogliono persino tentare di nascondere la realtà a chi, ad esempio, non è in buona salute. Oppure i soliti: «Sei sempre uguale, come fai a non invecchiare?» e così via. Aiutano a vivere meglio.

Quelle nere per contro sono l’espressione dell’egoismo quando non della malevolenza. Ci servono a fare scorrettamente i nostri interessi con affermazioni false (o perlomeno esagerate) quando addirittura non contribuiscono a costruire imbrogli.

Quelle blu sono oggi molto di moda. Vengono caratterizzate così le fandonie, con affermazioni talvolta assurde e poco credibili destinate non tanto a chi non la pensa come noi ma ai fan (fanatici), servono ad elettrizzare i propri seguaci. Esempi classici sono considerate certe comunicazioni di Trump come pure alcune reazioni degli «anti Trump», ma anche sui media italiani ne troviamo ampia eco.

Penso però che vi è una quarta categoria che non può venir dimenticata, quella delle comunicazioni mezze verità, informazioni parziali dei poteri (non solo politici), delle gravi inesattezze talvolta contrabbandate come involontari errori di calcolo, disattenzioni. Ad esempio il marchiano sbaglio previsionale del Consiglio federale a proposito delle conseguenze economiche dell’iniziativa popolare per «il matrimonio e la famiglia», respinta dal popolo di strettissima misura, che ha obbligato il Tribunale federale ad annullare la decisione popolare basata su informazioni ufficiali completamente errate.

Oppure il caso dei costi conseguenti all’Accordo di Schengen indicati dalla Confederazione nel libretto con le istruzioni per il voto in 7,4 milioni di franchi annui. Dopo cinque anni ammontavano a ben 216 milioni di franchi, come evidenziato da un’interrogazione parlamentare, con l’emorragia destinata a continuare. Errore voluto? È abbastanza recente lo scandalo AutoPostale con sovvenzioni truffaldinamente eccessive permesse dall’inefficienza del controllo (o tollerate?) e fonte di comunicazioni false sui risultati della gestione. Per la valutazione della Riforma II della fiscalità delle imprese il Consiglio federale nel suo messaggio ha fornito cifre che a fatti avvenuti si sono rivelate totalmente errate.

Potremmo continuare, ma limitiamoci a chiedere se siamo nel campo addirittura delle bugie nere da parte dello Stato e suoi monopoli. Se così non fosse, dovremmo concedere agli autori degli «errori» l’attenuante dell’incapacità d’intendere e volere. Magra consolazione per i cittadini e pesanti interrogativi sulla competenza. Nel campo del commercio e delle vendite ormai non si ricorre più alle bugie, che sono ricordi risibili, superate tecnologicamente. Oggi, con la sublimazione tramite pubblicità si influenza l’inconscio e si condiziona il potenziale compratore.

immagine Pixabay

Molto più complessa si fa la situazione quando si arriva a dibattiti che coinvolgono argomenti scientifici. Difficile anche per la limitata comprensione nostra, di noi non specialisti. Il ricorso a dati scientifici dovrebbe essere volto alla ricerca del fondamento e validità di una tesi, ma talvolta affermazioni (pseudo)scientifiche sono adattate e utilizzate per confermare una tesi preconcetta. I limiti tra scienza e ideologia vengono purtroppo strapazzati.

Nelle comunicazioni/istruzioni per la COVID abbiamo casi dove l’autorità si è avvalsa del proprio potere per nascondere l’impreparazione o imporre atteggiamenti basati su convinzioni rivelatesi opinabili. Con tutte le attenuanti dell’eccezionalità della situazione.

Nel campo dell’ecologia e dell’ambiente recentissimo il libro di Michael Shellenberger (Apocalypse Never), da tempo un attivista, che denuncia la falsità di molti fatti sui quali si basano giudizi critici e riconosce i molti errori commessi nel passato (anche suoi). Sostiene ad esempio che le emissioni di carbonio sono in declino da anni come pure in calo sono le morti per disastri naturali, che le previsioni di chi vede la fine del mondo fra pochi decenni mancano di serie basi scientifiche. Conclusione: una realtà che deve impegnarci, ma niente panico.

Di tutt’altro avviso Elizabeth Kolbert nel suo The Sixth Extinction che cerca di dimostrare come il mondo si trovi confrontato con la sua sesta estinzione, dopo quelle che vanno dalla oroviciano-siluriana (444 milioni di anni fa) all’ultima, la cretaceo-paleogene (66 milioni di anni fa), questa volta però responsabile sarà la mano dell’uomo. Purtroppo qui non si tratta più di bugie ma di scontri di convinzioni influenzate talvolta da diversi approcci ideologici e in taluni casi da sofisticate fandonie blu del fanatismo, senza dimenticare gli enormi interessi economici in gioco.

Tempi difficili, nei quali è complicato il districarsi tra il vero, il falso e vari surrogati. Fanno rimpiangere l’epoca delle vecchie semplici bugie per misurare le quali bastava il naso di Pinocchio.

Tito Tettamanti

Articolo pubblicato sul CdT e riproposto con il consenso dell’Autore e della testata