Una chiara sconfitta sul piano federale

E una timida controtendenza nel Ticino

Premessa. Ticinolive ha votato Sì senza perderci il sonno.

Il 42% sarebbe stato un minimale “benino”, il 45% confortante, il 33% un’esecuzione capitale. Nel momento in cui scriviamo il Sì è dato intorno al 37% con una forte maggioranza di cantoni contrari. Siamo lontani, molto lontani dal miracoloso 9 febbraio 2014, l’ultimo successo (gabbato, tradito) di una UDC che non riesce più a vincere.

Un risultato del genere è come un tonico per l’Accordo quadro e l’Unione europea, dopo aver preso conoscenza dei numeri, aumenterà immediatamente la pressione. C’è chi si consola dicendo: sull’Accordo quadro il popolo dovrà votare. Vero, ma se la situazione è questa, si perderà di nuovo.

Mediocre, benché in controtendenza, il risultato nel Ticino. Un 60% di Sì sarebbe stato buono, bisogna accontentarsi del 53,1%. Tutti i media principali erano contrari. In primis il Corriere del Ticino (asse Pelli-Pontiggia), poi la Regione (schierata a sinistra) e la TV di Stato (schierata a sinistra).

L’UDC è il più grande partito svizzero, lo dicono tutti, è una verità di fede. Ma non è vero: il più grande partito sono gli avversari coalizzati dell’UDC. Essa, pur forte, appare più che mai isolata, e dunque debole a causa dell’isolamento. A poco serve (anche se è vero) osservare che tale quarantena proviene dall’alleanza dei partiti “borghesi” con la sinistra. Prevalgono le affinità, e si agglutina con successo il grande e potente club dei Politicamente Corretti.

C’è chi ha commentato: “è stato un boomerang”. Non si può escludere ma… non far nulla è una soluzione? Arrendersi senza combattere?

“Domenica nera” ha detto Marco Chiesa. Lo stesso aveva detto (in francese) Delamuraz 28 anni fa. Spiace che il neopresidente debba incominciare il suo mandato in una giornata così grigia. Non scoraggiarti Marco, so che non lo farai. La politica è intessuta soprattutto di delusioni. Te lo dice uno che non l’ha mai praticata!