“A che punto siamo arrivati, e cosa ci attende proseguendo lungo questa strada costellata di infamie? Fino a quando tollereremo questa rozzezza? Con quali conseguenze per la libertà politica delle donne e quindi per la libertà politica tout court?”

* * *

In un lungo e accorato articolo apparso oggi sul Corriere la deputata PLR (da ieri candidata alla presidenza) Natalia Ferrara se la prende con il presidente PPD Dadò per i suoi modi aggressivi e offensivi, laddove il clou è stato da lui raggiunto con la pubblicazione della famosa foto del “giubilo femminile”.

Noi, che non siamo sostenitori (in senso politico) dell’on. Ferrara, riconosciamo che qualche ragione ce l’ha. In effetti talvolta il comportamento di Fiorenzo Dadò – personalità passionale, sanguigna e irruente – meriterebbe (da un ipotetico arbitro) un cartellino giallo. Però anche Natalia dovrà trovare la forza di andare al di là del puro lamento vittimistico.

C’è naturalmente il problema del diluvio di improperi sui social. È un problema reale e di difficile soluzione. È un fatto che il popolo del web (diciamo pure: una sua parte) si scatena e dà sfogo ai suoi peggiori istinti. Perché lo fa? Per liberarsi. La moglie ti fa le corna, il padrone di casa ti ha aumentato l’affitto, tuo figlio liceale ha preso 3 in matematica? Sotto!

Un caro amico una volta mi ha dato il seguente consiglio (che non seguo). “Quando ti senti scoppiare, prendi un foglio e scrivici sopra le cose più tremende. Poi, invece di pubblicarlo, brucialo”.

Quanto al merito della faccenda io darei più ragione a Dadò che a Ferrara. Soprattutto per questo motivo: la CPI era la migliore e più reale chance per il funzionario Pau Lessi di dimostrare la correttezza del suo operato. L’avrebbe saputo fare? Non è certo ma è del tutto possibile.

Quanto al PS – che se ne esce sì ma non bene – permane l’impressione di un comportamento ingannevole. Prima firmano, poi votano contro. La signora Biscossa con le sue puntigliose spiegazioni convincerà più facilmente i suoi.