Casa Marta a Bellinzona, un doppione? – di Lelia Guscio

Nel mese di novembre 2018 scrissi un articolo intitolato “Casa Marta, una storia infinita”. Potremmo scrivere la parola fine, forse, ma purtroppo credo che la storia continui a rimanere infinita.

Il progetto di Casa Marta fu presentato all’inizio del 2015 e consisteva nella creazione, in zona stabile ex-Ostini a Bellinzona, di un centro per ospitare senzatetto, anziani in stato di precarietà, mariti allontanati da casa e persone in assistenza.

In data 9 novembre 2015 (dunque quasi 5 anni orsono), il Consiglio comunale approvò il messaggio municipale (che prevedeva un contributo a fondo perso di 200’000 franchi oltre ad aiuti indiretti per 833’000 franchi e la concessione in diritto di superficie della durata di 50 anni). Malgrado il preavviso negativo della commissione della gestione, il risultato della votazione fu di 36 voti favorevoli, 13 contrari e un astenuto.

Seguì poi un ricorso da parte dei confinanti dell’edificio, respinto in seguito dal Consiglio di Stato.

A fine del 2016 il progetto poteva dunque partire, ma poi trapelò la notizia che il preventivo di spesa era lievitato da 3 a 4.4 milioni, ora 4.5 milioni a causa delle pessime (per usare un eufemismo) condizioni dell’edificio. La fondazione si ritrovò così ancora ai piedi della scala e costituì, per raccogliere ulteriori fondi, un gruppo di sostegno con personalità provenienti da vari ambiti, da quello politico a quello religioso, socio-sanitario e culturale. La raccolta fondi però non raggiunse gli scopi prefissati e fu necessario far capo al Cantone (400’000 franchi) e al Comune con la richiesta contenuta nel presente messaggio.

Il progetto iniziale aveva tuttavia subìto marcate modifiche, ragione per la quale la commissione della gestione, informata della situazione, chiese al Municipio un nuovo messaggio.

Il gruppo che rappresento è assolutamente a favore dei bisogni sociali, in particolar modo in questo periodo di crisi sanitaria ed economica. Come altre due strutture nel Cantone, anche Bellinzona dovrebbe poter disporre di un centro di prima accoglienza, considerati i casi di persone bisognose in aumento.

Tuttavia, ci siamo di nuovo opposti al progetto per gli stessi motivi che portarono alla nostra bocciatura del primo messaggio municipale. Nella fattispecie, l’impegno finanziario appare sproporzionato rispetto all’investimento complessivo, e forse lo sarà ancora considerata la valutazione approssimativa (per fortuna fatta da esperti del campo); i lavori di ristrutturazione, ancora legati ad incertezze dovute ad imprevisti visto lo stato dell’edificio; la sotto-dotazione delle camere (una ventina a fronte di 200 domande annue).

Mi preme sottolineare che, malgrado la licenza di costruzione fu rinnovata nell’aprile 2019, le modifiche intercorse non sembrano affatto minime, come sostiene la fondazione. Alzare il tetto di 50 centimetri come previsto nel progetto iniziale, poi stralciato nel nuovo progetto, non è sicuramente un dettaglio.

I lavori dovrebbero iniziare quando l’intero capitale sarà garantito, e questo è più che corretto; ma attribuire la motivazione del tempo perso a causa del ricorso e del Covid19 invece che ad una valutazione scellerata nel primo preventivo mi sembra paragonabile ad una arrampicata sui vetri.

Un’ubicazione alternativa, a differenza di ciò che ci è stato comunicato, poteva essere individuata. Forse non sarebbe stata in centro a Bellinzona, certo, ma considerata la capillarità del trasporto pubblico, con corse aggiuntive in tutti i quartieri cittadini, la giustificazione del Municipio non regge. Almeno un tentativo di interpellare gli altri 12 quartieri doveva essere fatto.

L’abbattimento dell’edificio seguito da una ricostruzione ex-novo sarebbe, verosimilmente, stata la soluzione migliore ma ciò non è possibile visto che trattasi di un bene culturale protetto.

Durante un’audizione, c’è stato chi ha affermato: “La Città non darà un centesimo in più.” Con tutto il rispetto per chi ha fatto questa sorta di promessa, mi sembra di aver sentito le stesse parole cinque anni fa durante il dibattito in Consiglio comunale, e ci ritroviamo ancora allo stesso punto.

A larga maggioranza, i Consiglieri comunali hanno di nuovo avvallato questa ulteriore cifra, malgrado i difficili tempi che stiamo passando finanziariamente. Ma, guarda un po’ i casi della vita: è di settimana scorsa la notizia che il Consiglio di Stato ha licenziato il messaggio relativo alla concessione di un credito di 11 milioni per realizzare il nuovo Centro polivalente a Camorino che sostituirà l’attuale bunker. Centro che, su 3 piani e 180 posti letto, ospiterà richiedenti l’asilo e pure persone bisognose a causa di eventi eccezionali. Un doppione con Casa Marta? Certo, con la sottile differenza che la struttura verrà gestita dal Cantone sotto tutti gli aspetti e non da una fondazione che sta annaspando per ottenere i necessari fondi.

Il Consiglio comunale di Bellinzona, pur di mostrarsi corretto politicamente, ha per l’ennesima volta fatto ricorso ai soldi del contribuente e, come gruppo Lega/UDC, non possiamo che stigmatizzare questo atteggiamento acritico.

Lelia Guscio, consigliera comunale Bellinzona, capogruppo Lega/UDC