Si parla troppo poco dell’Asia! – di Vittorio Volpi

PERCHÈ NON PRENDERE ESEMPIO DA CHI È PIÙ BRAVO DI NOI? (titolo originale)

Molti di noi vivono nell’affluente Europa, senza volerlo, tendiamo ad essere eurocentrici, cioè a ritenere che il nostro modello sia quello che conta “ed il resto è noia…”, ma il mondo non si ferma alle “colonne d’Ercole e gli Urali”. È anche, per non dire soprattutto, Americhe e sempre di più Asia.

Come scrive Niall Ferguson nel suo “Il grande declino”, la mela dell’economia mondiale si spacca a metà, ora a nord del Kazakistan: e visto come si sviluppano le economie asiatiche, a partire dal gigante cinese già in crescita dopo la pandemia, è matematico che i 2/3 dell’economia mondiale saranno là, in Estremo Oriente, fra non molto.

Asia, Cambogia, Angkor Vat il famosissimo tempio – Immagine Pixabay

Visibile è il vibrante dinamismo della Cina, prima economia mondiale, e poi Giappone, Taiwan, Sud Est Asia, India. Eppure noi in Europa continuiamo a pensare ed agire come se il mondo fosse solo qui. Sentiamo le notizie dei media, si parla di Francia, Italia, Germania, Inghilterra, talvolta della Svizzera, ma pochissimo dell’Asia.

Leggendo Bloomberg-Japan Times questa mattina spicca un articolo che tutti dovremmo leggere perché ci riguarda molto da vicino e non solo noi, poveri paria, ma anche la nostra classe dirigente politica in testa.

Il titolo dell’articolo è: “Record di 200 giorni senza nessun caso di Corona Virus: Taiwan invidia del mondo”. L’articolo ben documentato ci dice che il paese ha avuto 550 casi di contagio e solo 7 decessi. Molti diranno, ma Taiwan è un piccolo paese, isole nel Pacifico, cinesi diligenti, attrezzati dopo le precedenti esperienze dell’influenza suina, la Sars, etc.

Tutto vero, ma quello che non approfondiamo è che Taiwan è un’economia dinamica (22/23mo posto al mondo) su un territorio limitato: 36mila km quadrati e soprattutto con una popolazione quasi 3 volte quella della Svizzera: 24 milioni di abitanti.

Come è stato possibile questo “quasi” miracolo, perlomeno rispetto a noi?

In primis, verso la fine di dicembre hanno avuto notizie di un’epidemia a Wuhan che non si capiva. Il 31 dicembre, mentre noi europei ignari mangiavamo il panettone, hanno deciso di bloccare i voli da e per Wuhan ed iniziato il contact tracing, ovvero il tracciamento di chiunque fosse arrivato da quella località cinese ed i relativi contatti più prossimi.

Naturalmente sospensione dei voli, limiti nel viaggiare ed uso accurato della tecnologia per controllare che chi fosse in quarantena ci restasse, pena: severe multe. Uso assoluto delle mascherine, distanziamento.

A proposito di mascherine, in 4 mesi la produzione che si limitava a 2milioni di pezzi è cresciuta a 20 milioni di unità al giorno, cioè l’autosufficienza.

La maggior preoccupazione del momento oltre alla paura per i contagi, è di non importarne dall’estero dopo aver debellato la pandemia. Per questo hanno elevato il contact tracing ad un livello di primo della classe. Il contatto rintracciato, anche se non tecnicamente infettato e a prescindere dal risultato del tampone, magari anche negativo, deve comunque fare la quarantena di 14 giorni.

È un sacrificio che il governo giustifica così: “abbiamo sacrificato 14 giorni di 340 mila cittadini in cambio di una vita normale per 24 milioni di persone” e i risultati nell’economia si vedono.

Per il 2020 si prevede una crescita economica dell’1.56%, non male, soprattutto se paragonato ai nostri disastri europei..Da rilevare che il livello di eccellenza è stato raggiunto senza i metodi cinesi.

Qualcuno suggeriva nel secolo scorso: “look East”, guarda ad Est…

L’ora ci sembra giunta…

Vittorio Volpi