La mia opinione sul “caso Ostinelli”, che sta facendo rumore, è semplice. Io non dico Denti ha ragione, no Ostinelli ha ragione, Merlani ha ragione, Garzoni (un mio apprezzatissimo ex alunno) ha ragione. Niente di tutto ciò.

Io dico: il dottor Ostinelli ha diritto di esprimersi liberamente. Anche se il suo pensiero non coincide con la dottrina ufficiale. Gli ho dunque proposto un’intervista, che lui ha cortesemente accettato.

Ciò che leggete qui non è la parola di Dio ma la libera opinione di un medico, che ha fatto i suoi studi e le sue riflessioni, e ha i suoi metodi di cura. Può essere anche contestato e, se qualcuno vuole farlo, la pagina di Ticinolive è disponibile.

Un’intervista di Francesco De Maria.

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Francesco De Maria  Qual è oggi la sua visione generale della pandemia, dal suo inizio?

dr. Roberto Ostinelli  Dobbiamo distinguere due fasi. La prima, da marzo a maggio. Bisogna comprendere che cos’era la pandemia. All’inizio i numeri erano molto bassi, 25/26000 morti dal 1° gennaio, in linea con le statistiche per il periodo sino al 31 maggio. Avremmo però dovuto elaborare una strategia per la “seconda ondata”, c’era il tempo per farlo. Si poteva prevedere una seconda “psico-pandemia” nel mese di ottobre, che puntualmente è arrivata, ci siamo dentro in pieno, voilà. I numeri crescono ma ci sono varie problematiche che si sarebbero dovute approcciare in modo nettamente diverso.

Può essere definita un unicum a partire dalla terribile Spagnola del 1918 (nella quale morì, a Londra, mio nonno Giosuè De Maria)?

La Spagnola fu una vera pandemia con 40/50 milioni di morti. I numeri del Covid19 sono i numeri di un’epidemia influenzale; è una pandemia solo perché l’OMS ne ha cambiato la definizione, togliendo il fattore di proporzionalità, che era fissato al 25% della popolazione. Non credo proprio che sia un unicum.

In campo medico c’è una dottrina maggioritaria (mondiale) nella strategia di lotta al Covid19 ? Se sì, la descriva nelle sue caratteristiche essenziali.

Sì, esiste una dottrina a livello mondiale impartita dall’OMS e dai leader medici che ne fanno parte. Ma hanno alterato la comunicazione. Negli ultimi dieci anni sono stati elaborati piani pandemici incoerenti che hanno condizionato la popolazione e sono risultati più deleteri di quanto non fosse grave il virus.

Che cosa afferma invece un medico che si “ribella” a questa dottrina?

Io non sono ribelle, piuttosto mi definirei critico. Accetto il distanziamento sociale, e a certe condizioni le mascherine, anche se su questo punto si potrebbe discutere. Manca però una grande parte essenziale: la prevenzione. Bisognava provvedere non solo alle misure di protezione e al distanziamento sociale, ma al rafforzamento del sistema immunitario, che si può ottenere mediante la somministrazione di vitamina D. Questo è scientificamente provato e ha l’effetto di sottrarre le persone fragili e anziane a decorsi gravi. Importante è anche favorire la tranquillità psicologica delle persone, poiché si sa che l’ansia, la paura, lo stress favoriscono lo scompenso del sistema immunitario, che diventa più fragile.

A suo parere tale dottrina maggioritaria presenta dei punti deboli? Delle vere e proprie falsità? Quali precisamente?

Indubbiamente. Senza entrare in aspetti “cospirazionistici” una debolezza consiste nel fatto che si guarda solo al virus. Si è detto che fosse incurabile. Non è vero. È stato compreso tutto a livello scientifico e ci sono cure per tutti i livelli della malattia. Se la medicina è incappata all’inizio in errori, da settembre questi non sono più consentiti. Grazie alle nuove conoscenze scientifiche oggi virus è meno virulento ed è più facilmente curabile.

La comunicazione al tempo del Covid. Secondo lei l’informazione è libera? In caso contrario, è manipolata? Da chi?

Questo è un grosso problema anche e soprattutto al tempo del Covid. Purtroppo l’informazione non è libera. Assistiamo a un condizionamento molto forte mediante un pensiero unico totalitario che agisce non solo a livello mediatico ma anche scientifico. A livello mediatico è stata introdotta la censura attraverso il cosiddetto “fact checking”, e questo non posso comprenderlo perché la censura a livello medico è inammissibile. Può accadere che due ricercatori scientifici giungano a conclusioni diverse ma nessuno va a dire che uno studio debba essere cancellato, a meno che esso non presenti chiari errori metodologici o, addirittura, frodi. Nell’emergenza Covid abbiamo assistito a una censura potente a livello di social network e, più in generale, dei media. Ci sono dei media che hanno inviato costantemente solo messaggi terroristici e questo è grave, perché lede l’integrità psico-fisica delle persone e ha ucciso veramente tanta gente, attraverso il terrore. La situazione è stata amplificata, ma i numeri non danno nessuna emergenza e non danno diritto allo Stato di imporre leggi così ferree, che influenzano pesantemente le attività economiche e sociali; questo è inammissibile.

In una situazione di grave emergenza si può o si deve rinunciare, almeno in parte, alla libertà di espressione?

In una grave emergenza si può anche rinunciare a un’espressione libera, anche se bisogna fare attenzione. Ma questo Covid non è un’emergenza, i numeri non attestano un’emergenza e lo Stato non è autorizzato a vietare la libera espressione.

Le conseguenze sono pesanti perché hanno ucciso veramente tanta gente, attraverso il terrore. La situazione del Covid non è così grave da imporre regole così ferree, che influenzano pesantemente le condizioni economiche e sociali: questo è inammissibile. Vi è una libera espressione, sancita dai diritti umani, che può essere limitata solo se sussiste un pericolo molto grave, di miseria, di morte, per la società.

Prendiamo la Svizzera, che è il nostro Paese. Come avrebbe dovuto agire il Consiglio federale? E come dovrebbe continuare, adesso?

Il Consiglio federale nella prima parte – marzo, aprile, maggio – in sostanza si è comportato nel modo giusto. Anche se il lockdown, a mio avviso, non era il modello migliore. Sarebbe stato preferibile il modello svedese e noi oggi ne abbiamo le prove.

C’era una chiara conoscenza del virus ma per tutta l’estate hanno continuato a dare i numeri e a terrorizzare la popolazione dicendo che sarebbe arrivata una nuova ondata. Questa puntualmente è arrivata, con i primi freddi e le bronchiti e polmoniti. Ma qui vedo una grave colpa della politica. Il Consiglio federale avrebbe dovuto elaborare nuove strategie, per informare la gente, prevenire la malattia e rassicurare la popolazione.

Siamo, direi, nella piena escalation della seconda ondata. Sento alla radio in questo stesso istante: “tra 10 giorni i reparti di cure intense saranno al completo”. Questo riguarda i casi più gravi! Se la previsione è attendibile, come si fa a minimizzare?

I media danno in continuazione notizie del tipo: le cure intense tra una settimana sono piene. Passa una settimana e non lo sono ma tra un’altra settimana lo saranno, e avanti così ma in realtà non siamo oltre la capacità di gestione. Bisogna tener presente che anche in una situazione normale le cure intense spesso sono al limite delle capacità, non abbiamo posti in esubero. Se ne mancano è perché la politica sanitaria non ha saputo organizzarsi. Ma in primavera le capacità sotto la spinta dell’emergenza sono state ampliate e la stessa cosa si saprebbe fare adesso, se fosse necessario. La preoccupazione principale sembra essere quella relativa alla capacità delle cure acute e intense, ma bisognerebbe pensare di più alla prevenzione, fornendo una comunicazione rassicurante attraverso i medici di famiglia, che sappia sostenere le persone più fragili. Lì credo che abbiamo veramente mancato.

Noi siamo ticinesi e dipendiamo dal nostro Consiglio di Stato – in primis con De Rosa (salute) e Vitta (economia), dal Medico cantonale e dal Comandante della polizia. Il governo ha agito bene, con misura, saggezza e tempestività? In che cosa dev’essere lodato? In che cosa può essere criticato?

Per quanto riguarda la politica sanitaria ospedaliera il governo dev’essere lodato. Sono riusciti a gestire i numeri di afflusso, i malati gravi, le cure intensive: questo in marzo, aprile e maggio. Sono però altamente critico riguardo al modo in cui il virus è stato gestito a partire dal mese di settembre. Era il momento di cambiare politica. Mi sarei aspettato, visto che il virus era ben conosciuto, che il medico cantonale e il Consiglio di Stato creassero una politica d’informazione nettamente diversa, rassicurando le persone al fine di contenere l’ansia generata nei mesi di marzo, aprile, maggio.   Qui si è veramente mancato.

È una domanda da un miliardo di dollari ma gliela devo fare. Qual è la “formula Ostinelli” per sconfiggere il Mostro?

(sorride) La formula Ostinelli consiste nel riuscire a tranquillizzare una popolazione che purtroppo oggi forse non è più tranquillizzabile poiché i media hanno creato un nuovo terrore. La situazione poteva essere gestita in modo diverso, come ho spiegato sul mio canale YouTube, nel senso soprattutto di prevenire, aiutando le persone fragili, valutandone il tasso di vitamina D nel sangue. Abbiamo osservato che le persone con i decorsi più gravi avevano un tasso di vitamina D basso. Il 50% della popolazione svizzera durante l’inverno ha un tasso di vitamina D basso perché non può essere convertita nella pelle dai raggi ultravioletti del sole. Quindi abbiamo un naturale abbassamento. Durante la scorsa estate il tasso di vitamina D è salito e il virus è scomparso. Ci, sono decine di studi che lo dimostrano. Bisognava a partire dal mese di ottobre informare le persone e spingerle ad aumentare il loro tasso di vitamina D. È un intervento poco costoso ma molto efficace. Se poi una persona si ammala di un’influenza, con sintomi di raffreddore e tosse, non è necessario fare un tampone. Alla maggior parte delle persone bisognerebbe impedire di fare un tampone, è un grave errore perché si crea fobia. Un problema serio è dato dai “falsi positivi” che possono essere forniti da test troppo sensibili. Ci sono degli studi che dimostrano che se l’amplificazione mediante PCR supera i 35 cicli un eventuale valore positivo non è significativo. Un recente articolo della Weltwoche parla di 36-40 cicli nella prassi normale dei laboratori. Questo può creare gravi problemi perché un paziente “falso positivo” viene curato sotto l’etichetta Covid mentre avrebbe bisogno di tutt’altro.

Lei ha la vocazione del kamikaze? Ha pensato, prima, ai possibili effetti delle sue prese di posizione? Non crede che l’autorità politica e l’autorità medica possano vederla come un fattore di disturbo e disorientamento?

No, non sono un kamikaze. Sono un medico esasperato dagli atteggiamenti della politica sanitaria. Non tollero questi atteggiamenti, soprattutto dal mese di settembre, perché è sbagliato e avrà serie conseguenze per tante persone. Risultati scientifici dimostrano che si poteva curare e prevenire in modo diverso, e non si può tacere questo. Io curo le persone, guarisco le persone, i miei pazienti sono guariti grazie alle mie terapie e alle mie rassicurazioni, e non vedo perché anche gli altri medici di famiglia non possano fare lo stesso, adeguatamente sostenuti da una politica sanitaria corretta.

Ticinonews con Filippo Suessli le ha giocato un brutto tiro? È riuscito ad incastrarla?

Ticinonews ha fatto un articolo provocatorio, diffamatorio, non solo al limite di una denuncia civile, ma anche penale. Purtroppo hanno fatto una magra figura, hanno riportato cose false e quindi mi hanno dato l’opportunità di contattare i media per raccontare quello che è il giusto. In un certo senso mi hanno reso un servizio perché mi hanno dato la possibilità di raggiungere più persone.

Se un amico le dicesse: fai bene ad avere le tue idee. Ma la presente situazione è così grave che devi porti volontariamente un freno, e tacere. Può stare?

No, non credo che tacerei. Mi sento in dovere e in diritto di esprimere la mia opinione, anche perché corroborata da studi scientifici, che ho già pubblicato sulla mia pagina YouTube. È importante che il popolo ticinese prenda un modo diverso per riuscire ad affrontare questo inverno, che altrimenti potrebbe essere molto lungo e pesante, anche a livello psicologico e socioeconomico.

Per finire, mandi il suo breve messaggio al medico cantonale. E al consiglio di Stato.

Beh, il messaggio non è breve. Lo sto preparando e nei prossimi giorni invierò al consiglio di Stato una lettera nella quale espongo la mia visione, chiedo di rispondere alle mie domande e consiglio di cambiare la strategia per aiutare le persone a superare questo inverno e tutto quello che sarà un dissesto socioeconomico e purtroppo anche psicologico.

Non è ammissibile continuare la politica sanitaria in questa direzione e spero che ci possa essere anche un dibattito in televisione, che io ho chiesto, con i medici che anonimamente mi hanno accusato e anche con i medici che appaiono regolarmente in televisione. Io sono molto favorevole a un confronto mediatico, che è stato aperto da Ticinonews. Ma nessuno si è fatto vivo, e questo è anche un po’ strano. Ci sono colleghi che vedono in malo modo le mie prese di posizione: penso che non avrebbero difficoltà a discutere con me.

Esclusiva di Ticinolive