Nell’infuriare della pandemia la mascherina può essere amata, odiata, messa in discussione, e anche… superata. Come? Ce lo rivela l’ingegner Rivo Cortonesi, che – una volta concepita l’idea – dopo mesi d’intenso lavoro ha progettato uno strumento molto interessante. Si andrà oltre, sino alla produzione in serie e alla distribuzione? Noi lo speriamo.

Un’intervista di Francesco De Maria.

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Francesco De Maria  Lei è un inventore?

Rivo Cortonesi  Ammetto che in qualche occasione mi è capitato di fare cose nuove, mosso più dal desiderio di cimentarmi in cose completamente diverse, che da quello di cercare di migliorare quelle esistenti. Anche nel caso del caschetto anti virus a lama d’aria ho cercato di fare qualcosa di nuovo e di concettualmente diverso piuttosto che cercare di migliorare le attuali mascherine. Credo a tal punto in questo nuovo dispositivo di protezione individuale da tutti i virus che si trasmettono per via aerea che ne ho depositato la domanda di brevetto industriale. Al vantaggio della novità è però associato lo svantaggio di non poter confrontarla con norme di validazione esistenti. È una novità “troppo nuova” e mancano le norme internazionali per certificarla, come accade invece per le mascherine.

Perché la mascherina (onnipresente, imperversante) non è una buona soluzione?

Ogni prodotto è una buona soluzione finché lo stato della tecnica non ne consenta di superarne i limiti. Il limite maggiore delle mascherine è quello di “dover dipendere dai comportamenti altrui per difendere la propria salute”. Le mascherine infatti, nel caso migliore, più teorico che pratico, di perfetta ermeticità sul volto di chi le indossa, limitano la loro azione protettiva alla sola zona coperta, quella del naso e della bocca, mentre altre parti della  testa con le quali le dita vengono frequentemente in contatto, come i capelli, la fronte, gli orecchi e gli occhi, non vengono assolutamente protetti. Nel caso del COVID-19 poi, la trasmissione del virus avviene purtroppo anche attraverso gli occhi. Perché il sistema di protezione basato sulle mascherine funzioni occorre dunque che le indossino tutti, sempre e correttamente in modo da limitare il più possibile l’emissione di virus verso l’esterno. Il verificarsi contemporaneo di queste condizioni è però problematico perché ci sono individui che mostrano intolleranze sia di tipo respiratorio che psichico verso la mascherina, e la tolgono e la mettono in modo a dir poco “fantasioso”, e anche perché ci sono oggettive difficoltà nel tenerla in faccia quando si appannano gli occhiali, quando si starnutisce, si suda, si ha il respiro un po’ affannato, si beve o si mangia (e questo è il principale motivo per il quale bar e ristoranti subiscono i provvedimenti più restrittivi ed economicamente più devastanti).

Lei ha inventato il Caschetto anti-virus. Qual è il principio su cui si basa? Perché è denominato “a lama d’aria”?

Il principio è quello di consentire a ciascuno una protezione efficace dai virus “senza dover dipendere dai comportamenti altrui per difendere la propria salute”. A differenza delle mascherine, la cui azione protettiva delle vie respiratorie avviene “passivamente”, un po’ come quando ci rinchiudiamo in un bunker per limitare i danni di un bombardamento aereo, il caschetto esercita infatti la sua protezione totale sull’intera testa e la parte superiore del tronco attraverso una difesa “attiva”, che avviene all’aria aperta, “sparando”, si fa per dire, direttamente contro i bombardieri nemici. Questa funzione di “contraerea” è svolta da una lama d’aria tronco-conica originata da un piccolo ventilatore posizionato nella parte superiore del caschetto. La lama d’aria scende dall’alto verso il basso proteggendo, a velocità via via decrescente, la testa e la parte superiore del tronco fino al pavimento. Per questo il caschetto è denominato “a lama d’aria”. Essa è in grado di intercettare, deviandole verso il basso, sia goccioline di una certa consistenza che goccioline finissime quali quelle tipiche dell’aerosol, che come noto si propagano nell’aria ben oltre la cosiddetta “distanza sociale”.  Il caschetto non richiede, per la sicurezza di chi lo indossa, che anche altri siano obbligati ad indossarlo, come invece accade per le mascherine. È quindi un caschetto, per così dire “democratico”.  Non solo, è anche rispettoso di chi non lo indossa o di chi, qualunque ne sia il motivo, evita di proteggersi con altri mezzi. Infatti l’espirato o il parlato di chi lo porta in testa non viene proiettato a distanza bensì rimane all’interno della lama d’aria e accompagnato verso il basso nel suo immediato intorno. Se tutti portassero il caschetto, continuando a espirare e parlare come nella vita normale, al ristorante, come in treno, in aereo o allo stadio, non ci sarebbe bisogno di alcuna misura restrittiva, di nessun loockdown,  salvo seguire le raccomandazioni di routine prescritte delle autorità sanitarie, come ad esempio quelle relative al lavaggio o alla disenfezione delle mani, delle suppellettili ecc.

Adesso ce lo descriva nei dettagli: design e materiali, funzionamento.

Il design non è stata la prima delle mie preoccupazioni. Al momento è un design essenziale, assimilabile più a un cappellino che a un caschetto. A richiesta può essere fornito con attacchi per un cover personalizzato che conferirà al cappellino l’aspetto di un caschetto, tipo un caschetto da cantiere, e che sarà prodotto da terzi, un po’ come accade per gli smartphones. Il caschetto è interamente in plastica, di piccolo spessore e leggerissima. Il suo funzionamento è molto semplice. Un piccolo ventilatore senza spazzole, silenziosissimo e collegabile a qualunque presa USB di un desktop computer, di un laptop, o ad un alimentatore staccato o fornito già integrato nel caschetto, spinge l’aria attraverso un’intercapedine con superficie laterale conica, ricavata nel caschetto, e la spinge verso il basso sotto forma di lama d’aria tronco-conica che avvolge, a distanza, tutto il corpo della persona che lo indossa. Goccioline potenzialmente infette provenienti di lato vengono deviate e accompagnate verso il pavimento, esattamente come quelle emesse dall’interno verso l’esterno. Goccioline potenzialmente infette provenienti dall’alto vengono aspirate dal ventilatore e “sparate” fuori, anch’esse verso il basso, attraverso la lama d’aria ad una velocità sufficiente da non potere essere in alcun modo ispirate da chi indossa il caschetto. La velocità dell’aria è infatti massima in corrispondenza della testa e, prendendo come esempio ciò che accade ad una persona che indossi il caschetto quando è seduto al ristorante, si riduce a livello del tavolo ad una leggera brezza confinata nel perimetro della lama d’aria, mentre la zona interna alla stessa è assolutamente in quiete fluidodinamica. Si può mangiare tranquillamente una minestra e utilizzare un tovagliolo di carta senza che voli via.

È un apparecchio confortevole da indossare?

Sì, abbiamo lavorato assiduamente per curare la parte ergonomica del caschetto, con particolare riguardo alle esigenze femminili. Le assicuro, non è stato facile.

Ha fatto tutto da solo? Oppure ha composto un team?

L’dea mi è venuta in mente osservando la forma di una delle mie capsule inox ricaricabili, compatibili con macchine da caffè Nespresso, e sostituendo mentalmente l’acciaio con l’aria. L’ho sviluppata da solo usando la tecnologia di stampa tridimensionale. Invece per quanto riguarda i test di valutazione dell’efficacia del caschetto sono stato aiutato e sono ancora aiutato da un team di tecnici volontari molto in gamba, entusiasti dell’idea, che si sono offerti di collaborare gratuitamente alla sperimentazione del prodotto.

Lei sarebbe in grado di produrlo nell’immediato?

Sarei in grado di produrlo industrialmente in circa 45 giorni lavorativi.

A quale prezzo unitario potrebbe essere venduto? Potrebbe essere acquistato anche da enti pubblici?

Il prezzo sarebbe decisamente “popolare”, poche decine di franchi. Sarebbe inoltre, per chi lo acquista, un prezzo “una tantum” visto che il caschetto non contiene alcuna parte usa e getta.  Indipendentemente dall’emergenza attuale il caschetto dovrebbe essere come l’arma che quasi tutti noi, qui in Svizzera, teniamo in casa. Da usare solo all’occorrenza.  Ad esempio per disporre di un mezzo di difesa efficace e immediata nel caso di future pandemie, magari ancora più letali di quella scatenata dal Covid-19, nel tempo che intercorre tra la comparsa improvvisa del virus e la disponibilità di un vaccino.
Questo per evitare futuri loockdown, micidiali per l’economia e per le relative conseguenze. Sì, certo, il caschetto potrebbe essere acquistato anche da enti pubblici. Penso in particolare per il personale sanitario, le forze di polizia, l’esercito.

C’è una cosa importante, forse addirittura essenziale, che non ha (ancora) potuto ottenere. Qual è?

Come le dicevo all’inizio di questa intervista, la novità è “troppo nuova” perché possa essere certificata con norme esistenti. Occorre inventarsi i test per valutarne l’efficacia. Cosa che, con l’aiuto del mio team di volontari, penso di avere in gran parte fatto. Il problema è ora avere il via libera dalle autorità a commercializzare questo prodotto, iniziando dalla Svizzera.

È stato (momentaneamente) sconfitto dalla burocrazia svizzera?

Consigliato da alcuni amici che mi avevano riferito essere l’EMPA totalmente impegnata nella valutazione delle caratteristiche delle mascherine il 9 giugno ho scritto al Labor Spiez per chiedere se era possibile effettuare alcuni testi del caschetto presso di loro, ma mi è stato risposto che essi potevano effettuare esperimenti di prodotti privati solo su ordine della Confederazione. Il 15 luglio ho quindi contattato via mail il Cantone per chiedere se era disponibile a presentare per mio conto a Berna una richiesta ufficiale per autorizzare il test di questo prodotto presso il Labor Spiez, ma finora non ho avuto alcuna risposta. Quindi sì, qualche problema c’è stato, anche se non userei la parola “sconfitto”. Anzi, sono fiducioso che alla fine il caschetto non possa essere ignorato.

Quali passi pensa di intraprendere ancora?

Proverò a chiedere direttamente al nuovo Presidente della Confederazione, che entrerà in carica l’anno prossimo, l’autorizzazione a vendere il caschetto in Svizzera e vedere cosa mi consiglia di fare. Se rimbalzerò tra muri di gomma sarò costretto, a malincuore, a trovare una soluzione all’estero.

Ci sono dei tecnici qualificati, dei medici o addirittura degli scienziati che hanno espresso giudizi lusinghieri sulla sua invenzione?

Ci sono, eccome! Alcuni di essi fanno anche parte del team di volontari. Ma non faccio nomi, per ovvi motivi.

Domande varie finali. Che cosa pensa dei cosiddetti Negazionisti?

Non sono un medico, ma, almeno per quello che ho letto, sono propenso a credere che il COVID-19 non sia in effetti molto letale. Non sono però assolutamente d’accordo nel negarne l’evidenza e l’impatto comunque molto forte sui sistemi sanitari, strutturati per condizioni operative “normali”.

Che cosa pensa della comunicazione (globale) del governo  A) svizzero  B) ticinese?

Tutti nel mondo, chi più chi meno, si son fatti cogliere impreparati ad affrontare questa pandemia. Le contraddizioni nella comunicazione sono frutto di questa condizione iniziale, aggravata dalla mancanza di un mezzo di protezione individuale realmente efficace, di cui abbiamo già parlato.

Stiamo entrando proprio ora nella fase dei vaccini: in Europa, in America, in Russia, eccetera – la vaccinazione diverrà dominante. Che cosa possiamo aspettarci?

Spero che serva a mettere un argine ai guasti umani ed economici prodotti da questo virus. Per i virus che verranno occorrerà disporre di mezzi di protezione individuale più performanti delle mascherine nel loro impiego “pratico”. Penso che il caschetto a lama d’aria possa dare un contributo importante in tal senso.

Per finire, quando finirà questo calvario? Il mondo “all’uscita dal tunnel” quanto sarà diverso?

Non lo so. C’è chi parla di un anno, un anno e mezzo. Come sarà dopo il mondo? Ci sono problemi fondamentali, legati al nostro modo dello stare insieme, e rimasti irrisolti sin dalla crisi del 2007. Rimarranno anche all’uscita dal tunnel, di questo sono più che sicuro, ma non so profetizzare come li risolveremo. Spero pacificamente.

Il PDF del manualetto del caschettio antivirus a lama d’aria è scaricabile al seguente link:

https://www.capssana.com/Capssana_Life_info.pdf

Esclusiva di Ticinolive