Alla Messa di Natale in San Pietro, anticipata alle 19.30, per tenere fede alle norme anti-Covid, Papa Francesco ha esortato i fedeli, circa 200, tutti con mascherine e a distanza di sicurezza, a non perdersi d’animo e ad “aiutare chi soffre.”

Celebrata in mondovisione, questa messa insolita, ha permesso a soli 200 fedeli di accedere alla basilica di San Pietro, dove Bergoglio ha presieduto la funzione all’Altare della Cattedra della Basilica.

Bergoglio ha spiegato ai fedeli di tutto il mondo il significato autentico del Natale:

“In questa notte si compie la grande profezia di Isaia: ‘Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Si sente spesso dire che la gioia più grande della vita è la nascita di un bambino. E qualcosa di straordinario, che cambia tutto, mette in moto energie impensate e fa superare fatiche, disagi e veglie insonni, perché porta una felicità indescrivibile, di fronte alla quale niente più pesa. Così è il Natale: la nascita di Gesù è la novità che ci permette ogni anno di rinascere dentro, di trovare in Lui la forza per affrontare ogni prova. Sì, perché la sua nascita è per noi: per me, per te, per ciascuno”.  ‘Un bambino è nato per noi’, ha profetato Isaia ‘Oggi è nato per noi il Salvatore’, abbiamo ripetuto al Salmo; Gesù ‘ha dato se stesso per noi’, ha proclamato San Paolo; e l’angelo nel Vangelo ha annunciato: ‘Oggi è nato per voi un Salvatore'”.

Poi, l’esortazione a guardare avanti e a sfruttare il tempo che ci rimane da vivere non per piangerci addosso ma per aiutare e consolare “i nostri fratelli” .

“Sorella, fratello, non perderti d’animo. Hai la tentazione di sentirti sbagliato? Dio ti dice: ‘No, sei mio figlio!’. Hai la sensazione di non farcela, il timore di essere inadeguato, la paura di non uscire dal tunnel della prova? Dio ti dice: ‘Coraggio, sono con te’. Non te lo dice a parole, ma facendosi figlio come te e per te, per ricordarti il punto di partenza di ogni tua rinascita: riconoscerti figlio di Dio, figlia di Dio”.

Interessante (e forse non esente da polemiche) la rilettura del Bambino come “scartato”:

“Il Figlio di Dio è nato scartato per dirci che ogni scartato è figlio di Dio. E’ venuto al mondo come viene al mondo un bimbo, debole e fragile, perché noi possiamo accogliere con tenerezza le nostre fragilità. E scoprire una cosa importante: come a Betlemme, così anche con noi Dio ama fare grandi cose attraverso le nostre povertà. Ha messo tutta la nostra salvezza nella mangiatoia di una stalla e non teme le nostre povertà: lasciamo che la sua misericordia trasformi le nostre miserie”

E poi, ancora, il simbolo della mangiatoia:

“Quella mangiatoia, povera di tutto e ricca di amore, insegna che il nutrimento della vita è lasciarci amare da Dio e amare gli altri. Gesù ci da’ l’esempio: Lui, il Verbo di Dio, è infante; non parla, ma offre la vita. Noi invece parliamo molto, ma siamo spesso analfabeti di bontà. Il “tenero pianto” di Cristo bambino ci fa capire quanto sono inutili tanti nostri capricci”.

Infine, colpisce piacevolmente la citazione della poetessa Emily Dickinson. “Da stanotte, come scrisse una poetessa, ‘la residenza di Dio è accanto alla mia. L’arredo è l’amore'”.