La censura anti-trumpiana allarma la democrazia (nonostante tutto)

Dopo che Twitter e Facebook avevano rimosso in modo permanente l’account di Trump, i 75 milioni elettori del Presidente uscente si erano ritrovati su Parler, la piattaforma che sembrava offrire l’alternativa alla censura. E, tuttavia, Amazon, Apple e Google hanno bloccato anche Parler.

La piattaforma faceva affidamento al servizio di cloud computing Amazon Web Services (Aws) per fornire la sua alternativa a Twitter e a Facebook.

Con la pretestuosa scusa di aver rinvenuto 98 post di incoraggiamento alla rivolta (intendiamoci: su Facebook gira ben di peggio), come riportato dal sito specializzato nel monitoraggio di internet Down for Everyone Or Just for Me, Parler è stata disattivata da poco dopo la mezzanotte ora statunitense: i suoi proprietari non sono riusciti a trovare nessun altro fornitore del servizio.

Parler era stato aperto nel 2018, e in breve aveva raggiunto gli 89 milioni di follower di Trump, in fuga da Twitter. Ad oggi rivendicava più di 12 milioni di utenti, di cui 8 negli Usa. tra quelli italiani c’era anche Matteo Salvini.

L’admin della piattaforma, John Matze, oggi si dice perplesso dall’oscuramento perpetratogli dai grandi colossi mondiali e ha rivelato a Fox News che “Tutti i fornitori, dai servizi di messaggi di testo, ai provider di posta elettronica, ai nostri avvocati, ci hanno abbandonato lo stesso giorno.” Per poi dichiarare: “Stiamo cercando di tornare online il più rapidamente possibile, ma abbiamo molti problemi: ogni fornitore con cui parliamo dice che non lavorerà con noi perché, se Apple e Google non approvano, non lo faranno neanche loro”.

Matze ha chiaramente denunciato l’oscuramento del suo canale e lo ha definito “un attacco coordinato da parte dei giganti della tecnologia per annientare la concorrenza sul mercato”. Ha poi commentato: “abbiamo avuto troppo successo troppo velocemente”.