Il virus mette a dura prova la Svizzera: proteste da parte di ristoratori e medici

L’operato del governo elvetico non soddisfa numerose categorie di lavoratori, come i ristoratori e i medici.

Stanchi della situazione di lockdown parziale che sta danneggiando economicamente i gestori dei bar e ristoranti, 300 esercenti, sopratutto della Svizzera tedesca, hanno scelto di protestare aprendo le loro attività, nonostante le norme in vigore. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la decisione del governo di prolungare la chiusura delle attività fino a fine febbraio. A coordinare la protesta, il gruppo anonimo nato in Germania Wir machen auf  (tradotto “noi apriamo”). L’associazione svizzera GastroSuisse ha precisato che non ha nulla a che fare con l’iniziativa e che prende le distanze da essa. Stando a un comunicato stampa di GastroSuisse, per quanto severe, le misure imposte dal governo centrale e da quelli locali devono essere rispettate. In Ticino sono state soltanto 3 le attività che hanno aderito all’iniziativa, due a Bellinzona e uno a Lugano. Molto più numerosi i locali aperti a Berna (27) e Zurigo (25). Il presidente di GastroBellinzona Luca Merlo, ha precisato: “Avevamo invitato alla calma tramite GastroTicino, io stesso avevo detto che fino a mercoledì, quando il Consiglio federale si chinerà nuovamente sulla questione, sarebbe stata inutile qualsiasi azione. Quanto a chi ha aperto nel Bellinzonese, bisogna capire se parliamo di nostri membri o meno”.

A soffrire ancora di più il settore culturale, che ha le porte sbarrate da 11 mesi e lamenta ritardi nel pagamento dei risarcimenti. Gli operatori dell’industria dello spettacolo ha inviato infatti una lettera aperta a  Guy Parmelin, Ueli Maurer e Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch in cui ricordano alla politica che ben 30’000 persone che operano nel settore culturale sono duramente colpite dalle conseguenze della pandemia.

A mostrare scontento anche i medici ticinesi, protagonisti di una manifestazione pacifica e silenziosa. Numerosi infatti i dottori che hanno cercato di far sentire la propria voce appendendo i loro camici fuori da finestre e balconi. I medici cercano così di sensibilizzare le autorità “nella speranza che si adottino finalmente i provvedimenti che si impongono per contrastare la pandemia”, ha dichiarato il presidente dell’Ordine dei medici Franco Denti. Un’azione di solidarietà e vicinanza nei confronti delle vittime del Covid-19 ma anche di denuncia di un atteggiamento del governo definito troppo attendista dal mondo scientifico. L’azione dei medici è appoggiata dal movimento per il socialismo.

Decisamente contraria all’inasprimento delle misure invece la commissione dell’economia e dei tributi del Nazionale (CET-N) che in vista dell’annuncio dei nuovi provvedimenti di domani raccomanda all’esecutivo da una parte di semplificare l’accesso agli aiuti economici alle imprese in difficoltà, dall’altra invece si dice contraria all’obbligo di telelavoro e alla chiusura dei negozi.

Si tratta di un momento difficile per l’esecutivo che deve cercare di mantenere l’equilibrio tra le difficoltà finanziarie e quelle del mondo sanitario.