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Purtroppo si rafforza in me l’opinione che questi politici italiani siano dei veri ignoranti. Non conoscono i fatti, non conoscono la storia e chi non sa quello che è stato, non è in grado di prevedere e decidere per il futuro.

Se uno facesse la fatica di dare anche solo un’occhiata a qualche giornale straniero serio si renderebbe conto di cosa si stia parlando quando si cita la Cina e la sua politica. Cominciamo con Tom Mitchell sul Financial Times (Zoom claims offer a warning for multinational in China). Tutti conosciamo Zoom uno dei canali di maggior successo che ci consentono videoconferenze in tutto il mondo. Per offrire i suoi servizi internazionali Zoom aveva una presenza anche in Cina, sospesa nel 2019.

Si sono ripresi i servizi con molte limitazioni e un accordo, sottobanco con Jin Xinjiang, il rappresentante a Pechino, motivo per il quale è anche stato licenziato da Zoom.

Ora il dipartimento della giustizia americana (Doj) lo accusa di aver “sorvegliato e depistato ” utenti Zoom su temi considerati delicati a Pechino: come le proteste ad Hong Kong, anniversario Tienanmen, etc… Insomma spionaggio e censura (more solito). L’articolo è un avviso a tutti gli operatori internazionali che operano in Cina. Fate attenzione.

Un’altra notizia interessante riguarda Hong Kong, sotto pressione per l’introduzione arbitraria da parte di Pechino di una legge sulla sicurezza nazionale, in contrasto con l’impegno con il Regno Unito del ’97 di mantenere lo status quo per 50 anni. Settimane fa mille poliziotti cinesi hanno arrestato 53 esponenti politici del fronte democratico. Probabili condanne per sedizione fino all’ergastolo per chi parla di democrazia, libertà.

La notizia è che il Fondo di Investimento Elliot, fondato da Paul Singer nel 1977, da vent’anni ad Hong Kong, ha deciso di trasferire il suo staff ed armi e bagagli a Tokyo e Londra, immaginate perché…

Interessante: Tokyo rimarrà l’unica presenza in Asia. È evidente che Elliott, proprietario della squadra di calcio dell’AcMilan, non si fida più di Hong Kong, cinesizzata anzitempo.

Ebbene mentre tutto questo succede, quell’incompetente del Premier Giuseppe Conte, inclusi tutti quelli che lo consigliano, sostiene quanto segue: “Quale autorevole membro dell’Unione Europea…abbiamo la possibilità di offrire un importante contributo ad un’utile azione di raccordo fra i principali attori internazionali.. per gli Stati Uniti, ma anche alla Cina il cui innegabile rilievo sul piano globale ed economico va associato a rapporti coerenti…

Ma Conte, oltre al “cri-cri”, legge almeno gli articoli di uno dei maggiori specialisti di Cina, Francesco Sisci (di recente “Guerra fra Cina e Usa, una vera possibilità”). Lui e il suo governo che non riescono ad imbastire un’accettabile Recovery Plan vorrebbero essere il “deus ex machina” del più importante e inquietante confronto dei nostri tempi?

L’opposizione l’ha presa sul patetico, il Covid-19 e le responsabilità cinesi. Certo, ci sono, ma non è il problema fondamentale.

Quello vero è di dimenticarsi della storia. Aveva ragione Piero Ostellino nel dirmi che la memoria storica degli italiani è una palude… Dimenticarsi di un’America che ha dato tutto per toglierci di torno il nazifascismo e grazie al Piano Marshall e tanto altro ci ha fatti uscire dalla miseria. Ho vissuto tutti gli anni della guerra e la fine. Mi ricordo come fosse adesso.

Nel paesino dove vivevo, Cuggiono, nel 46-47 c’era l’euforia dei pacchi-aiuto (ed i vaglia) provenienti dai 6 mila cuggionesi emigrati in America che hanno sempre avuto un occhio di riguardo per noi in tutti questi decenni. Erano parte di noi. Della nostra cultura. Della nostra famiglia.

E ora l’alternativa agli Usa sarebbe la Cina?

Ma per favore!

Vittorio Volpi