“I rossoverdi pensavano di avere già in tasca il secondo seggio a spese del PPD”

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“Ma è lunghissima!” ha protestato Filippo Lombardi stamani, quando mi ha mandato le sue risposte. Ha ragione, lo ammetto. Ma le mie interviste sono quasi tutte così, ampie e approfondite, perché voglio che la personalità dell’intervistato trovi il modo di esprimersi appieno. … C’è anche chi mi ha scritto: “le sue domande sono troppo difficili!”. Io dico che forse, impegnandosi al massimo, avrebbe potuto farcela.

Sono lieto che Filippo abbia accettato la mia proposta di intervista, Ticinolive ne è onorato. Che dire di lui, senza tema di essere contraddetti?  Facile. Che la sua candidatura è il vero elemento di novità di queste Comunali pandemiche dell’aprile 2021. Ha il pregio di renderle molto più interessanti!

Un’intervista di Francesco De Maria.

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Francesco De Maria  Lei arriva a Lugano a salvare la baracca? Oppure i PPD luganesi non hanno bisogno di essere salvati?

Filippo Lombardi  Non penso si tratti di “salvare la baracca del PPD”, ma di dare il massimo per rilanciare Lugano, città alla quale sono legato da un forte vincolo familiare e dove ho passato parecchio della mia vita personale, professionale e politica, indipendentemente dal domicilio. Lugano deve tornare ad essere il polo trainante del Cantone, e vorrei aiutarla a ridiventarlo, in questi tempi di malinconica depressione sociale, culturale, economica, sportiva, turistica e quant’altro.

Il 17 novembre 2019 è stata una giornataccia. Sfortuna nera o sono stati commessi degli errori?

Non credo nella sfortuna, quindi sono stati commessi errori – miei e di altri – anche se poi il risultato è arrivato sul filo del rasoio. Non so credo che serva a molto tornarci sopra. Io ho voltato pagina e penso al futuro, che è sempre più utile che piangere sul passato…

Il ricorso dell’avv. Padlina era fondato? Perché è stato respinto?

Io ho detto subito che non intendevo ricorrere, ma diversi cittadini (specie ticinesi all’estero) si sono sentiti defraudati del loro diritto di voto ed hanno incaricato l’avv. Padlina di farlo. Che il ricorso fosse ricevibile lo hanno detto tanto il TRAM quanto il Tribunale federale, che sono entrati approfonditamente in materia, anche se alla fine lo hanno respinto. Fra le motivazioni addotte mi ha colpito quella secondo cui, in buona sostanza, non è competenza del tribunale controllare l’organizzazione delle elezioni da parte del Governo. Ogni cittadino può avere la sua opinione sul funzionamento delle nostre istituzioni in questo ed in altri casi, ma da politico che le rispetta non mi è parso il caso di avviare una cagnara sull’argomento.

La sua condizione di “non eletto” le ha causato degli svantaggi? La sua influenza sociale e politica è diminuita?

La mia personale qualità di vita è migliorata, anche se poi il Covid non permette a nessuno di goderla appieno. Ho anche potuto distinguere più chiaramente – ma non era la prima volta – gli amici veri da quelli di opportunità. Credo di aver mantenuto una buona credibilità sociale, anche se ovviamente il mio influsso diretto sulla politica è diminuito. Ma la politica per fortuna non è tutto, e i cittadini lo sanno.

I due partiti “borghesi” (così li chiama l’avvocato Tettamanti) hanno perso, insieme, il seggio agli Stati. Non è un evento eclatante? Una svolta?

Certamente è un avvenimento eclatante, di cui i due partiti portano una fetta di responsabilità. Ma del senno di poi son piene le fosse, quindi l’unica cosa interessante oggi è chiedersi se sapranno far meglio in futuro.

Quando ha deciso di presentarsi a Lugano? E quando ha trasferito il domicilio?

Avevo escluso questa ipotesi un anno fa, perché troppo ravvicinata all’elezione federale di cui abbiamo parlato, e perché la lista a Lugano era ben fornita. Quest’anno la questione si è decisa in pochi giorni, quando la Sezione mi ha richiamato – al pari di altri – segnalando che sulla lista si erano liberati all’ultimo momento due posti. Ad aprile sarà trascorso un anno e mezzo dal mio (involontario) ritiro dalla scena federale, e penso che sia un tempo sufficiente per guardare ad un possibile nuovo impegno senza rimpianti né frustrazioni per il passato.

Lugano è la mia città da sempre, ha un grande valore ai miei occhi ma è anche una città in crisi. Oggi, all’inizio del 2021, qual è il punto più debole di Lugano?

Mi pare sotto gli occhi di tutti: un lento e continuo declino, economico e sociale in primo luogo, accompagnato da una perdita di entusiasmo e di fiducia in sé, e quindi da una progressiva rinuncia a battersi per delle visioni, degli obiettivi, dei progetti importanti. È come se, esaurito il ciclo delle aggregazioni, ci si sia seduti e rassegnati a questo ripiegamento su sé stessi.

Immagini di trovarsi in seduta Palazzo civico, in quella bella sala con vista sul lago (sicuramente la conosce). Ci sono i tre leghisti; poi Badaracco (ipotizzo) e un secondo liberale; poi Cristina Zanini Barzaghi (ipotizzo) e lei. Che cosa cambia in quella seduta rispetto all’oggi?

Siccome oggi non partecipo a quelle sedute, non so in quale clima si tengano. Ammettendo che si avveri lo scenario da lei descritto, immagino che due volti nuovi su sette portino fin dall’inizio una ventata d’aria fresca e magari una ridefinizione di alcuni rapporti interpersonali.

Non ho mai partecipato ad un esecutivo, ma in tutto quello che ho fatto nella mia – nella professione, nella politica, nello sport – ho sempre privilegiato la discussione aperta, poi la decisione per quanto possibile condivisa, e infine la collegialità verso l’esterno (evitare le fughe di notizie, comunicare nel modo e al momento giusto, non mettere in difficoltà i colleghi).

Il Mattino le ha dedicato un articolo che ho definito strafottente, e i rossoverdi manifestano il loro disappunto sui social. È un buon segno?

Fa parte del gioco politico. In particolare il disappunto rossoverde è comprensibile perché ritenevano di avere già in tasca il secondo seggio a spese del PPD. Ora la battaglia sarà forse più difficile, anche se resta molto aperta. In controtendenza mi ha fatto piacere l’opinione di un uomo di cultura orientato a sinistra come Alessio Petralli sul Corriere del Ticino, che ha trovato ottime ragioni per un rientro in politica mio e di Fulvio Pelli al servizio di Lugano.

Che cosa pensa delle chance PLR nella gara per il Municipio?

Il PLR resta una forza determinante a Lugano. Non corre rischi ma i numeri non sembrano al momento ancora sufficienti per il recupero di un terzo seggio. La priorità per tutti non credo debba però essere il numero di poltrone, bensì la capacità di ridare slancio alla città, abbassando una certa litigiosità partitica e collaborando tutti insieme sulle priorità che interessano cittadini e aziende, commercianti e ristoratori, albergatori e operatori turistici, culturali e sportivi.

Con quale probabilità – da 0% a 100% – la configurazione partitica dell’Esecutivo 3/2/1/1 – resterà immutata?

Se dipendesse da me, al 100%.

La crisi dei commerci sembra molto seria, la via Nassa (e non solo) è in crisi. Sparita la gallina dalle uova d’oro Lugano si avvia verso la decadenza? Come sostituire ciò ch’è andato perso?

Ho già detto che il lento declino di Lugano mi preoccupa, anche per l’intero Ticino di cui deve restare il polo trainante. E non penso solo ai commerci di via Nassa, anche se sono un forte campanello d’allarme. Credo che il Municipio debba avere una visione coesa per il rilancio della città, e soprattutto una forte volontà di lavorare sul terreno fianco a fianco alle professioni più colpite. È chiaro che la piazza bancaria non tornerà più allo splendore di un tempo e proprio per questo bisogna dare una forte spinta propulsiva a tutte le altre attività.

La città ha i suoi tre progetti faro (il LAC già operativo, il PSE ai blocchi di partenza e il Polo congressuale e fieristico ancora in fase iniziale) che devono servire a questo rilancio, ma deve anche essere capace di ascoltare e capire i problemi delle categorie in crisi, coordinando i loro sforzi e sostenendole dove possibile.

Lei conosce il progetto del PSE, il Polo sportivo e degli Eventi, che il Municipio ha recentemente presentato? Come lo giudica? E come giudica il suo piano di finanziamento, che coinvolge i privati?

Ripensando a tutte le difficoltà, i dubbi, le lungaggini e gli ostacoli oggettivi che hanno frenato per anni lo Stadio multifunzionale di Ambrì, che sto portando a conclusione proprio quest’anno, non posso che sperare che a Lugano non si frappongano più ostacoli alla realizzazione del PSE. Si può sempre dire che si sarebbe potuto fare meglio o diverso, ma a questo punto il meglio è davvero nemico del bene, perché i tempi non consentono più di ricominciare da zero. Il modello pubblico-privato non mi pare di per sé sbagliato, poi bisognerà stare molto attenti al rispetto delle condizioni convenute.

Lei ha vissuto molto da vicino la travagliata vicenda di Lugano Airport, conclusasi con la “liquidazione ordinata” di LASA. Un tentativo di rilancio è in corso. Vorrebbe partecipare, da municipale, a questa difficile operazione?

Veramente sarei felice se il Municipio in carica terminasse l’opera ancora in questa legislatura, ma mi pare di capire che sarà difficile. Se fossi eletto ovviamente parteciperei collegialmente alle decisioni su di un rilancio che mi pare sempre ancora importante.

Tre domande finali. “Alleanza del Centro” è un buon nome per il partito?

Mi sono impegnato molto nel 2019 a negoziare la nascita del “Gruppo del Centro” alle Camere federali, quale efficace strumento di lavoro parlamentare. Non ho invece avuto alcun ruolo nel successivo processo di aggregazione e ridefinizione partitica, e attendo con interesse la discussione che il PPD ticinese intende svolgere per scegliere il suo nome quale sezione cantonale, come previsto dagli statuti. Credo ad ogni modo che – più del nome – sia importante che il partito offra agli elettori un profilo nuovo e una nuova capacità di dialogare con le altre forze politiche per il bene comune del paese.

Il quadriennio di Trump è assegnato a un’indiscutibile infamia oppure si può tentare – prendendosi il tempo necessario – di valutarlo razionalmente?

Quando fu eletto Ronald Reagan era avvolto dai medesimi pregiudizi che l’establishment politicamente corretto e specialmente i media hanno riservato a Donald Trump. Mi pare che Reagan sia riuscito nella sua presidenza a sfatare questi pregiudizi, a raggiungere obiettivi importanti e a guadagnarsi nella storia un posto di tutto rispetto. Temo invece che l’irruente, egocentrico e discontinuo Donald Trump non vi sia riuscito, aggiungendovi la peggiore uscita di scena che si potesse immaginare, purtroppo per gli Stati Uniti e per chi sostiene i valori democratici nel mondo intero. Difficile dunque pensare che questo ricordo possa lasciar posto ad una valutazione “più razionale”. Ad ogni modo, se uno che ha perso per oltre sette milioni di voti ritiene di aver vinto, cosa dovrebbe fare uno che ha perso per 46 voti…?

Geo e Vicky Mantegazza voteranno per lei?

Ho molto rispetto per Geo, che ha studiato con mio padre al Poli di Zurigo. Sono poi rimasti e hanno collaborato su alcune iniziative in Ticino. Con Vicky – al di là della normale e doverosa rivalità delle rispettive squadre e dei rispettivi tifosi – credo di avere un rapporto fatto di rispetto e di amicizia. Solo un presidente può capire un altro presidente di club sportivo, con le gioie e i dolori, i sacrifici e le delusioni, i momenti esaltanti e quelli più deludenti… Il loro voto lo decideranno comunque in piena libertà, come ogni cittadino per fortuna!

Esclusiva di Ticinolive