Gli scienziati del Cern di Ginevra hanno rilevato un raro evento di decadimento del bosone di Higgs. Tale particella per la sua straordinaria essenza, fondamentale nel mondo della materia, era stata rinominata “particella di Dio” (per il suo conferire la massa alle particelle elementari).

Lo scopritore di tale bosone, che prende il suo nome, il Premio Nobel per la Fisica nel 2013 Peter Ware Higgs, ha ad oggi novant’anni e rimane il più grande insuperato fisico dell’età contemporanea.

Higgs ha in pratica scoperto un infinitesimo dell’universo, dopo una vita dedicata allo studio. Negli anni sessanta, spiegò l’origine della massa delle particelle elementari in generale e dei bosoni W e Z in particolare.

Grazie al suo “Meccanismo di Higgs” fu così ipotizata l’esistenza di una nuova particella subatomica, denominata appunto “bosone di Higgs”, nota al pubblico col soprannome di “Particella di Dio” (denominazione non gradita al fisico).

È stata proprio questa particella ad essere rilevata dal Large Hadron Collider presso il CERN di Ginevra nel 2012, e a valere al Cern il Premio Nobel per la Fisica.

Ora, questa nuova scoperta reca nuova luce sulla fisica quantistica, e sulla misteriosa materia oscura, che nell’Universo è prevalente.

Nel 2012, lo stesso esperimento effettuato era stato effettuato mediante il Large Hadron Collider (in sigla LHC): quest’ultimo “robot”, il più grande acceleratore di particelle del mondo, aveva portato il Cern a vincere il Nobel per la fisica.  

Era infatti stato rilevato il bosone, la cui esistenza, prima, non era mai stata provata. Tale verifica era sì stata effettuata come previsto dalle modalità standard della fisica di un cinquantennio fa, ma aveva rilevato un bosone di cui prima non era stato mai verificata l’esistenza.  

Secondo le teorie dei fisici, il bosone di Higgs ha una vita assai breve, decadendo in seguito assai velocemente in particelle più piccole come, ad esempio, due fotoni, la materia di cui è composta la luce.

È proprio a tale decadimento che i ricercatori hanno assistito, attraverso i rivelatori ATLAS e CMS dello stesso LHC: il bosone, che si è scomposto in un fotone e due leptoni.

I fisici hanno così potuto constatare che il bosone di Higgs decade in un fotone e in due elettroni, o, altrimenti, in un fotone e in un paio di muoni di opposta carica.