Nell’ultimo giorno del summit sul clima, a Cancun, in Messico, è arrivato David Titley, oceanografo e ammiraglio della Marina statunitense, per portare l’opinione del Dipartimento della Difesa del suo paese sul tema delle implicazioni militari del riscaldamento planetario. Un fattore tutt’altro che irrilevante.

“L’Artico si riscalda due volte più velocemente del resto del pianeta – ha spiegato Titley – Fra poco meno di 40 anni verrà aperto il passaggio a nord-ovest e lo Stretto di Bering avrà un’importanza strategica, simile a quella dello Stretto di Hormuz, dal quale oggi transita il petrolio proveniente dall’Arabia Saudita.
Gli oceani assorbono gran parte dell’anidride carbonica prodotta dalle attività umane e questo già provoca un sensibile aumento dell’acidità dei mari, con il conseguente pericolo per l’esistenza di quelle specie marine da cui milioni di persone traggono il proprio sostentamento.
Inoltre, il livello dei mari si sta alzando di 3,1 millimetri all’anno, il doppio di quanto avveniva il secolo scorso. In questo scenario riteniamo che alla fine di questo secolo il livello degli oceani potrà alzarsi fino a un metro, con serie conseguenze ed evidenti implicazioni per la sicurezza nazionale.”

“Il cambiamento climatico rappresenta un serio problema di sicurezza nazionale – assicura Amanda Dory, vice-ministro della Difesa, in videoconferenza da Washington – perché potrà aggravare le tensioni geopolitiche esistenti, aumentare le instabilità nazionali e internazionali.”